#LATTE&CAFFÈ. UNA FINESTRA SUL NEPAL? A CAMPOBASSO C'È E AD APRIRLA CI PENSA COSTANTINO COLAGROSSI - Molise Web giornale online molisano
Domenica - 29 Gennaio 2023

#Latte&Caffè. Una finestra sul Nepal? A Campobasso c'è e ad aprirla ci pensa Costantino Colagrossi

di Alessandra Potena
Un piccolo angolo di Nepal a Campobasso? Sì, c'è e si trova in Piazzetta Palombo, uno dei luoghi più suggestivi della città. Manufatti in canapa, feltro coloratissimo, campane tibetane, libri e tante foto che non raccontano soltanto un viaggio ma una vita, quella di Costantino. 
Costantino lo riconosci non appena arrivi, sempre con un libro tra le mani e sempre pronto ad accoglierti con un caloroso sorriso. Basta poco per imbattersi nel suo mondo, in quello che definisce "una finestra sul Nepal". Tante le storie che racconta a chi si ferma lì per acquistare o semplicemente per "esplorare" un mondo così lontano.
Quando ho chiesto a Costantino di essere intervistato ha accolto, fin da subito e con entusiasmo, la mia richiesta. Una chiacchierata molto lunga durante la quale abbiamo parlato di spiritualità, di religione - la sua, il Vaishnavismo nonché l'essenza dell'induismo - del suo maestro spirituale, del viaggio in Nepal e infine della sua bottega, aperta da circa un anno. 

Iniziamo da qui. Chi è Costantino? Parlami di te…

«In verità Costantino non esiste più: quel Costantino che tutti hanno conosciuto è stato incenerito e messo da parte nell’urna della realizzazione spirituale. Costantino non esiste più perché, dopo che mi è stata conferita l'iniziazione spirituale, ho messo da parte tutto il passato, rinunziando anche a tutte le cattive abitudini accumulate dal mio falso senso dell'io, in vista della realizzazione spirituale, che concerne la conoscenza del proprio vero sé, dell'ambiente in cui siamo (Madre Natura) e di Sri Krishna, Dio la Persona Suprema. Grazie al mio Maestro Spirituale, che mi ha dato una "seconda nascita" o rinascita alla vita spirituale, adesso mi piacerebbe essere chiamato con il nome che generosamente mi ha dato, Mahadevananda das. Il mio nome è ora, dunque, composto da due termini e significa: "Estasi (o Gioia Suprema) di Colui che è il più auspicioso", dove la parola sanscrita 'das' indica un "servitore"».

Dalle tue parole trapela, evidentemente, un fortissimo legame con la spiritualità. Perché questo interesse?

«Il senso della vita è la ricerca della "meravigliosa dolce realtà" e ogni essere anela a ciò, questo, per me, è fuori ogni discussione! Sulla base di questo principio si basa tutta la mia vita, da sempre. Dunque, durante la mia ricerca, che è sempre stata sincera e genuina, ad un certo punto è avvenuto il fatidico incontro con Srila Bhakti Madhurya Ban Maharaj, il mio Precettore Spirituale, a cui offro i miei umili e rispettosi omaggi».

Come e quando hai conosciuto il tuo Maestro Spirituale?

«Eravamo agli inizi del 2015, un'amica mi prestò un libricino che durante la lettura rapì il mio cuore. Nell'ultima pagina era scritto un contatto, e il resto lo si può immaginare. Ovviamente nulla accade per caso e devo ammettere che questa è stata l'opera della Provvidenza che ha organizzato l'incontro e tutto ciò che ne è conseguito».

A quale tradizione spirituale appartiene il tuo Maestro?

«Srila Bhakti Madhurya Ban Maharaj, "verso il quale mi prostro con molta cura e attenzione" (questo è il modo di omaggiare della nostra tradizione). È un sincero e genuino devoto di Sri Krishna, Dio, la Persona Suprema, della tradizione Gaudia Vaishnava, il ramo più puro e genuino del Sanatan Dharma, o "Eterna Religione dell'Anima", volgarmente definito induismo».

