"APPUNTI PER UN NAUFRAGIO": PRESENTATO A CAMPOBASSO IL NUOVO ROMANZO DI DAVIDE ENIA - Molise Web giornale online molisano
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mercoledì, 18 aprile 2018
"Appunti per un naufragio": presentato a Campobasso il nuovo romanzo di Davide Enia

di Roberta Oto

Davide Enia

"Come si può raccontare il tempo presente nel momento della crisi?"

La scrittura del romanzo "Appunti per un naufragio" dello scrittore palermitano Davide Enia nasce da questa domanda. "Io ho scritto un romanzo - ha dichiarato ieri al Circolo Sannitico Davide Enia - che testimonia il fallimento del romanzo nella sua prima parola: "Appunti". Questo indica una frammentarietà per la quale immediatamente c'è la presa di coscienza, la parola non ce la fa, non riesce a contenere quello che succede, e quindi la parola non riesce a farsi architrave della grande cattedrale che diventa poi il romanzo". Quindi, il lemma "appunti" denuncia proprio il fallimento della parola stessa che è stata posta dallo scrittore palermitano all'inizio. Tutto inizia con una telefonata ricevuta dall'amico poeta e drammaturgo tedesco, Albert Ostermaier, che chiede allo scrittore di scrivere un testo che abbia come tema gli immigrati in vista del Festival della letteratura a Monaco di Baviera. Enia, sceglie di scrivere sull'isola di Lampedusa, isola che conosce molto bene, e decide di farsi accompagnare dal padre che lui stesso definisce come il muto per via delle poche parole che pronunciava. Questa scelta, di portare con se il padre, Enia la definisce come un modo per mettere in crisi la propria identità culturale che è il paternalismo che ci crea e ci forgia come essere umani. Appena atterrati a Lampedusa, incontrano l'amica  avvocato Paola che immediatamente, confessa che ci sarà uno sbarco da lì a 10 minuti. "Io mi sono trovato a vedere uno sbarco, il primo sbarco della mia vita assieme a mio padre - ha raccontato Enia. È stato emotivamente devastante. Prima di tutto per i numeri, erano 523 persone, per lo più giovani, di età non inferiore ai 16 anni". L'autore ricorda un particolare molto importante dello sbarco ovvero, quando era il turno di sbarcare delle ragazzine, quest'ultime al momento di poggiare i piedi sulla terra svenivano, come se fosse la loro ultima stilla di energia rimasta nel corpo. Il non darsi una spiegazione del perchè succedano queste cose da parte del padre, ha offerto allo scrittore una nuova prospettiva: quella di rintracciare un suo naufragio interpersonale, comprendere in quale modo l'autore sta sopravvivendo ad esso. "Il mio naufragio interpersonale - ha dichiarato - come correlativo oggettivo di ciò che accade nel libro, è il tumore di mio zio

il libro 'Appunti per un naufragio'

Peppe, sconfitto precedentemente ma tornato". Questo che accade ancora oggi, non è altro che storia che successivamente verrà raccontata all'interno dei libri. Di tutto ciò che accade noi sappiamo solo una minima parte, perchè la storia di queste persone ce la raccontano i loro corpi mutilati, in particolare quelli delle donne che evidenziano come nella loro terra vengano abusate sessualmente. Inoltre, chi vive queste situazioni, non solo il personale medico, soccorritori, soffre del cosidetta "Sindrome da stress post traumatico": patologia che indica un trauma che si subisce per una situazione emotivamente insostenibile che ti arriva addosso. "Se una persona rimane ferita in una sparatoria - spiega Enia - non perde i sensi e sente un'ambulanza a distanza di un paio di anni, sentendo la sirena assumerà dei comportamenti che non controlla e di cui non ha coscienza". 

L'incontro con il lampedusano e sommozzatore Simone porterà a far comprendere all'autore una nuova chiave di lettura. Simone è il sommozzatore che trova il relitto del  naufragio che avvenne il 3 ottobre 2013 e che attraverso la sua attività, ritrovò tutti i 368 morti in fondo al mare. L'autore intervisterà tutte le persone che ha conosciuto a Lampedusa, tranne il sommozzatore Simone che ha voluto lasciare solo una dichiarazione: "In mare si muore, fai un errore e muori, sbagli un calcolo e muori, pretendi troppo da te stesso e muori. In mare la morte ci accompagna sempre". In mare quindi, si salvano le vite di tutti, senza distinzione di etnia, razza, religione. Ogni vita è sacra, si aiuta chi ha bisogno. I recuperi dei corpi non sono tutti uguali, ognuno è diverso dall'altro. "Io sono completamente attraversato - ha raccontato ancora lo scrittore - da tutte le cose che gli sono accadute. Ho ancora bisogno di tirare fuori da me tutto quello che ho vissuto a Lampedusa. Ho la necessità di creare una distanza tra me e quei fatti perchè mi continuano a scuotere dentro e a farmi male".

L'autore rimane travolto dalla vista del primo sbarco, dall'incontro con il sommozzatore "gigante" che durante il racconto dello sbarco del 3 ottobre, all'improvviso mostra la sua fragilità, scoppiando a piangere. Un altro importante passo nella descrizione del libro, è quando l'autore si accorge che lui e suo padre hanno la stessa modalità di affrontare l'ansia: tamburellando il piede destro. Allora l'autore si chiede: "È questo il significato di padre - figlio? Questo trasferire le ansie, le angosce da un corpo all'altro?". Questo movimento incoscio si ferma per entrambi quando il padre fa una domanda all'amica Paola, insieme a lui, all'autore e ad un altro ragazzo, mentre stavano cenando nella casa dell'avvocato: Quale è la storia di questa casa? Qui nasce una domanda rivelatrice: Perchè cerchiamo sempre qualcosa lontano da noi, invece che nel presente? Paola, avvocato non più praticante con una memoria di ferro, durante il racconto ricorda molte cose relative alla sua storia tranne l'anno in cui assistette al primo sbarco di migranti, probabilmente nel 2003. Ed è proprio così che agisce un trauma: cancella delle cose. La passione per la fotografia del padre di Enia, rappresenta un altro punto chiave del romanzo che si lega al concetto iniziale della perdita di parola: "Ho capito che mio padre - ha rivelato Enia - ha trovato nella foto la modalità di nominare se stesso, laddove la parola non riesce".

In conclusione lo scrittore ha voluto porre l'attenzione sul termine clandestino, spesso utilizzato in maniera superficiale, ma  in realtà, sta a definire quelle persone che affrontano il mare per arrivare a Lampedusa e possono essere considerati "richiedenti asilo". Il punto conclusivo è sulla parola "origine", troppo spesso utilizzata in maniera sbagliata che l'autore vuole spiegare con un esempio:  "Una ragazza scappa dalla propria città in fiamme, esce fuori ed incontra il deserto; il suo piede affonda nella sabbia, scappando dalla morte, continua la corsa finchè la sabbia non finisce perchè inizia il mare. E nel mare, la ragazza trova un toro bianco che si curva e le offre il dorso, la ragazza sale sul dorso del toro, che si fa barca ed attraversa il mare Mediterraneo. E arriva nell'isola di Creta, il nome della ragazza è Europa. Questa è la nostra origine, noi siamo figli di un attraversata in barca. Ciao Campobasso". 

 

 

 

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