Intervista al sindaco di Campobasso Roberto Gravina

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Accadde Oggi 31 marzo #almanacco

Oggi 31 marzo la Chiesa festeggia Sant’Agilulfo di Colonia, vescovo

1492 – I re di Spagna Ferdinando e Isabella firmano il decreto di espulsione dai loro stati degli ebrei, dopo anni di pressioni e vista l’inutilità dell’Inquisizione
1504 – Armistizio di Lione (il regno di Napoli passa alla Spagna, il ducato di Milano va alla Francia)
1814 – Occupazione di Parigi da parte di Alessandro I di Russia per costringere Napoleone ad abdicare
1854 – L’Impero giapponese apre il porto di Shimonoseki alle navi americane.
1889 – Viene inaugurata a Parigi la Torre Eiffel
1917 – Gli Stati Uniti prendono possesso delle Isole Vergini americane dietro il pagamento di 25 milioni di dollari alla Danimarca
1921 – Inizio delle Giornate Rosse allistine
1930 – Istituzione del Codice Hays nel cinema: imporrà nei successivi quarant’anni rigide regole comportamentali nel trattamento di temi come sesso, crimine, religione e violenza
1935 – Il re Vittorio Emanuele III inaugura la città universitaria di Roma
1966 – L’Unione Sovietica lancia Luna 10, il primo velivolo spaziale ad entrare nell’orbita lunare
1970 – L’Explorer I rientra nell’atmosfera terrestre dopo dodici anni di orbita
1986 – Un Boeing 727 messicano diretto a Puerto Vallarta esplode in volo schiantandosi contro le montagne a nord-ovest di Città del Messico: centosessantasei le vittime
1991 – Termina il Patto di Varsavia
1994 – La pubblicazione Nature riferisce del ritrovamento in Etiopia del primo teschio completo di Australopithecus afarensis
1997 – Martina Hingis diventa la più giovane numero uno del tennis nella storia di questo sport, all’età di 16 anni.
2005 – Washington: Muore Terri Schiavo, dopo aver vissuto per 15 anni in coma vegetativo. Il 18 marzo il marito Michael aveva ottenuto dal Tribunale l’autorizzazione ad interrompere l’alimentazione artificiale della moglie, malgrado i genitori della donna fossero decisamente contrari. 

Giornata mondiale del backup, introdotta dal 2011 per consapevolizzare gli utenti riguardo questa importante pratica.

Nati

Johann Sebastian Bach (1685)
Leo Buscaglia (1924)
Cartesio (1596)
Isabella Ferrari (1964)
Jacopo Fo (1955)
Christopher Walken (1943)

Morti

Charlotte Bronte (1855)
Isaac Newton (1727)
Jesse Owens (1980)

Anche Hitler dovette riconoscere la sua forza e lo salutò ammirandone stile e garbati modi. 

James Cleveland Owens, detto Jesse (Oakville12 settembre 1913 – Tucson31 marzo 1980), è stato un velocista e lunghista statunitense, noto per la sua partecipazione ai Giochi olimpici di Berlino 1936, dove vinse quattro medaglie d'oro e fu la stella dei Giochi.

Originario dell'Alabama, a nove anni Owens si trasferì con la famiglia a Cleveland, nell'Ohio. Conobbe miseria e povertà e visse secondo la filosofia "arrangiarsi per vivere", come altri milioni di ragazzi neri nel periodo della Grande depressione americana. Il nome Jesse gli venne dato da un'insegnante di Cleveland che non comprendeva il suo slang con un forte accento del sud, quando il piccolo James Cleveland disse di chiamarsi J.C.

Studente delle scuole tecniche, dopo la scuola lavorò in un negozio di scarpe e, quando aveva tempo, si allenava nella corsa, sport da lui molto apprezzato. Nel 1933, ai campionati nazionali studenteschi, catturò improvvisamente l'attenzione di tutto il mondo sportivo con grandi prestazioni nella velocità e nel salto in lungo; questo gli fece ottenere l'ammissione nell'Università statale dell'Ohio, in realtà annunciata ufficialmente solo dopo che il padre ebbe ottenuto un posto di lavoro sicuro. Poté allora cominciare a dedicarsi seriamente all'atletica.

Il 25 maggio 1935, nell'arco di 45 minuti, al Big Ten meet di Ann Arbor, nel Michigan, stabilì i record mondiali di salto in lungo con la misura di 8,13 m (record destinato a durare fino al 1960), 220 iarde piane in rettilineo (20"3), 220 iarde a ostacoli in rettilineo (22"6, primo uomo a scendere sotto i 23"), ed eguagliò quello delle 100 iarde (9"4); da notare che i due record sulle 220 iarde erano validi anche per i 200 metri, sia piani che a ostacoli, per cui in realtà i record mondiali stabiliti o eguagliati da Owens in quella memorabile giornata furono sei. 

Owens vinse quattro medaglie d'oro ai Giochi olimpici di Berlino: il 3 agosto vinse i 100 m piani, il 4 agosto il salto in lungo, il 5 agosto i 200 m piani e il 9 agosto la staffetta 4×100 m. Owens, sazio di successi (e ignaro del fatto che stava per stabilire un record storico) era pronto a rinunciare alla staffetta per lasciare il posto alle riserve. Dichiarò: "Ho già vinto tre medaglie d'oro. Lasciamoli gareggiare, se lo meritano!". Ma i suoi dirigenti, che vollero mettere in campo la squadra migliore, gli ordinarono di rimanere in pista.

