UN VIAGGIO NELLA CAMPOBASSO CHE FU CON PAOLO MORETTINI, PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE “CENTRO STORICO”. “UNA “MEZZA CANNA” DI STORIA PER AMORE DI QUESTA CITTà - Molise Web giornale online molisano
giovedì, 25 maggio 2017
Un viaggio nella Campobasso che fu con Paolo Morettini, presidente dell’associazione “Centro Storico”. “Una “mezza canna” di storia per amore di questa città

di Laura D'Ambrosio

A molti capita di camminare, seppur distrattamente, lungo le vie del centro storico di questa città dove dietro ai muri o sotto i sampietrini che calpestiamo c’è una storia che “urla” di essere raccontata. Un grido che risuona come un invito spesso inascoltato e che, invece, rappresenta un’eredità della quale tutti, vecchi e giovani campobassani, siamo diretti beneficiari.

Il racconto dei nonni non basta ad istruire soprattutto le nuove generazioni ed è, quanto mai necessario, tornare ad una rivalorizzazione del patrimonio storico e culturale del territorio, delle testimonianze che qua e là Campobasso nasconde ma non cela del tutto e che è ancora possibile scorgere attraverso lo sguardo attento e sapiente di chi le conosce e sa narrarle.

“Il centro storico insieme alla collina Monforte potrebbe divenire un polo di attrazione turistico al fine di creare un vero e proprio indotto assolutamente possibile, se si pensa che la presenza turistica a Campobasso comprende una forbice che si aggira intorno ai 20/30mila visitatori all’anno, quasi il 50% della popolazione residente. Numeri che fanno ben sperare” – sostiene Paolo Morettini, presidente dell’associazione “Centro Storico”, che ci ha fatto da guida in questo viaggio nel tempo alla scoperta della “Campi Bassi” che fu, partendo proprio dal suo nucleo più antico. “Un’opportunità di fronte alla quale l’amministrazione spesso rimane sorda e che dovrebbe invece sfruttare al massimo. Il Molise non ha niente da invidiare a nessuno, tant’è che vengono a visitarci maggiormente dalle zone limitrofe (Lazio, Campania e Abruzzo) ma anche dall’estero. Non ultima la visita di un gruppo di giapponesi, qui in città” - insiste l’impiegato comunale in pensione appassionato di storia antica.

C’è davvero tanto da vedere, da svelare e soprattutto da raccontare ai campobassani, che poco sanno del territorio in cui vivono e che in tanti non apprezzano, e soprattutto ai “forestieri” casuali e non che decidono di venire a farci visita. Alcuni esempi sono: le ex carceri di Vico Persichillo; le 12 chiese: i rifugi antiaerei della seconda guerra mondiale; le quattro porte dell’antica cinta muraria che circondavano la città: Porta Sant’Antonio Abate, Porta San Leonardo la più caratteristica e prestigiosa dal punto di vista architettonico e artistico, Porta San Paolo e Porta Mancina; i nomi delle vie mutati negli anni ma che tanto dicevano delle attività che animavano il borgo come: via Marconi prima “Via delle Concerie” dove la puzza della pelle lavorata era tutt’altro che sopportabile per gli allora cittadini residenti in loco, “Via dei Fabbri Ferrai” ora Via Ferrari un tempo sede di officine dove si lavorava il ferro e ora comunemente conosciuta come “zona Pub”, la “Strada del Borgo” ora Via Cannavina che in passato era il luogo del mercato e dove si trova la famosa “mezza canna”, da poco restituita alla cittadinanza a seguito di alcuni lavori di ristrutturazione eseguiti sul palazzo sul quale è incastonata.

il ritorno alla luce di questa antica unità di misura rappresenta un importante traguardo raggiunto dall’associazione “Centro Storico” con il beneplacito dell’amministrazione comunale, che ha espresso soddisfazione in merito alla riscoperta di questa prestigiosa testimonianza storica.

La “mezza canna” valeva cinque palmi e precisamente 1,32 cm (1 palmo=26cm e 4mm) rispetto all’unità di misura intera (“la canna”), corrispondente a dieci di questi e pari a 2,64 cm, quale misurazione destinata ai borghi più grandi. Essa fu istituita nel 1840 da Ferdinando II per una maggiore precisione nel calcolo della quantità della merce acquistata e venduta o che passava durante il controllo dell’allora dogana del capoluogo, con sede proprio sopra Porta San Leonardo. Secondo il decreto che ne sancì l’utilizzo, la striscia di ottone prodotta direttamente a Napoli doveva essere obbligatoriamente affissa e resa ben visibile nei principali punti della città.

Il racconto della Campobasso che fu è presto fatto, se solo lo si volesse. È un po’ come guardare una bella fotografia togliendo per un attimo il filtro di quella modernità che a volte migliora, ma troppo spesso cancella anche ciò che ha il dovere di restare.

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