IL MIO NOME È TEMPESTA: LA RESPONSABILITÀ STORICA DI INTERPRETARE MATTEOTTI RACCONTATA DA DIEGO FLORIO - Molise Web giornale online molisano
Giovedì - 02 Febbraio 2023

Il mio nome è Tempesta: la responsabilità storica di interpretare Matteotti raccontata da Diego Florio

Di Simone d’Ilio

Il 5 ottobre, la giornalista molisana Carmen Sepede vinceva la XVIII edizione del Premio nazionale “Giacomo Matteotti” essendo l’autrice dello spettacolo teatrale “Il mio nome è Tempesta” che racconta il delitto di Matteotti, il quale è stato diretto da Emanuele Gamba. Abbiamo intervistato Diego Florio, l’attore protagonista che ha interpretato proprio Giacomo Matteotti porgendogli le seguenti domande: 

  -Diego, che importanza artistica ha questo spettacolo nel mondo del teatro?

“Penso che la rappresentazione teatrale di un grande evento storico sia sempre importante. È un modo per appassionare le persone in maniera diversa a qualcosa che, magari, attraverso un altro linguaggio, risulterebbe meno interessante e quindi credo che il teatro insieme alle altre forme d’arte, come il cinema e la televisione, siano un ottimo veicolo per arrivare alle menti delle genti. Quando si affrontano temi di storia e di politica che hanno a che fare con la nostra cultura identitaria, soprattutto quella nazionale, sia sempre una grande opportunità e questo spettacolo, con grande umiltà, è stato realizzato con l’intento di narrare al meglio questa vicenda importante per il nostro paese, avvicinando anche persone giovani poichè se pensiamo a questo evento storico in particolare l’antifascismo in Italia inizia con questo avvenimento. Per questo che ritengo che sia molto importante raccontarlo, soprattutto alle giovani generazioni. La passione per la libertà intesa tutte le sue forme, come la libertà di espressione, che poi sono state cancellate da un regime che portava la nazione verso la distruzione materiale e immateriale del paese.”

-Per te, interpretare Giacomo Matteotti che significato ha avuto?

“Io faccio una piccola digressione e vado a narrare i miei anni in accademia in cui una maestra molto importante per me che è stata Marisa Fabbri (una delle più grandi attrici del panorama italiano ed europeo) e lei diceva che la cosa più importante per un attore era trovare durante la crescita e l’apprendimento il proprio corpo artistico, cioè la propria dimensione di essere attore. Parlo di questo perché io credo che le scelte che ho fatto nel corso degli anni abbiano assecondato molto lo sviluppo del mio corpo artistico e quest’ultimo è sempre stato attratto verso quei personaggi e quelle storie che rappresentano le vicende del nostro Paese. Matteotti rientra in quella gamma, non solo di personaggi che io ho sempre desiderato interpretare, ma anche di quelli che sono vicini al mio sentire. Credo che fondamentalmente che siano i personaggi che ti scelgono; i personaggi ti capitano perché nella tua vita stai camminando verso una determinata direzione. Un esempio pratico: prima di Matteotti abbiamo fatto uno spettacolo su un altro grande personaggio italiano: Arturo Giovannitti. Quest’ultimo era un sindacalista e un poeta che ha fatto la storia degli Stati Uniti. Certi temi e certi personaggi danno vita, attraverso le vicissitudini che ci stanno a cuore, al nostro corpo artistico. Affrontare Matteotti è stato un piacere ma al tempo stesso è stata una responsabilità e un onore poiché le parole che abbiamo usato nello spettacolo sono quelle del suo ultimo intervento alla Camera dei deputati e attraverso quelle parole emergevano tutto il suo coraggio, tutto il suo spessore e tutta la sua forza nel denunciare i grossi cambiamenti che stava attraversando l’Italia in quel periodo e tutti i rischi che il Paese stava correndo.  Matteotti, tra i personaggi della sinistra, è stato quello che più di tutti aveva compreso il grosso pericolo che l’Italia stava correndo, cosa che per tanti punti di vista non è stata fatta da uomini appartenenti al partito comunista e a quello socialista. Quindi si è stata una grande possibilità poiché ho potuto lavorare d’immaginazione perché di Matteotti, a parte qualche fotografia e una sua produzione di scritti, non abbiamo una voce a cui ispirarci né tanto meno dei filmati che mostrano il modo in cui lui parlava al pubblico. Una cosa è certa, il suo soprannome con cui i suoi compagni di partito lo chiamavano era Tempesta sottolineava molto bene il suo temperamento; proprio come Giovannitti, era un uomo dal caldo eloquio in grado di carpire le sofferenze delle classi subalterne ,nonostante fosse di agate origini, che aveva cresciuto in lui una forte coscienza sindacale e socialista che si batteva a favore degli oppressi che erano al primo posto della sua politica. L’altro aspetto che mi ha entusiasmato nell’interpretare questo personaggio è stato dato dal fatto che noi abbiamo percorso un’altra tesi, ovviamente avallata dagli storici, e quindi non di nostra iniziativa appunto sull’altro movente che c’è dietro l’omicidio di Matteotti, ovvero la scoperta di una corruzione sistemica da parte di un’importante industria petrolifera che doveva avere delle autorizzazioni di trivellare in Libia e che coinvolgeva molti importanti figuri del partito fascista.”

-Secondo te la figura di Matteotti può ancora insegnare alle nuove generazioni di oggi?

“La figura di Giacomo Matteotti deve essere sostenuta e portata ai giovani. I valori su cui si fonda il nostro paese sono gli stessi dove lui si è battuto e sacrificato e quindi la cosa più importante che dovremmo fare ai ragazzi è proprio raccontare queste storie attraverso altri strumenti, come cinema e teatro, perché Matteotti è un esempio senza tempo che ci mette di fronte alla necessità di lavorare quotidianamente per la nostra libertà e democrazia. Certo per noi, adesso, è semplice parlare di questi valori perché siamo liberi e non riusciamo a comprendere a pieno l’importanza che ha il diritto di voto o la libertà politica. Allora, in questo senso, è ancora un grandissimo esempio ma anche un esempio di che significa avere una passione nella vita: questo è il più grande esempio di quest’uomo, ovvero quello di trasmettere passione e di approfondire sempre e solo con un obiettivo: creare un paese giusto dove le sofferenze delle classi sociali meno abbienti fossero assenti. Credo che Matteotti trasmetta un messaggio che, sotto certi versi, abbia più valenza oggi visto che nell’ultimo secolo la popolazione mondiale è cresciuta di cinque miliardi di individui e di fatto le sofferenze e le ingiustizie sociali sono molto ampie nel mondo. Oggi la ricchezza del nostro pianeta è concentrata in un numero di individui ancora minore rispetto a cento anni fa. Questo significa, in realtà, i valori di giustizia e uguaglianza dove si è battuto quest’uomo sono ancora dei principi sui quali bisogna fortemente insistere per creare una società più giusta. La domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: la nostra società è giusta o ingiusta. Quanta sofferenza c’è nel nostro paese? Questo è stato il pensiero di Matteotti, quello di creare un mondo un po' più giusto.  Senza giustizia sociale non c’è libertà, questo lo diceva anche il Presidente Sandro Pertini.”

AUTORE FOTO: Lello Muzio