Angelo e la nostra ipocrisia. Lettera aperta di uno dei volontari de "La CittĂ  Invisibile"

“Siamo stati a un funerale che non avremmo mai voluto vedere. La morte di Angelo ci interroga tutti. Prima di tutto noi, che gli siamo stati vicini negli ultimi tempi, e ci continuiamo a dire che forse potevamo fare qualcosa di più per lui”. A parlare è uno dei volontari dell’associazione “La città invisibile” che si occupa degli ultimi di Termoli: senzatetto, migranti e donne finite nel giro della prostituzione. Una lettera, quella del volontario termolese, che non è solo un breve ricordo di Angelo Conese, il senzatetto deceduto lo scorso giovedì e i cui funerali si sono svolti lunedì 12 novembre nella Cattedrale di Termoli, ma anche è soprattutto una profonda autocritica e denuncia verso una società e comunità locale che: “si sente la coscienza pulita per aver pagato i funerali a un povero senzatetto”.  Ultimamente Angelo aveva confessato il desiderio di voler entrare in una struttura abbandonata, una delle tante a Termoli: “per dormirci la notte, per avere un posto che somigliasse a una casa”. Diceva “io lo farei, se ho il vostro sostegno, se non sono solo”. Lo diceva pensando che potesse essere una soluzione non solo per lui, ma anche per altre persone. “Con il freddo in arrivo diventava una necessità. E poteva essere autogestita da altri senza dimora, insieme, con delle regole condivise. Lo abbiamo ascoltato, abbiamo detto sì, ma poi non abbiamo avuto la forza, il tempo o il coraggio”.  Oggi in Italia se occupi uno stabile vuoto rischi fino a 4 anni di carcere. “Abbiamo pensato anche a questo, forse abbiamo avuto un po' paura, forse non siamo riusciti ad andare oltre le regole del volontariato e dell'assistenza”. Angelo era una di quelle persone che per un periodo aveva dormito nel vecchio fabbricato abbandonato dell’Istituto nautico. “La scuola era stata un rifugio per lui e qualcun altro, un posto caldo dove stare. Poi un giorno avevano trovato le porte murate. A molti non piaceva che qualcuno usasse quel posto, dicevano che fosse degrado”. Piuttosto doveva rimanere vuoto. Molto probabilmente quella sistemazione non era dignitosa neanche per loro. “Ma chi ha murato quell'ingresso ha cercato un'altra soluzione per Angelo e gli altri? Ha offerto un'alternativa degna per le loro esigenze? No”.  E così Angelo e gli altri hanno dovuto cercare un altro posto, ancora più esposto, ancora più freddo e meno riparato, ancora più sporco e più degradato. “Quante volte incontrandolo, quando non lo conoscevo ancora, avrò evitato Angelo, il suo odore, il suo sguardo, la sua andatura? Meglio cambiare marciapiede”. Angelo suo malgrado era più volte finito su alcuni mezzi di informazione locale, ripreso persino in un video mentre dormiva a Pozzo Dolce. Dicevano “è degrado. E invece di fermarsi, capire, parlare, lo hanno sbattuto in un video su Facebook per acchiappare i mi piace. – prosegue - Magari tra un po' lo avrebbero cacciato anche da lì, perché la zona va ripulita e riqualificata, e lo avrebbero costretto a spostarsi in un posto ancora più isolato e più ai margini. La morte di Angelo è lo specchio di questa ipocrisia”. Un altro signore, un “barbone” di Termoli, compagno di strada di Angelo, per un periodo è “stato vittima di continui atti di vandalismo da gruppetti di ragazzi che il sabato non avevano niente di meglio da fare che tirargli bottiglie e pietre. Aveva il terrore e le lacrime negli occhi quando ce lo raccontava: Angelo e altri come lui – continua il volontario - non ci hanno mai chiesto di dargli da mangiare, non ci chiedono carità. Vorrebbero una casa prima di tutto, un lavoro, vogliono riconquistare la propria dignità. Per questo non ci sentiamo mai soddisfatti o fieri di noi quando la sera torniamo a casa dopo aver portato un piatto di pasta in stazione, o dopo aver offerto le colazioni. Quella è piuttosto la scusa per stare insieme, parlare dei problemi, dei progetti di vita, provare insieme a trovare soluzioni. La nostra coscienza dopo si sente ancora più tormentata e stanca, perché con un pasto o con un caffè non abbiamo cambiato di una virgola la loro condizione”. Termoli, oggi, “si sente di avere la coscienza pulita per aver pagato i funerali a un povero senzatetto – denuncia - quando sarebbe bastato forse aiutare Angelo a pagare qualche mese di affitto, metterlo in condizioni di riprendersi in mano la vita accompagnandolo in un percorso di inclusione e reinserimento”.  Non sapremo se Angelo ce l'avesse fatta ma il dubbio, purtroppo, resta. “Se Angelo non avesse trovato una porta murata, ma spalancata. – conclude il volontario - Se avessimo sfondato una di quelle porte e fossimo entrati insieme in un edificio abbandonato, per costruire un pezzetto alla volta un posto da poter chiamare casa. Chissà, e intanto sta per tornare l'inverno”.