Immagino, quindi, che il tuo amore per il Nepal sia nato in seguito al fatidico incontro!

«In verità mi sono recato in Nepal molto prima di incontrare Maharaj; però in quegli anni avevo già fatta mia la Bhagavad Ghita, il libro più illuminante ed istruttivo che mi sia mai capitato per le mani. Anche questo, si capisce, non è stato frutto del caso - a cui non credo! Posso dire che la Bhagavad Ghita abbia spianato il sentiero».

Sul sentiero, mi viene da chiederti, allora chi ti ha messo fondamentalmente?

«Nella nostra tradizione spirituale le definiamo "shukriti" o "meriti per le azioni pie" che si accumulano nel corso delle vite. Sono state, dunque, le shukriti - unitamente al risultato di molte rinunce (al piacere dei sensi) effettuate al Destino che non ha bisogno di inviti  e al desiderio di capire il senso della vita - a mettermi sul sentiero. Questo, evidentemente, sempre perché nulla avviene per caso ma tutto si muove sempre in accordo ad una causa (azione e reazione), ho ripreso dal punto lasciato nella vita precedente».

Stai per caso parlando di karma e reincarnazione?

«Certo! Altrimenti tutto ed ogni cosa sarebbe senza senso e con questa mentalità auto-distruttiva sarebbe facile trovate la causa di ogni nostro problema al di fuori di noi, colpevolizzando gli altri o Dio, invece di biasimare noi stessi.

Se ogni essere umano riuscisse ad avere una visione spirituale, facendo proprio il principio per cui tutti i nostri pensieri, tutte le nostre parole, tutte le nostre azioni, anche quelle più fuggitive, siano semi che prima o poi germineranno offrendo il proprio frutto, allora e solo allora l'intera umanità realizzerà come vivere puramente e genuinamente, in pace con se stesso e il prossimo suo - che non è una forma fisica simile alla propria ma un prossimo suo inteso nel senso più costituzionale del termine, cioè un suo prossimo spirituale, un prossimo suo concepito nell'essenza, nella sostanza spirituale - rispettandolo per quel che è, ovvero un essere vivente non differente da noi.

Quando l'essere umano imparerà a rispettare ogni creatura vivente (i propri fratelli), Madre Natura, e il Padre Celeste, e quindi a guardare tutto con l'occhio della mente ripulita dalla polvere che ricopre lo specchio del cuore, in quello stesso istante scenderà il Paradiso in Terra!».

Quindi c'è già qualcuno in questo mondo che sta vivendo il Paradiso?

«Certamente! E il mio Maestro Spirituale è un'anima di quelle, una vera persona realizzata spiritualmente, che guarda tutto ed ogni cosa nella Perfezione Divina, che sa per certo dentro di Sé che tutto si muove secondo un ordine ben preciso ma non prestabilito, e questo perché solo la Legge Universale del Karma (azione e reazione), per quanto prestabilita, non è eterna e dunque si può trascendere, ma sempre con l'aiuto divino, che passa attraverso il Guru, il Precettore Spirituale - ricordi la provocatoria (per gli zeloti scribi del tempio e i Farisei) nonché famosissima affermazione di Gesù: "Nessuno può conoscere il Padre se non attraverso di Me!"? Bene, è stata un chiaro riferimento alla indispensabilità di passare per il Maestro Spirituale se si vuol realmente e sinceramente scoprire proprio quel Regno dei Cieli che risiede dentro ognuno di noi.

