Tony Dallara: la voce che s’alzò fino al cielo - Molise Web giornale online molisano
Sabato - 17 Gennaio 2026

Tony Dallara: la voce che s’alzò fino al cielo

Nel silenzio di una sera d’inverno, la musica ha perso una delle sue voci più ardite e luminose. Tony Dallara — nato Antonio Lardera a Campobasso nel 1936, figlio del Molise e cuore di Milano — ha lasciato questa terra all’età di 89 anni. La sua scomparsa segna la fine di un capitolo irripetibile della canzone italiana, quella stagione in cui la melodia si fece ardore, passione e rivoluzione.

Dallara non fu semplicemente un cantante: fu un vento di novità, un fremito d’emozione che scosse il modo di cantare e di sentire. Con la potenza della sua voce, capace di sfiorare l’infinito, tracciò una rotta nuova nella musica leggera, facendo dello stile degli “urlatori” una bandiera per una generazione in cerca di sé stessa.

Come prima” — brano d’esordio che conquistò l’Italia — fu più di una canzone: fu promessa di futuro, manifesto di un’anima che non temeva l’intensità.
E poi “Romantica”, vincitrice del Festival di Sanremo nel 1960 insieme a Renato Rascel, divenne l’inno di un amore che sembrava poter fermare il tempo stesso.

In Molise, sua terra natia, non sempre si comprese appieno quel miracolo vocale che aveva preso il volo da Campobasso per risuonare nei teatri e nei cuori di milioni di persone. Eppure, ogni nota di Dallara, unico molisano sino ad oggi vivente a vincere il Festival di Sanremo, raccontava un desiderio di bellezza, un’urgenza di sentimento sincero — qualcosa che va oltre i confini geografici e tocca l’anima.

Quando la sua voce si spense, già qualche tempo addietro, non fu un addio: fu un altro giro di quella melodia infinita che ha accompagnato generazioni. Perché chi canta con il cuore non lascia mai del tutto questo mondo, ma si defila piano piano verso l’alto, come eco di un canto che non si spegne e da oggi tornerà a echeggiare nell’infinito. Torneranno le voglie di ascoltarlo, c’è chi si dichiarerà dispiaciuto, chi sarà orgoglioso del suo essere molisano e forse chissà, verrà idea di voler dedicare lui una statua al centro della sua città natale. Si spera che ciò non accada poiché, purtroppo, la verità è una: quella che nessuno ha sentito il vero desiderio di voler ospitare lui con la sua mostra di quadri futuristi. Come fu per Fred è stato per Tony. Il Molise dimentica e poi piange morti illustri lasciando a terra lagrime di coccodrillo.

E ora, mentre il sipario della sua vita cala su questa scena terrena, immaginiamo Tony Dallara sospeso nell’aria leggera dell’eterno, dove ogni nota diventa stella e ogni ricordo si trasforma in luce e, da lassù perdonare i molisani di averlo dimenticato.

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