LA SERENATA DEL SANNITA - #MUSICAMENTE - Molise Web giornale online molisano

La serenata del Sannita - #musicamente

La lettera d’amore, che in me ho scritto e corretto

cento volte fino a quando tutto fosse perfetto,

e che mettendo l’anima e il foglio insieme accanto,

basterebbe in un attimo ricopiarla soltanto.

Son nelle vostre mani, il foglio è la mia voce,

l’inchiostro è il mio sangue, la lettera è la foce.

Giuro che in tutto il mio corpo corre la febbre,

giuro che innanzi a voi grida il mio cuor trafitto,

e se i baci potessero inviarsi per iscritto

li leggereste con le vostre labbra ebbre.

Lontan da questo mondo cupo, plebeo, bugiardo,

esisterà un paese per cuori di riguardo.

Lontan da questo mondo amaro e senza amore

esisterà un paese per l’altro nostro cuore.

Cyrano, che è spirito nobile, imitando la voce di Cristiano canta una serenata a Rossana, invocandone, sul finale, un bacio. Quando Rossana cede e dice sì, Cristiano prende il posto di Cyrano: son nozze; e quando Cyrano e Cristiano, che son soldati, vanno in guerra, il primo scrive le lettere d’amore del secondo alla comune amata, di Cristiano sposa…

Quanto sognar mi fece da adolescente questa vicenda di Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand, cuore nobile e romantico, che lenisce ogni pena al suon della parola ‘amore’!

Le primissime serenate risalgono al Medioevo ma, in realtà, questa tradizione ha preso piede nel centro e nel sud d’Italia a partire dal secondo dopoguerra, quando diventò una vera occasione per anticipare la festa del matrimonio, che in genere è programmato per il giorno seguente, e dimostrare alle famiglie e al vicinato la convinta decisione dello sposo di mantener fede al proprio impegno d’amore, dichiarandolo alla sposa in modo plateale e coreografico. 

Spesso l’exploit avviene con l’ausilio di una scala, col novello sposo che si arrampica fino  alla finestra della sua amata a rivendicare un bacio d’amore. Costei, tutta imbellettata e con una rosa in mano (è questa la pantomima), alfine, scende dall’abitazione e dà inizio alla festa con ballo e buffet, dando, di fatto, il via ai festeggiamenti che continueranno fino a dopo il matrimonio.

I brani dedicati sono attinti, in genere, dal folklore e dalle tradizioni popolari, utilizzando gli strumenti musicali tipici del territorio, con ritornelli che possono cantare tutti in coro, sostenendo lo sposo in questo eroico atto di proclamazione dei propri sentimenti davanti a tutta la comunità. 

L’orario più indicato va dalle 20 alle 23, un momento della giornata in cui è più probabile trovare la fidanzata a casa (anche se lei oggi è sempre d’accordo), con la complicità di amici e famiglia, e non si rischia di disturbare il vicinato con schiamazzi e musica a tutto volume fino a notte inoltrata.

La serenata termina sempre con un rinfresco, un tempo frugale, oggi stracolmo di ogni “ben di Dio”, offerto dalle famiglie degli sposi a tutti gli amici, che hanno preso parte all’organizzazione, e al vicinato, che avrà gentilmente chiuso un occhio sugli orari.

Oggi questa tradizione è ancora fortemente radicata in alcune regioni del sud Italia,  come Campania, Calabria, Puglia, Basilicata, Molise e Lazio. 

In diverse località, d’estate, si svolgono addirittura festival dedicati alle serenate. 

In provincia di Avellino, per esempio, nel borgo di Teora in Irpinia, dal 2003 viene celebrato il festival delle Serenate, una serata dedicata all'"amore cantato". 

Vengono scelti cinque balconi dai quali si affacceranno le future ragazze che celebreranno le nozze entro l’anno.

Una voce, una chitarra, l’occhiolino di qualche stella. Un borgo intero che fa della “dichiarazione d’amore cantata” la sua peculiarità. Con musiche e canti della tradizione, riproposti da esperti menestrelli, specializzati in ogni tipo di melodia d’amore.

La serenata, dunque, continua ad essere parte del patrimonio artistico-culturale e folkloristico diffuso maggiormente nel Sud Italia, dove persistono il romanticismo e il rispetto delle tradizioni di un tempo.

A Bisignano, in Calabria, si svolge fin dal 2007 La Serenata di Bisignano, strutturata in un vero e proprio Palio cittadino. La manifestazione si svolge la penultima Domenica di agosto, nei vicoli dei rioni dell’antico borgo della città, luoghi sui quali aleggia la presenza dei Sanseverino.

Dal sito www.ilpaliodibisignano.it cfr.La manifestazione, ideata e progettata nell’anno 1992, successivamente realizzata per la prima volta nel 1994, coniuga la duplice esigenza di rendere omaggio ai Maestri liutai Nicola e Vincenzo De Bonis, maggiori esponenti della liuteria Artistica del ‘900, conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo per aver realizzato strumenti musicali a corda di inestimabile valore, e quella di ripristinare la tradizione della “Serenata”, con la quale, in altri tempi, i giovani si rivolgevano alle loro amate per portare promesse e messaggi d’amore.

Il Palio delle Serenate, infatti, strutturato e organizzato con il coinvolgimento totale degli otto Rioni storici della Città, rappresenta l’espressione del Quartiere, del vicolo, dell’addobbo del balcone, in un suggestivo itinerario della memoria.