Dovremmo, quindi, scavalcare le coperture del corpo e della mente temporanee per immergerci profondamente nell'eternità dell'anima e per capire chi siamo veramente, cosa ci facciamo qui, perché soffriamo miserie anche senza la nostra volontà, e dove stiamo andando quando lasceremo inevitabilmente questo fardello che è il corpo mortale. Questo è il senso della vita umana, che dovremmo far nostro, approfittando il più possibile di questa preziosissima nonché rarissima forma umana, unica nel suo genere e la sola che può aiutarci a rispondere a questi grandissimi quesiti della vita, sempre e soltanto se lo volessimo e se purificassimo la nostra esistenza!».

Possiamo, secondo te, parlare di un importante insegnamento da parte dell’Oriente?

«Questo è il grande insegnamento che proviene dall'Oriente e che passa per la successione dei Maestri Spirituali. Naturalmente non tutto ciò che abbiamo in Occidente è da scartare, anche se in questi ultimi anni stiamo vivendo proprio qui tempi molto bui, non solo dal punto di vista spirituale ma intesi anche dal punto di vista delle conquiste naturali che un tempo erano l'orgoglio ed il fiore all'occhiello dei paesi di Ponente e mi riferisco a tutte quelle conquiste dei nostri avi che hanno permesso il benessere sociale e civile della nostra civiltà "avanzata" come la sanità, l'istruzione, lo sviluppo economico per le masse che, adesso, si stanno perdendo in nome di un liberismo liberticida che esclude dalla vita pubblica e sociale chi è indigente. Vorremmo ancora continuare a chiamare tutto questo progresso o civiltà!».

Noi ci siamo conosciuti a Piazzetta Palombo dove, da un anno circa, hai aperto la tua bottega che volge lo sguardo proprio al Nepal. Come mai questa scelta?

«Aprire una finestra sul Nepal nel nostro Molise è un'idea maturata sin dal mio primo viaggio alle pendici dell'Himalaya e da quando, per mezzo di alcune mie corrispondenze, ho inviato aggiornamenti sul mio soggiorno nepalese e sulle attività umanitarie di "Namasté! Onlus", associazione da me fondata, pubblicate sul mensile il Bene Comune per alcuni anni. In quegli stessi anni ho iniziato a riportare manufatti nepalesi in Italia e fare alcuni mercatini, ma quando non sapevo più dove mettere la merce (sorride, ndr) e aiutato dal lockdown permanente, ho approfittato di un bando del Comune di Campobasso per l'assegnazione dei box di Piazzetta Palombo, dove ho esposte anche alcune mie fotografie fatte durante i miei viaggi».

Quando pensi di tornare in Nepal? È un viaggio che consigli?

«Sai, ad essere sincero non so neppure io come ho fatto a far passare tre anni senza rimettere ancora piede in Nepal, considerando che per dieci anni sono andato anche due volte l’anno o rimasto lì cinque mesi. Il viaggio in Oriente è qualcosa che tutti dovrebbero sperimentare, ma ovviamente ciò dipende dal grado di realizzazione spirituale di ognuno, in più il Nepal è una di quelle pochissime mete del nostro pianeta che offre anche l'esclusiva del brivido e dell'ebrezza di alta quota, prerogative del continente himalayano, dove l'ospitalità è una faccenda sacra che si può scoprire nell'etimologia del saluto "Namasté" e dove il visitatore è accolto dagli sguardi più umili e sinceri mai incontrati prima, dove la gioia di vivere riecheggia negli echi delle voci dei bambini, che risuonano indisturbate negli splendidi terrazzamenti di cui godono e gioiscono spensierati - nonostante tantissima miseria - in compagnia di donne servizievoli perennemente allegre, verso le quali i pargoletti si rivolgono indistintamente chiamandole "mamma", adulti all'opera nel disegnare perpetuamente i campi e le terrazze fruttuosi e vecchi persi a guardare gli splendidi nonché unici orizzonti mozzafiato, dove svettano cime perennemente imbiancate. Allora ancora siete seduti a leggere o prendete subito un biglietto e andate a visitare il piccolo grande Nepal?».