RAPPORTO FAVO 2016: IL MOLISE MAGLIA NERA SULLA CONDIZIONE ASSISTENZIALE DEI MALATI ONCOLOGICI - Molise Web giornale online molisano
martedì, 21 giugno 2016
Rapporto FAVO 2016: il Molise maglia nera sulla condizione assistenziale dei malati oncologici
 di Laura D'Ambrosio
Il 12 maggio scorso, la FAVO (Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia) ha pubblicato “L’Ottavo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici” segnalando un dato davvero allarmante con riferimento alla nostra regione. Il Molise, infatti, nel 2012 ha registrato il più alto numero di domande di invalidità civile per patologie neoplastiche su scala nazionale. In sostanza, l’incidenza delle malattie tumorali è tra le più elevate, il 130% in più rispetto alla media nazionale. Precisamente le istanze totali sono 465,92 su 100mila abitanti, un’incidenza davvero significativa non solo globalmente, ma anche per ciascuno degli apparati presi in esame e in particolar modo per ciò che riguarda quello: digerente (+198%), l’emo-linfopoietico (+190%) e la mammella (+142%). 
In realtà, non si evidenziano differenze significative tra le due province sia per quanto concerne il totale delle domande per patologia tumorale e sia con riferimento ai singoli apparati: Campobasso 467,38 e Isernia, leggermente inferiore, che ne registra 462,13. 
Pertanto, dal rapporto fuoriesce l’immagine di una regione “malata” e a maggior ragione vien da chiedersi se si possa far fronte a questa “epidemia maligna” con servizi, strutture adeguate e un accesso diretto alle cure. È fin troppo noto a tutti, come la sanità molisana navighi in mare aperto senza una rotta precisa da troppo tempo ormai, alla mercè delle decisioni prese dai politicanti di turno guidati più da uno spirito imprenditoriale che dal fatto di assicurare uno dei principali diritti di ogni cittadino e garantito dalla Costituzione: la tutela della salute. 
Si ricorda che nel 2006 il Molise, insieme ad altre regioni, ha predisposto il cosiddetto piano di rientro di durata triennale che consiste nella riorganizzazione, riqualificazione e potenziamento del Sistema Sanitario Regionale attraverso un intervento economico mirato da parte del Governo. Nel 2007, tale programma è stato perfezionato e definitivamente sottoscritto insieme al relativo accordo Stato-Regioni che poi è proseguito nel successivo triennio 2010-2012. Nonostante il Molise sia ancora in vigenza del piano, le cose non sembrano affatto migliorare: chiudono i reparti e addirittura intere strutture ospedaliere, vedi il Vietri di Larino ridotto ad un mero poliambulatorio. Le conseguenze più immediate di questo stato di stagnazione sono tante e a farne le spese sono, come al solito, i cittadini che pagano le tasse e vorrebbero assicurati almeno i LEA (Livelli Essenziali di Assistenza).
Per molti pazienti, cancro è anzitutto sinonimo di radioterapia e un ulteriore dato allarmante che caratterizza il Molise è la totale assenza di posti di letto per servizi di tal genere, mentre è bassissima anche la percentuale di strutture che li assicurano che è pari a 3,18% per 1milione di abitanti. La situazione non cambia in relazione alle prestazioni chemioterapiche dove si tocca appena il 4%. Questo significa che la maggior parte dei molisani per potersi curare, e quindi sopravvivere, è costretta ad emigrare al Nord dove la percentuale di presa in carico per malattie oncologiche da parte del Servizio Sanitario Nazionale è di poco inferiore al 2 per mille rispetto alla media italiana.
È pressappoco uguale la situazione, se si analizzano i dati riguardanti le strutture deputate ad accogliere i malati terminali. In particolare, in Molise le sedazioni terminali palliative sono state erogate sono nel 3% dei casi. Tuttavia, non manca l’ascolto e il supporto alle famiglie dei malati che viene registrato nel 100% dei casi.
Una cosa è certa, il peso dell’oncologia all’interno della spesa sanitaria italiana, e quindi anche molisana, cresce anno dopo anno insieme al numero di decessi, un’emergenza questa che merita più di qualche attenta considerazione che non può e non deve passare nell’indifferenza.     
 
 

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