Dopo essere stato aggiunto alla squadra della staffetta, il 9 agosto concluse le sue fatiche olimpiche con la vittoria in quest'ultima specialità. Il suo record di quattro ori in una stessa Olimpiade (nell'atletica leggera) fu eguagliato soltanto ai Giochi olimpici di Los Angeles 1984 dal connazionale Carl Lewis, che vinse quattro ori nelle stesse gare.

Ai Giochi olimpici di Berlino è legato un controverso episodio che vide protagonisti Jesse Owens e Adolf Hitler. Nel pomeriggio di quel 4 agosto, infatti, allo stadio olimpico era presente anche Hitler. Di fronte alla vittoria nel salto in lungo di Owens contro il tedesco Luz Long (il migliore atleta tedesco, nonché amico di Owens), si disse che il Führer indispettito si sia alzato e sia uscito dallo stadio per non stringere la mano all'atleta afroamericano. Successivamente, come scrisse nella sua autobiografia The Jesse Owens Story, Owens stesso raccontò come Hitler si alzò in piedi e gli fece un cenno con la mano:

«Dopo essere sceso dal podio del vincitore, passai davanti alla tribuna d'onore per rientrare negli spogliatoi. Il Cancelliere tedesco mi fissò, si alzò e mi salutò agitando la mano. Io feci altrettanto, rispondendo al saluto. Penso che giornalisti e scrittori mostrarono cattivo gusto inventando poi un'ostilità che non ci fu affatto.»

(Jesse Owens, The Jesse Owens Story, 1970.)

Il fatto venne confermato anche da Eric Brown (1919–2016), pilota della Fleet Air Arm, che nel 2014 dichiarò in un documentario della BBC

«Sono stato testimone del saluto a Jesse Owens di Hitler, il quale si congratulò con lui per i risultati raggiunti.»

(Eric Brown, Britain's Greatest Pilot: The Extraordinary Story of Captain Winkle Brown)

Il presidente statunitense dell'epoca, Franklin Delano Roosevelt, in quel periodo impegnato nelle elezioni presidenziali del 1936 e preoccupato della reazione degli Stati del sud, cancellò un appuntamento con il pluriolimpionico alla Casa Bianca. Owens quindi si iscrisse al Partito Repubblicano, facendo campagna per il suo candidato alla presidenza per il 1936 Alf Landon. Nel 1955 il Presidente Dwight Eisenhower, repubblicano ed ex atleta, lo nominò "Ambasciatore dello Sport".

Dopo Berlino passò al professionismo, disputando anche gare ad handicap. Owens concedeva ai velocisti locali dieci o venti iarde di vantaggio, battendoli ugualmente sulla distanza delle 100 iarde. Inoltre sfidò e sconfisse dei cavalli da corsa, anche se con un trucco, che consisteva nel correre contro dei veri e propri purosangue che si sarebbero spaventati con il colpo di pistola dello starter, concedendogli un buon vantaggio. Poi passò all'insegnamento.

Nel dopoguerra cominciò un nuovo lavoro come preparatore atletico della famosa squadra di pallacanestro degli Harlem Globetrotters, scendendo anche lui sul parquet e dando dimostrazioni dello scatto dai blocchi e della tecnica di passaggio degli ostacoli.

Nel 1976 venne insignito del collare d'argento dell'Ordine Olimpico per il suo affronto al razzismo nelle Olimpiadi del 1936 e nello stesso anno venne premiato con la Medaglia presidenziale della libertà, il massimo titolo per un civile americano, dal presidente degli Stati Uniti Gerald Ford, che lo omaggiò con queste parole:

«Owens ha superato le barriere del razzismo, della segregazione e del bigottismo mostrando al mondo che un afro-americano appartiene al mondo dell'atletica. »

Per tutta la vita egli attribuì il successo della sua carriera all'incoraggiamento di Charles Riley, il suo allenatore di atletica delle scuole medie, che lo aveva preso dal cortile della ricreazione e messo nella squadra di atletica (si veda Harrison Dillard, un atleta di Cleveland ispirato da Owens).

Owens morì di cancro ai polmoni all'età di 66 anni a TucsonArizona. È sepolto nell'Oak Woods Cemetery, di Chicago.

Il 13 aprile 1980 gli è stato dedicato un asteroide scoperto: il 6758 Jesseowens. Nel 1984 una strada di Berlino che passa davanti allo Stadio Olimpico, venne ribattezzata in suo onore e il 28 marzo 1990 gli fu assegnata postuma la Medaglia d'oro del Congresso dal presidente statunitense George H. W. Bush

Nel dicembre 2013, una delle medaglie vinte da Owens ai Giochi olimpici di Berlino 1936 è stata battuta all'asta al milionario Ron Burkle per 1,4 milioni di dollari. 

Nel 1935 sposò Minnie Ruth Solomon (1915-2001), con cui rimase fino alla morte. Insieme ebbero tre figlie: Gloria (1932), Marlene (1937) e Beverly (1940).