Il Molise dai paesi fantasma: cosa fare per contrastare lo spopolamento della regione?

Sono le otto di sera, è inverno e la piazza del paese è deserta: fa troppo freddo per gli abitanti del luogo, quasi tutti anziani. I giovani sono pochi, la maggior parte ha deciso di fare le valigie e chissà se, a Natale o a Ferragosto, qualcuno rientrerà per trascorrere una settimana in famiglia. In Italia, da anni, c’è un movimento costante in atto: i piccoli comuni, soprattutto montani o a vocazione agricola, si stanno svuotando. Le scuole chiudono per mancanza di bambini; il trasporto pubblico è quasi inesistente; le poste aprono a giorni alterni; le amministrazioni condividono i servizi con i comuni limitrofi.
C’è un’Italia che lotta per non sparire e, questo, il Molise lo sa bene: dal 2014 la regione ha perso circa 9mila abitanti. A partire dal 1992, il saldo naturale è negativo. Nel 2018, in nove comuni non ci sono state nascite e solo quattro centri hanno registrato più di 10mila abitanti. Le stime future offrono dati poco rassicuranti: si calcola che nel giro di 50 anni si perderanno 80mila abitanti. Dunque, cosa fare per risolvere questa emergenza? La risposta viene fornita dal convegno “Molise, Europa Mondo. Flussi Migratori e Spopolamento. Ieri, oggi, domani” che si è svolto nella sala consiliare del Comune di San Giovanni in Galdo nella mattinata di sabato 26 ottobre. Tra gli ospiti,
Fabrizio Nocera (autore del libro “I numeri del Molise: la storia regionale attraverso i censimenti ed altre fonti statistiche, 1861-2016”) che, in linea con gli altri relatori dell’evento, dopo aver sottolineato la necessità di lavorare sulle politiche occupazionali e sulle infrastrutture per evitare l’esodo dei giovani, ha evidenziato la possibilità di concentrarsi sull’accoglienza dei flussi migratori. La presenza di migranti, infatti, non solo sarebbe una soluzione per lo spopolamento ma permetterebbe anche di mantenere in vita alcuni servizi essenziali come la scuola dell’obbligo nei piccoli paesi.
Si può aggiungere, inoltre, che in Molise dei casi di buona accoglienza, in grado di favorire l’occupazione sia di migranti sia di persone del posto, già sono stati messi in atto. Esempio per eccellenza, il comune di Castel del Giudice che ha invertito la rotta dello spopolamento creando nuove opportunità di sviluppo e posti di lavoro dove l’elemento caratteristico è l’integrazione. In sostanza, un futuro vivo è ancora possibile e, così come ha spiegato il dott. Antonio Salvatore nel convegno tenutosi a San Giovanni in Galdo, per il Molise non sarebbe la prima volta di una fase di spopolamento seguita dall’arrivo di flussi migratori. In questo quadro, infine, non bisogna trascurare l’aumento dei molisani residenti all’estero e dei loro discendenti che decidono di tornare a vivere in regione. Tale fenomeno, attraverso lo sviluppo di reti e politiche ad hoc, potrebbe offrire un aiuto contro la lotta allo spopolamento.  Caso esemplare è quello dei venezuelani, spinti ad abbandonare il proprio paese a seguito della crisi umanitaria.                                                       
Ludo.Col.