La serenata tratteggia, allo stesso tempo, la rivalutazione delle tradizioni popolari, la sensibilizzazione dei giovani al rispetto della tradizione storica, la promozione dei nuovi interessi, facendo rivivere atmosfere perdute, suggestioni antiche che si coniugano con le  alchimie magiche dell’innamoramento.

La manifestazione, in effetti, è una sorta di concorso musicale dove partecipano otto gruppi musicali abbinati agli otto Rioni storici di Bisignano.

Domenico Modugno, a Polignano a Mare in Puglia, eseguiva serenate su richiesta, in un posto così suggestivo e romantico da non avere eguali nel mondo. Vicoli romantici e merli a picco sul mare, che fanno pensare a Giulietta sul balcone in piazza del Campo che contempla con sguardo innamorato il suo Romeo! 

Questo, credo che sarebbe lo scenario ideale per organizzare il più bello, grande, indimenticabile festival di serenate; un evento con sposi e spose reali, in costumi d’epoca, convolanti a nozze e contest di canzoni d’amore in lizza per la palma di ‘migliore serenata dell’anno’. 

La premiazione, naturalmente, dovrebbe avere luogo sul palco del festival dedicato a Domenico Modugno.

Piccola citazione: anche Matteo Salvatore, per scampare alla fame, si è guadagnato da vivere portando serenate nella zona Daunia-Gargano.

Quest’ultima tradizione è tramandata e diffusa dai “Cantori di Carpino”, capitanati dal grande Nicolino Gentile, che offrono la pizzica al mondo come il bene più prezioso, all’insegna delle serenate più belle.

Ci sono tanti festival dedicati alle serenate in giro per lo stivale. Ognuno ha una particolarità intrinseca, una suggestione che lo porta a differenziarsi dagli altri.

Anche il Molise ha il suo festival delle serenate, ma questo è itinerante. 

È una rassegna di serenate intitolata a Carmine Di Vincenzo, sindaco di Chiauci prematuramente scomparso. 

Viene organizzato, dal 2013, di volta in volta nel paese che ha vinto la competizione dell’anno precedente. È una joint-venture Molise - Puglia, sponsorizzato dalla Federazione Italiana Tradizioni Popolari. 

L’ultima edizione, presentata impeccabilmente, come sempre, dal vulcanico Maurizio Varriano, autore da coordinatore dei Borghi d’Eccellenza, associazione detentrice del marchio, si è svolta a Roccamandolfi, che ha vinto e quindi il paese si è aggiudicato il diritto di organizzare l’evento successivo.

I comuni molisani hanno garantito una nutrita partecipazione. Si sottolinea che, oltre alla vittoria di Roccamandolfi, c’è stato un secondo posto del gruppo di Termoli “A struculatorje”, proposto dall’associazione culturale Terzomillennio Termoli. 

Da www.primonumero.it del 15 luglio 2018 cfr.Il gruppo è formato da 15 elementi musicali tra fisarmoniche, chitarre, patapum, tamburelli, coro e voci soliste; un gruppo di nuova costituzione incentrato sulla riscoperta dei valori tipici e arcaici del folclore termolese e molisano”.

In una piazza gremita all’inverosimile, i vari ensemble hanno affrontato il parterre mettendo in atto la messinscena tipica della damigella al balcone e l’innamorato con la chitarra/liuto (mi piace pensare ai celebri affreschi napoletani) che esprime con passione, attraverso il canto struggente, il suo ardore più profondo.

Ho scoperto, in quella occasione, che diversi paesi del Molise hanno dei gruppi che cercano di tenere viva la tradizione popolare del proprio paese, conservando la memoria storica dei vecchi canti popolari, ma soprattutto delle serenate. 

A tutto ciò si aggiunga che c’è una sentita riscoperta dei costumi antichi (vedi il Musec, ma anche l’evento sui costumi popolari che si svolge ogni estate a Longano), delle pacchiane e di tutti gli oggetti simbolici di antiche culture, con significati ermetici e nascosti, indici di una comunicazione quasi carbonara tra i componenti; queste manifestazioni spontanee aiutano a non disperdere il nostro patrimonio nelle spire del tempo che tutto macina assorbe e avvolge nel dimenticatoio.

… e così le parlate, la gestualità, i costumi, gli strumenti della tradizione e gli utensili rinvenuti nelle cantine fanno sì che la cultura navighi in mare aperto verso i lidi dei secoli a venire, recuperando quei valori che uniranno varie generazioni in un filo comune che non potrà essere spezzato neanche dall’arroganza degli eruditi, i quali tendono a uccidere l’idea della cultura reale, a favore di una masturbazione mentale che li conduce per mano nei mondi grigi e ipocriti della vanagloria libraria.

Recuperiamoci recuperando i nostri valori e badando bene di non tirare lo sciacquone sulla nostra storia: noi siamo quel che siamo e non quello che gli altri si aspettano da noi; noi Sanniti nell’anima e nel cuore, disposti a credere e morire per una singola verità.

Facciamo che il nostro orgoglio non venga sprecato stupidamente per inezie irrilevanti, ma diventi il motore trainante del ritrovamento di una dignità di popolo che si sta perdendo, purtroppo da tanto, in un servilismo stupido e assurdo, invece di brillare alla luce delle gesta dei nostri padri.

Condensiamo allora la passione per la nostra Terra in una serenata che proietteremo verso il futuro, garantendo la nostra presenza a coloro che non avranno la fortuna d’incontrarci, ma ci conosceranno nei sogni, tra le righe di una canzone intrisa di un sentimento che non perirà mai: l’amore.

di Lino Rufo