Campobasso: positivo al Covid socio di un negozio, ma la ditta precisa: "Locale sempre sanificato"

Timore e preoccupazione nelle ultime ore per la positività di un uomo di Campobasso, che nei giorni scorsi era stato in contatto con i venezuelani di Sant'Antonio di Padova. Si tratta di un socio dell'attività Tronca di Campobasso, specializzata nella vendita di articoli per feste, con sede nel Rione San Pietro.

A poche ora dalla circolazione dell'informazione, la società ha tenuto a smentire le notizie correnti su alcuni profili social ed ampiamente diffuse tra la popolazione, che riportano la chiusura del punto vendita in seguito alla positività di uno dei soci al Covid-19. "L’unico punto vendita della società, ubicato in Campobasso al Rione San Pietro, - spiegano - non è stato mai soggetto a chiusura, se non per il periodo di lockdown imposto dalla normativa d’urgenza, e sta continuando la propria attività ordinariamente. Si precisa come, per la tranquillità di tutti, il personale dipendente è stato sottoposto al tampone faringeo per accertare l’eventuale positività al Covid-19 e nessuno è risultato positivo ad eccezione di un socio che, già da giorni, non frequenta più il punto vendita".

"La Tronca S.A.S., inoltre, sin dall’inizio dell’emergenza sociosanitaria legata alla trasmissione del Covid-19, si è attenuta alla normativa di riferimento adeguandosi tempestivamente e senza indugio all’adozione di tutte le misure di prevenzione previste ed adottabili, il punto vendita, inoltre, è igienizzato quotidianamente e lo stesso è stato sottoposto periodicamente a sanificazione, l’ultima eseguita il 26/07/2020. La falsa notizia circolante in queste ore circa la chiusura del punto vendita, indicato addirittura come cluster, deve essere nettamente smentita dal momento che, come detto, nessuno dei dipendenti in servizio né i relativi familiari, è risultato positivo al test del tampone faringeo, mentre, per quanto riguarda il socio risultato positivo, le ragioni del contagio sono già state accertate e sono da attribuire a quello che viene definito dai media regionali come il “cluster venezuelano”.