#ludostorie_Nicola Mastronardi: una vita "A cavallo nel mondo" e la vittoria del Premio Stampa Adutei 2018

Tanta sete di sapere, una buona dose di curiosità e grande capacità di mettere l’altro a proprio agio. Sono questi, da una primissima impressione, gli ingredienti che compongono la ricetta vincente di Nicola Mastronardi. Classe 1959, autore scrittore e giornalista, dopo una breve “fuga” dal Molise è tornato a vivere ad Agnone, sua città natia. Più che il mezzo per scrivere decine di parole, per Nicola la penna è stata una vera e propria compagna di vita. Racconta, infatti, che l'esperienza con il mondo delle notizie ha avuto inizio fin dalle scuole elementari.

“Dalla terza alla quinta elementare -ricorda- il mio maestro, Vittorio, organizzò dei gruppi ed ognuno di questi doveva curare un giornalino. Io ero il caporedattore del mio gruppo e su questo giornalino inserivo anche un racconto a puntate scritto da me. Poi i lavori venivano appesi in classe ed ognuno poteva leggere il giornale realizzato dagli altri gruppi. La passione per la scrittura, quindi, è una cosa che mi porto da sempre. Mio padre, poi, oltre al maestro, faceva il corrispondente per la Rai. Probabilmente ho seguito anche le sue orme”.

Si può dire, quindi, che quello di Nicola è proprio il caso di chi ha "il futuro già scritto".

“Il primo vero giornale con il quale ho collaborato, invece, è stato La Fucina, un periodico di Agnone. Avevo 17 anni. Poi, mi sono trasferito a Firenze per studiare Scienze Politiche e lì ho iniziato a collaborare con Repubblica Firenze”.

A seguire tanta strada ed anche il ritorno in Molise, dettato dalla riscoperta della propria terra, fino ai programmi Rai.

“Per dodici anni sono stato inviato della rivista cartacea Cavallo Magazine. Ho condotto dei servizi per Linea Verde Orizzonti e ho fatto il consulente di Linea Verde Sabato. Nell’estate 2017 sono stato autore e conduttore della rubrica Cammini d’Italia  per La Vita in diretta, su Rai 1. Poi è arrivato il Kilimangiaro su Rai 3 con la rubrica a Cavallo nel mondo. Non mi avevano rinnovato il contratto su Rai 1 e, così, ho presentato il mio progetto su Rai 3. Al Kilimangiaro avevano uno spazio con chi gira i luoghi in bici, sulla sedia a rotelle ma non in sella ad un cavallo e così è iniziata la mia collaborazione". Nel mezzo di tutto ciò, poi, la pubblicazione di "Vitelù. In nome della libertà" nel 2012 e "Vitelù. Il viaggio di Marzio" nel 2018, un percorso a due tappe nel mondo dei popoli dell'Appennino centrale (Sanniti, Marsi, Peligni, Piceni) che si sono uniti per costruire il loro sogno di libertà contro il dominio di Roma. Due libri che saranno seguiti da un terzo e che sono stati protagonisti di tantissime presentazioni in tutta Italia, riscuotendo grande successo. 

Dunque, una carriera ricca che, da qualche tempo, vede anche come compagni di viaggio “Le Iridi Digitali” di Agnone, incarnate da Danilo Di Nucci e Salvatore Cerimele. La coppia di fotografi, documentaristi e filmmaker che, insieme a Nicola, ha vinto il Premio Stampa Adutei  2018 per il documentario "La Cappadocia. Un viaggio a cavallo" andato in onda su Kilimangiaro lo scorso 25 novembre.  L'Associazione Delegati Ufficiali del Turismo Estero in Italia, quindi, ha ritenuto il servizio giornalistico dei tre molisani il migliori reportages turistico trasmesso nel corso del 2018. Un premio importante e che, ogni anno, vede in gara professionisti molto noti. Nelle ultime edizioni, per esempio, tra i vincitori o finalisti per la TV spiccano nomi come Licia Colò, Massimiliano Ossini e Roberto Giacobbo. 

“Non sapevamo di essere in corsa -racconta Nicola-. È un premio dato ad una squadra che fa della qualità il suo obiettivo principale".

Insomma, un trio in gamba e con un grande amore verso il proprio lavoro. Nicola, infatti, non ha dubbi: "L’ingrediente che contraddistingueva il nostro reportages da altri è il cuore che ci abbiamo messo nel farlo. Nel corso delle riprese per questo documentario, in degli attimi, ho visto Salvatore commuoversi. Questo perché lavoriamo con il cuore. Poi c’è la presenza del cavallo che, a mio avviso, crea un impatto diverso in chi vede il documentario”.

Ecco, a giovare delle parole e dei racconti di Nicola è proprio il cuore. Nicola, Danilo e Salvatore ci insegnano il valore della passione ma anche dei sacrifici. Ci insegnano che anche dal Molise si può volare ma che senza l'umiltà ed il sudore è difficile aprire le ali. "Io sono un appassionato di equitazione -racconta Nicola- ma Danilo e Salvatore prima del Kilimangiaro non sapevano andare a cavallo. Per fare la rubrica A Cavallo nel mondo hanno voluto imparare con tanta volontà e tenacia, dimostrando ancora una volta la loro professionalità".