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Feltri shock: "non è vero che odio i terroni. Quando tornerò in Molise ne prenderò due di taglia media e pelo raso"

Considerando le difficoltà in cui versa da settimane, mesi o forse anni, l’amministrazione regionale della piccola Terra di Mezzo, questa volta Moliseweb ha deciso di non girare il coltello nella piaga e parlare d’altro,  qualcosa di più leggero. Ad esempio della prima pagina di Libero -  il quotidiano di Vittorio Feltri e Pietro Senaldi - che qualche giorno fa (venerdì  11 gennaio)  titolava  "Comandano i terroni", riferendosi alle principali cariche dello Stato (Presidente della Repubblica, della Camera e Premier) di origine terronica.

 “Ai meridionali 3 cariche istituzionali su 4. Ecco perché Salvini ha tutti contro”.  

Bisogna ammettere che rientra nel modus operandi di questa testata costruire titoloni ad effetto per il solo gusto di provocare i lettori o, più banalmente, per farsi leggere. Quindi nulla di eclatante.  Da sempre l’articolo più delicato di Libero ha scatenato appena una ventina di petizioni su change.org  e qualche minaccia di morte ai redattori. Nulla di che.

E allora qualcuno ha deciso di fare le pulci a Feltri. Di scavare nel suo passato per riesumare dichiarazioni che già allora avevano il sapore di un’ infanzia evidentemente vissuta sotto la costante nordica minaccia di non dover aprire il frigo prima dell’ora di cena in una terra, il Molise, che per legge vieta solo di non fare la scarpetta.

Da Libero quotidiano, 10 luglio 2017. Il ricordo di Vittorio Feltri: "Così d'estate diventavo un terrone. Il ricordo delle mie vacanze in Molise"

Feltri, all’epoca più simpaticamente "Vittorino", rammenta il viaggio sul treno a vapore, linea Milano- Lecce, che lo condusse in Molise alla tenera età di 4 anni, quando aveva appena imparato le parolacce di base e aveva avuto modo di metterle in pratica snocciolandole dopo le prime dodici ore di ritardo. Nel corso della narrazione, Feltri rievoca il disgusto assaporato nell’osservare la gente russare con la bocca aperta, immagine, tratta dal suo racconto, che cozzava profondamente con la bellezza del paesaggio scrutato fuori dai finestrini.  La destinazione non era però Termoli, ma Guardialfiera, paese afflitto dalla piaga della Statale 647. Incubo che deve aver segnato nel profondo la psiche del giovane Feltri tanto da fargli venire più di un dubbio sulla scelta del termine “Terronia” per alcuni pezzi recenti:  forse ci stava meglio “culandia”.

Descrive, poi, lo stabile e il quartiere  in cui alloggiava durante le vacanze molisane, confermando di essere arrivato in un luogo in cui ancora era ben visibile il passaggio dei Pelicosauri e meno quello dell’Anas.

“L’ edificio in questione – racconta -  era dotato addirittura di un cesso, una rarità nel Mezzogiorno campagnolo degli anni ’50. Gli abitanti di Guardialfiera la facevano dove capitava, preferibilmente nei dintorni del Monte Calvario, o in un dirupo detto Fischia Mammuccia”. Qui Feltri ci insegna quel lento ma inarrestabile passaggio tipico dell’evoluzione dei tempi:  mentre al sud la popò quando scappava si faceva nei campi e ci si puliva con fogli di giornale, al Nord  oggi  la popò sono proprio alcuni fogli di giornale. E comunque in Padania il consumo giornaliero di polenta una volta aveva la funzione di indurre stitichezza e impedire improvvisi rilasci in fabbrica.

“La mattina si partiva alla cinque – prosegue -  e si tornava a mezzogiorno, sfiniti dal caldo e con una fame da lupi. La coppia di trottatori schiumava sotto i finimenti e ciò mi rattristava e mi induceva, raggiunta la stalla, a rinfrescarla con una spugna inzuppata in un secchio d’acqua. Nacque in questo modo la mia passione per gli equini”. Questo è un passo cruciale perché appare evidente quanto le esperienze del passato abbiano inciso su gusti e passioni di Feltri. Come dimostra il pezzo sotto:

“I bimbi di due o tre anni esibivano disinvoltamente il pene, che fuorusciva da un foro creato a bella posta nei pantaloncini, allo scopo che spandessero la pipì dappertutto tranne che nelle braghette. Trovata geniale ma inelegante”.

E qui il registro raggiunge l’apice della solennità. Si chiarisce del tutto dove abbia preso ispirazione Feltri per  i titoli “Patata bollente”, con la foto della Raggi sotto, o “Più patate, meno mimose”, “Il Pd vieta la patata” etc. Dopo un' infanzia trascorsa in mezzo a pistolini all'aria, dove è possibile ci si pianta una patata. I traumi di gioventù li portiamo addosso tutti, Vittorino incluso.

Popolo molisano, al di là dell’ironia, Feltri è uno di quei personaggi austeri che dimostrano la gioia rimanendo immobili come i cerbiatti nel bosco.  Uno di quelli che cercano di farti capire che gli piaci levandoti lo sgabello da sotto le pacche mentre stai per sederti. Uno che, in fondo, ha lasciato il cuore in queste lande. Deve solo tornare a riprenderlo.