Il Molise sale di livello. In poco tempo passa da "non esiste" a "che motivo ha di esistere?"

Calimero era un pulcino piccolo e nero, ma così nero che persino la mamma pensò bene di disconoscerlo.
Oggi di Calimero nessuno parla più ma tutti lo ricordano grazie al Carosello che lo lanciò nel lontano luglio del 1963. E guarda un po' il caso, il Molise nacque proprio in quello stesso anno per il distaccamento della provincia di Campobasso dalla regione Abruzzi e Molise. Lui e Calimero: gemelli separati alla nascita, solo che Calimero, rimesso a nuovo grazie al detersivo Lanza, tornò ad essere un pulcino giallo, accolto di nuovo dalla sua famiglia, mentre il Molise iniziò la sua lenta e inesorabile trasformazione colorandosi piano piano delle molteplici sfumature di trasparenza. 
 Il Molise, oggi, fatica a farsi conoscere e rispettare. L’ultimo colpo, secondo alcune voci di corridoio, sarebbe stato inferto direttamente da mamma Rai che avrebbe deciso di non effettuare la raccolta e l' elaborazione degli exit poll (per le amministrative del 26 maggio) solo per quelle regioni con numero esiguo di abitanti, come Molise e Basilicata. E si sa, quando si toccano gli exit poll, poi scatta la guerriglia.
Il Governatore Toma, infatti, non ha gradito per nulla lo smacco e attraverso una nota stampa ha tuonato:
“Circola da qualche giorno la notizia secondo cui l’Agenzia alla quale la Rai nazionale ha commissionato la raccolta e l’elaborazione degli exit poll e delle proiezioni elettorali avrebbe deciso di non effettuare le rilevazioni nei Comuni di Campobasso e Potenza, unici due capoluoghi di regione che si troverebbero ad essere esclusi dal Servizio pubblico in occasione delle elezioni amministrative del prossimo 26 maggio. Una scelta di marketing riferibile all’esiguo numero di abitanti delle due città (...). Se così fosse, ci troveremmo di fronte ad un gravissimo caso di discriminazione operato dal Servizio pubblico e rispetto al quale non avremmo nessuna esitazione a far sentire la nostra protesta e a reclamare i nostri diritti. (...) I tributi si pagano per avere un servizio che deve essere garantito a tutti gli utenti (…) E' il diritto all’informazione che deve essere assicurato in egual misura al cittadino di Bergamo come a quello di Campobasso. A meno che i vertici Rai non abbiano deciso di applicare il regionalismo differenziato anche al Servizio pubblico".
Il discorso del Presidente, è evidente, non fa una piega: il diritto ad informare ed essere informati è sacro e universale. E quindi almeno un dubbio è stato fugato: allora in Regione sanno riconoscere le ingiustizie. Ma... c’è un “ma”. Come mai lo stesso sdegno, la stessa solerzia, la stessa enfasi usata per reclamare il diritto all'exit poll per il Molise e per i molisani non si è manifestata per la crisi che ha colpito ormai da diverso tempo tutto il settore dell’informazione nella Terra di Mezzo? Non è un diritto il pluralismo? Non è alla base della democrazia? Non hanno diritto al lavoro quelle famiglie che ancora aspettano uno stipendio per poter vivere dignitosamente? Per donare alla popolazione un' informazione libera, professionale, pulita e indipendente? A questo punto la domanda sorge spontanea: ma quanto tengono i molisani agli exit poll?
I pendolari, tantissimo. Ognuno di loro utilizza il tempo che intercorre tra un ritardo e l’altro, tra la soppressione di una corsa e l’altra, tra i disagi e le manchevolezze,  a contare i minuti che mancano per assistere ai prossimi exit poll. Qualcuno pare abbia istituito il comitato "Non si sgancia il 40% in più del prezzo del biglietto se non esce fuori l'exit poll". In fondo "i tributi si pagano per avere un servizio che deve essere garantito a tutti gli utenti (Cit.)".
In ospedale, stessa linea di pensiero. Un tizio in procinto di morire ha lasciato l'ultimo messaggio alla famiglia, tra rantoli e sospiri: "cari tutti, siate i miei occhi: vedete voi i prossimi exit poll al posto mio". Al Pronto Soccorso, i poveri medici che si fanno in quattro per colmare la carenza di personale e macchinari, adesso dovranno lavorare portandosi addosso pure il peso devastante dei mancati exit poll.
La Terra di Mezzo ormai non viene presa in considerazione da nessuno, come se avesse perso di spessore, di credibilità. Allo stato attuale ci sono più speranze di riportare in vita Sumeri, Assiri e Babilonesi che il Molise. Se in questo momento passassimo davanti alla statua di Gabriele Pepe, non potremmo non notare un preoccupante rigonfiamento di cocchi. 
Che senso ha, dunque, mantenere in piedi questa regione? Non sarebbe meglio annetterla alla Puglia? Il Moluglia. O all’Abruzzo? Il Moluzzo. O alla Campania? Il Molania.
Cosa ha fatto il Molise per meritarsi una così scarsa considerazione? E’ come se le altre regioni fossero gli energumeni capelloni che si piazzano davanti al palco per assistere allo spettacolo della loro evoluzione... e il Molise il tizio basso, dietro, che gli arriva ad altezza chiappe. E quando tutti finalmente vanno via, lui resta lì, solo, ad osservare i tecnici che smontano il palco.
Non è questa la fine che meritiamo. I molisani hanno diritto a tante cose, alla salute, al pluralismo dell' informazione, a viaggiare su mezzi degni e sicuri, al lavoro: al rispetto. 
E fino a quando in Consiglio si perderà tempo a discutere di offese personali e anatemi al posto di utilizzare ogni singolo attimo per cercare di risollevare il popolo sovrano dal declino, continueremo a rimanere invisibili, piccoli. 
Soli.