#ludostorie_Speciale 20 giugno: il racconto di chi apre le porte ai rifugiati

Scappano da bombardamenti, invasioni militari, violenze, gruppi armati e altri pericoli. Resistono a viaggi lunghissimi e pericolosi, durante i quali spesso subiscono torture e abusi. Oggi sono 70 milioni le persone nel mondo costrette a lasciare i propri Paesi d'origine. Si tratta del numero più alto mai registrato nella storia moderna. Tra queste, più della metà sono minori e 25 milioni sono rifugiati. Secondo i dati dell'Alto Commissariato ONU, ad accogliere il numero più elevato di rifugiati è la Turchia. Da 2,9 milioni all'inizio del 2017 è passata a 3,7 milioni alla fine del 2018. Solo una nazione europea, invece, è tra le prime dieci che accolgono. Si tratta della Germania. I dieci Paesi col più altro numero di profughi - tra cui quattro tra i meno sviluppati: Uganda, Sudan, Etiopia e Bangladesh - hanno ospitato complessivamente oltre 13 milioni di rifugiati, cifra pari al 64% di tutti quelli sotto il mandato UNHCR. In Italia l'impatto degli sbarchi e delle richieste di asilo si sta riducendo. Al 31 dicembre del 2017 sul territorio italiano risultavano 184mila migranti mentre a fine maggio di quest'anno le presenze sono scese a 113mila. La penisola, inoltre, è agli ultimi posti in Europa per incidenza dei rifugiati sulla popolazione totale. Ci sono circa 2 rifugiati ogni 1000 cittadini italiani. Numeri che rappresentano vite, esseri umani in cerca di dignità. A ricordarlo la Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa con la Risoluzione 55/76 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, che si celebra ogni 20 giugno. Una giornata che, quest'anno più di altri, ha assunto un grande valore simbolico, donando un attimo di luce a chi spera che l'Italia del "prima gli italiani" un giorno venga sostituita dall'Italia della buona accoglienza. A fornire un esempio in tema, sono le storie che emergono dalla piattaforma Refugees Welcome. Si tratta di una piattaforma online che dal 2015 mette in contatto profughi in cerca di un tetto e famiglie disponibili ad accogliere. Sono circa 600 gli italiani che negli ultimi mesi hanno aderito al progetto. Tra questi Guido e Laura, Camilla e Paolo. Guido e Laura hanno accolto Layla, una giovane irachena, arrivata in Italia con un corridoio umanitario dal Libano. Camilla e Paolo, invece, hanno ospitato Hafsa, una ragazza somala di  18 anni. "Lo abbiamo fatto -spiegano Guido e Laura a Repubblica- per molte ragioni. In primo luogo come rifiuto di sentirci complici di scelte politiche non condivisibili, ma anche perché siamo una grande famiglia e la solidarietà per noi resta un fondamento". Un modo per dire chiaramente da che parte stare. Le regioni che hanno accolto di più sono il Lazio e la Lombardia, mentre la città più ospitale è Roma. Le famiglie “accoglienti” sono principalmente coppie con figli (30% delle convivenze), seguite da persone singole (28% dei casi), da coppie senza figli (23%) e da coppie con figli adulti fuori casa (11%). Negli ultimi mesi, inoltre, grazie al progetto Young Together, realizzato in collaborazione con il Consiglio italiano per i rifugiati, sono iniziate anche le prime convivenze fra giovanissimi. Esempio sono Giulia, Tommaso e Amira, rispettivamente 27, 28 e 25 anni. "Aprire le porte di casa? - raccontano a Repubblica- Se non lo facciamo noi giovani, chi dovrebbe farlo? Con Amira è stato un colpo di fulmine: ci siamo trovati in sintonia fin dal primo incontro. Sappiamo che ci potrebbero essere dei momenti di difficoltà, ma non ci spaventano". Dunque, un'altra Italia esiste ed è quella 'dalle case aperte'.