I dati sulle Partite IVA: i consigli per chi lavora in proprio

Nel mondo del lavoro sono sempre di più le persone che decidono di mettersi in proprio e aprire dunque una partita IVA, andando a rimpolpare le fila dei lavoratori autonomi. Una tendenza che si sta manifestando in Italia più che negli altri Paesi dell’Unione Europea e che devia quindi dal più comune lavoro subordinato.

I dati sulle partite IVA in Italia

Sì, perché a giocarsi lo scettro di repubblica europea delle partite IVA ci sono proprio Italia e Grecia. Secondo i dati di Eurostat, nel 2018 in tutte le Regioni italiane più del 17,5% dei cittadini di età compresa tra i 20 e i 64 anni – circa 26 milioni di persone – risultava essere un lavoratore autonomo, un dato superiore alla media dell’Unione Europea e che vede rivaleggiare solo quello degli ellenici. La Grecia presenta infatti regioni con un tasso di lavoro autonomo anche del 31%, le più alte percentuali di tutta l’UE, ma in termini assoluti è l’Italia a farla da padrone con 4,6 milioni di partite IVA totali a fronte del milione e poco più evidenziato dai greci. Lo Stivale da solo conta il 15% di tutte le partite IVA dell’Unione Europea, superando abbondantemente Francia, Germania, Spagna e Regno Unito (che nel 2018 era ancora Paese UE). Più nello specifico, i lavoratori autonomi italiani si trovano principalmente nelle Regioni del nord, che contano 2.238.900 partite IVA a fronte delle comunque non poche 1.396.400 presenti tra Sud e isole.

I consigli per le partite IVA e per chi lavora in proprio

Gestire una situazione di lavoro autonomo può non essere semplice, ma esistono alcuni accorgimenti che chi lavora in proprio può seguire per massimizzare la propria situazione. La prima cosa da fare è puntare ad abbattere i costi e in questo senso una buona tattica può essere tenere d’occhio le proposte online: ci sono ad esempio alcuni operatori che mettono a disposizione specifiche offerte internet per partita IVA. Quando si lavora in proprio, inoltre, è bene considerare che non c’è nessuno che imponga tempi e spazi lavorativi, motivo per il quale ha senso crearsi una propria organizzazione stabilendo regole di base e creando uno spazio di lavoro funzionale alle proprie esigenze. 

Inoltre, un consiglio che qualsiasi lavoratore a partita IVA dovrebbe seguire è quello di affidarsi a professionisti per gestire quegli aspetti più difficili da seguire, come quelli fiscali, amministrativi e contabili: un buon commercialista può semplificare parecchio la vita a un lavoratore autonomo. Se invece si è ancora in dubbio sull’apertura o meno della partita IVA, va ricordato che tale obbligo va applicato su qualsiasi attività svolta in maniera abituale e continuativa, che sia quindi effettuata con regolarità e sistematicità; inoltre, l’apertura di una partita IVA non preclude la possibilità di svolgere attività di lavoro dipendente – anche se ci sono limitazioni per i dipendenti pubblici – e il reddito annuo non è assolutamente un discrimine per quanto riguarda l’obbligo, anche se resta un elemento da tenere in considerazione.