"La cultura è lavoro", l'appello dei professionisti dei beni culturali

 

di Roberta Oto

 

Si è svolta, per la prima volta a Campobasso, l'Assemblea pubblica organizzata dal Movimento "Mi riconosci? Sono un professionista dei beni culturali", che ha come fine quello di presentare la proposta di legge depositata alla Camera dei Deputati lo scorso 24 gennaio.

Intervenuta all'Assemblea Daniela Pietrangelo, componente del direttivo del movimento ed operatrice museale che "insieme a Tina Santoro ha reso possibile l'inizio di questa che vuol essere una speranza". La Pietrangelo ha usato la parola speranza, seppur fievole, non solo per chi è già inserito nel settore ma anche e soprattutto per tutti coloro che si accingono ad entrarvi. Il nome del Movimento, nato nel 2015, pone un punto di domanda che la stessa Pietrangelo intende spiegare: "In questa frase c'è un punto di domanda. Noi ci rivolgiamo al nostro primo interlocutore, ossia lo Stato. Uno Stato che non riconosce tutte le questioni relative al settore dei beni culturali, per cui siamo costretti noi stessi a darci una risposta: sono un professionista dei ben culturali".

Il primo passo del movimento è stato quello di reintegrare con un documento nuovo la già esistente legge 110/2014 in materia dei beni culturali e del paesaggio, proprio per cercare di identificare le differenze stra un vero professionista e che dunque può svolgere un lavoro in tale ambito e chi invece no. Purtroppo ad oggi ancora non c'è una risposta, ma questo scorrere del tempo porta anche ad un altro grande problema che si sta delineando: il volontariato. La proposta di legge nasce proprio dall'esigenza di risolvere tutte queste problematiche, compreso il volontariato. "Ci siamo concentrati anche sul volontariato - ha dichiarato Pietrangelo - perchè se non si riesce a lavorare in questo settore è anche perchè in Italia il volontariato nei beni culturali è una vera e propria piaga. Si tratta di un lavoro volto a sostituire quello che dovrebbero svolgere i professionisti".

I problemi non rimangono circoscritti solo all'area dei musei, all'archeologia ma toccano anche le biblioteche. Le tre leggi di riferimento introdotte sono essenzialmente tre: la legge Ronchey del 1993, la legge 112 all'interno del Codice dei beni culturali e il D.P.R. del 10 novembre 1966 n. 1356 relativo alle biblioteche. Nella proposta del movimento si chiede una scissione tra il volontariato, che dovrebbe essere svolto quando c'è effettivamente bisogno, e il lavoro dei professionisti, le cui attività sono state evidenziate all'interno. "Sono state dette cose talmente ovvie - è intervenuto all'assemblea l'architetto in pensione Franco Valente, attualmente impegnato nel volontariato culturale - che è normale prendere una presa di posizione che vieti la presenza di volontari all'interno dei poli museali". Attualmente l'architetto organizza eventi culturali alla scoperta del territorio che richiama a sè tantissime persone, a dimostrazione che esiste ancora una volontà di conoscere il proprio territorio, e che non bisogna apprezzare solo i grandi monumenti. Proprio in questa affermazione risiede la motivazione che porta Valente a continuare "l'attività di volontario delle cultura per dimostrare che in ogni paese, Molise compreso esistono degli elementi piccolissimi che ci possono raccontare una grande storia".

Dunque, considerare il patrimonio culturale molisano come un unico strumento, in grado di attirare e soddisfare un ipotetico visitatore, e che sia interamente gestito da un professionista che sappia risaltare le proprie qualità. Vincenzo Lombardi, ex direttore della Biblioteca Albino di Campobasso, invece, ha parlato della mancata riorganizzazione e gestione da parte del Ministero del settore culturale prevista dalla Legge Delrio che ha portato alla chiusura della Biblioteca provinciale del capoluogo. "Sono tutti problemi, sia a livello nazionale che in Molise, nello specifico per quel che riguarda la Albino,che andrebbero fronteggiati con una visione più complessiva del sistema".

Vittorio Ponzani, vice Presidente AIB di Roma, ha invece manifestato la perplessità nel vedere che all'incontro erano presenti pochi giovani e pochi professionisti dei beni culturali. Il Vice Presidente dell'Associazione Italiana Biblioteche affronta il tema della scarsa presenza di queste strutture in Molise, dove attualmente non esiste l'organo del Direttivo Regionale del Molise che disciplina le biblioteche. L'Associazione di cui fa parte Ponzani si occupa della valorizzazione, promozione della figura del  bibliotecario, dei professionisti e quindi delle biblioteche. "Sono tre figure strettamente legate in quanto, una struttura bibliotecaria non può reggersi senza bibliotecari". Infine, ha illustrato la legge n.4 del 2013 che stabilisce mediante un elenco tutte le associazioni che possono certificare le competenze professionali dei bibliotecari.

L'ultimo intervento dell'assemblea è stato affidato a Rosanna D'Angella, vicepresidente e tesoriere dell'ANAI Puglia: "Soprattutto dalla fine degli anni 90, i collaboratori esterni sono una parte fondante per tutte le attività che si svolgono, soprattutto nel settore archivistico presenti sul territorio. In particolare, dagli stessi anni, i Comuni, gli enti locali hanno maggiori difficoltà che in teoria per legge, dovrebbe avere una figura di riferimento inorganico come archivista". Successivamente, ha introdotto la sperimentazione che si sta svolgendo in Basilicata ovvero, è consorziare i Comuni per una gestione condivisa, sia per biblioteche comunali che per gli archivi. "E' qualcosa - ha continuato D'Angella - che aiuta il professionista nella gestione al pubblico che può essere svolto anche dal personale formato ma meno costoso".