#Backstage. Il Molise diventa provincia dell’anima: a tu per tu con “Il Grande Tu” di Gianmarco Galuppo

di Mariagrazia Staffieri

Restanza”. Probabilmente alcuni di voi non sapranno il significato di questo termine, altri lo leggeranno per la prima volta. Eppure, paradossalmente, è quanto di più vicino possa esserci alla nostra piccola realtà molisana. Letteralmente “ciò che resta”. La volontà di rimanere nella propria regione, nel proprio “luogo del cuore” per riscoprire, costruire, raccontare questa terra.

È questo che ha spinto Gianmarco Galuppo, giovane scrittore, sceneggiatore e regista molisano, a scrivere “Il Grande Tu”, un viaggio alla riscoperta di se stessi e delle meraviglie molisane, nonché emblema del suo debutto letterario.

Ma cosa racconta, esattamente, “Il Grande Tu”? In che senso e in che modo possiamo riscoprire noi stessi attraverso la nostra terra, il Molise? Queste ed altre sono le domande che noi di #Backstage abbiamo posto, per voi, all’autore Gianmarco Galuppo.

- Grazie per la disponibilità, Gianmarco. Per iniziare, vorremmo chiederle: cosa o chi è il “Grande Tu”? Con “Grande Tu” mi riferisco alla dimensione dell’Invisibile, dello spirito: si tratta del misterioso spazio che intercorre tra due persone, tra te e me. O tra noi stessi e la nostra parte più profonda, che identifico con Dio. Si tratta di racconti che cercano di seguire l’andamento spesso altalenante delle nostre vite: a volte drammatiche, a volte ironiche, a volte crudeli. È un mondo di ansie, quello tratteggiato in quest’opera, di problemi, di bisogni, di carne. È anche, però, un’occasione per cercare spiragli, boccate d’aria, folate di senso.

- Il Molise viene spesso definito la terra che “non esiste”. A parer suo, è solo un simpatico modo di dire oppure c’è un fondo di verità, e converrebbe rifletterci affinchè la regione “torni ad esistere”? In un film molto bello, intitolato “Pride”, si dice: “Se ti rivolgono un insulto, prendilo e fallo tuo”. Lo vedo come un ottimo insegnamento per noi Molisani. Ci dicono che non esistiamo? Bene, invece di arrabbiarci e combattere il pregiudizio, per me sarebbe più intelligente “cavalcarlo”, sfruttarlo a nostro vantaggio: creiamo una rete di “Itinerari dell’invisibile, dell’inesistenza”, con cui attirare i turisti inducendoli ad uscir fuori dai radar della tecnologia invasiva, dai ritmi delle grandi città, dal costante affanno a cui sono sottoposti. Facciamo riscoprire loro una vita a misura d’uomo, i nostri paesaggi mozzafiato, il piacere dell’accoglienza. Credo che tutto ciò renderebbe il Molise una meta più misteriosa e appetibile, rispetto al solito tentativo di accodarsi a modelli di promozione turistica standardizzati. Servono creatività, impegno, sinergia. Non chiacchiere.

- Dei 15 racconti contenuti nel libro ce n’è uno che, più degli altri, le appartiene e, per così dire, sente “suo”? Il racconto a cui sono più legato è quello che dà il titolo all’opera, “Il Grande Tu” appunto, che è posto in chiusura. Narra un momento molto delicato della mia vita, e scriverlo ha toccato corde profonde del mio animo. Spero che una parte di quest’emozione arrivi ai lettori.

- Come saprà, recentemente Selvaggia Lucarelli ha visitato il Molise e ne ha ovviamente dato notizia sui social, tra i complimenti da parte di chi sostiene che abbia messo in luce i luoghi più suggestivi, e le polemiche di chi grida alla “strumentalizzazione”. Ci dica la sua: ha voluto raccogliere la sfida di mostrare gli aspetti più eccentrici della realtà quotidiana, quanto pensa che i social network possano essere influenti oggigiorno per portare “alla ribalta” il nostro Molise? Penso che la cultura abbia le proprie regole e peculiarità, ed una certa fragilità che deve esser preservata e che non può esser messa al servizio di spot turistici. Al contrario, credo che troppo spesso qui in Molise giochiamo “al ribasso”: vengono finanziate iniziative provinciali che dovrebbero far da vetrina alla nostra regione, ma che poi invece risultano solo autoreferenziali e mediocri. Per quanto riguarda “il caso Selvaggia Lucarelli”, per me è un “non caso”: è venuta qui, è stata bene, ben venga! Sicuramente la visibilità che può darci è qualcosa di estemporaneo. Come dicevo, dovremmo pensare a costruire una nostra identità turistica e mediatica, anziché affidarci ad iniziative altrui.

- Recentemente è stato ospite a “Ti racconto un libro” presso il Circolo Sannitico di Campobasso, per presentare per la prima volta “Il Grande Tu”. Seguiranno altri incontri? Sì, dopo il bell’esordio con “Ti racconto un libro”, ci saranno nuovi appuntamenti. Il prossimo è previsto per domenica 20 settembre a Montagano, con “Borghi della lettura”. Poi continuerò la tournée in Basso Molise. Sono in programma anche Pescara e Roma, e forse (speriamo!) si aggiungeranno altre date.