Il 9 giugno andrà in onda l'ultimo episodio della trilogia "Guerre Pentastellari" dal titolo "Gravina Vs D'Alessandro, gli ultimi voti"

di Cristina Salvatore 
È stata una battaglia all'ultimo sangue e, alla fine, ne sono rimasti solo due.
 Il 9 giugno, la resa dei conti: si sfideranno i partiti che al Governo nazionale, oggi, stanno palesemente insieme ma in Molise si stanno palesemente sui cocchi. Lega Nord e Movimento 5Stelle sono i finalisti dello scontro pentastellare (erano 5 i sindaci in lizza) finale che decreterà il vincitore, regalando così alla città di Campobasso un nuovo primo cittadino dopo cinque anni trascorsi insieme all'amministrazione targata Battista.
Chi sperava in un risultato netto al primo colpo, in modo da non dover riaffrontare il viaggio della speranza sul Frecciolone dal biglietto di lusso, ha avuto brutti episodi di nausea e scialorrea. Gravina o D'Alessandro? Basta che si arrivi in breve tempo ad una conclusione perché quella a cui si è assistito nelle ultime settimane è stata la campagna elettorale più sanguinaria mai registrata dal primo giorno di saldi da Zara a oggi.
E se nell'America di Mezzo le guerre tra i Cartelli messicani hanno inciso parecchio sul numero di reati nella Terra di Mezzo quelle dei cartelloni campobassani non sono state meno impattanti.
Uno stacca-attacca che ha fatto impressione pure al curriculum di Giovanni Mucciaccia. Un lavoro di sovrapposizione perpetua, un collage e decoupage di volti dalla cui unione su più livelli alla fine è uscita fuori la faccia stravolta di Gaetano il Rospo in 3D.
Per non parlare degli assalti diurni, serali e notturni sulle bacheche dei rivali in corsa per le cariche! Imboscate con l'unica missione di ferire l'avversario a colpi di screenshot raffiguranti mucchi di forasacchi nelle cunette e mattonelle divelte. 
Il più bersagliato è stato, ovviamente, il sindaco uscente, a cui è stata attribuita anche la resposabilità delle ciliegie a dieci euro al chilo.  Eppure, se non fosse stato per una larga fetta della sua ex squadra (passata - o ripassata -oggi a destra), la D'Alessandro avrebbe fatto prima a puntare tutto sul sacro cuore di Maria. È il caso di dirlo: Battista, in un modo o nell'altro, ha vinto lo stesso. Esempio emblematico: con oltre 700 preferenze, in mezzo a ben cinque liste, è lampante quanto riesca a tirare un solo pelo di Colagiovanni!
Ma trattandosi di un maggio del tutto particolare, un po' fuori dalle righe, una riflessione sulla sconfitta del PD proprio a San Martino in pensilis, roccaforte del suo uomo di punta, neo eletto segretario regionale, Vittorino Facciolla, è doverosa. Tre mesi fa tutto il paese, acari della polvere e particelle di sodio inclusi, erano scesi in campo per sostenere lui e il Partito Democratico. Alle comunali la stessa folla ha premiato, però, Di Matteo nella lista "San Martino Libera". Un nome, un destino. E come mai? Sulla base dei risultati, sono due le possibili spiegazioni:
A) i cittadini di San Martino volevano aiutare il PD, ma a casa sua.
B) i cittadini di San Martino volevano aiutare il PD a morire donandogli continuità. 
E in tutto questo marasma, qual è stato il ruolo dei Forconi?
Ancora non si sa, gli esperti non si pronunciano, dovranno passare almeno 48 ore prima di potersi sbilanciare ma voci di corridoio sostengono di aver ascoltato una telefonata tra il candidato sindaco Iannotti e l'amico Nicola: 
-"Mi notano di più se mi candido e sto in disparte o se non mi candido per niente? Mi candido. Mi candido e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate: vieni di là con noi, Orlà, dài, e io "andate, andate, vi raggiungo dopo..."