Sergio Castellitto e il suo legame con il Molise: "È la terra della nostalgia"

Poteva nascere in America, invece ha le sue radici in Molise. Così, l'attore Sergio Castellitto si racconta a Vanity Fair, parlando della terra che ha portato e porta sempre nel cuore: il Molise.

"Arturo, mio padre, nato a Campobasso, alla fine della guerra emigrò a Roma con i suoi quattro figli e la moglie. Per un puro caso, non se ne andò in America come molti molisani in quegli anni. Io, figlio del miracolo economico, sono nato diversi anni dopo". Il legame con la terra del padre, Sergio Castellitto non l'ha mai dimenticato, e descrive il Molise come una terra ricca di racconti, i racconti di Arturo, suo padre, e dei suoi fratelli. Racconti di mille aneddoti più e meno curiosi vissuti alcuni anni prima proprio qui, in Molise. 

Racconti teneri, divertenti, grotteschi ma legati insieme da una umanissima e quasi violenta nostalgia. "Perché il Molise è terra di nostalgia" per l'attore: è "una terra di bellezze sorprendenti, dalle spiagge di Campomarino alle montagne del Matese. Quel mare, quelle montagne hanno forgiato il carattere di questa straordinaria gente. E forse, ancora oggi, il loro ruvido inconscio vive di rendita nel ricordo di quando i loro antenati Sanniti costrinsero i Romani a piegarsi sotto il giogo delle forche caudine. È un orgoglio che solo i poveri possono permettersi".

Una terra, insomma, ricca di una bellezza quasi unica tutta da scoprire e visitare, quella vista dagli occhi di Sergio, che tornò in Molise molti anni dopo la sua prima giovinezza, quando dovette girare proprio qui le scene finali del celebre film Non ti muovere. Quel viaggio che lui stesso descrive come "un atto di amore nei confronti della mia famiglia, del mio stesso sangue".

Un'intervista, quella rilasciata a Vanity Fair, che dimostra il legame dell'attore per la sua terra d'origine, non priva, inoltre, di curiosi aneddoti: Sergio parla del suo amico, Agostino, "l'ultimo amico molisano". "Lo raccolsi appena nato e piuttosto debilitato sotto un albero nelle campagne intorno a Bojano. - racconta l'attore - Durante una delle ultime scene del film girate in quel magnifico sito archeologico che è Sepino, l’antica città romana, Agostino sparì. Il circo del cinema stava già smontando le sue tende per ripartire e io ero già rassegnato a non ritrovarlo mai più. Solo all’ultimo momento, l’attrezzista (e io gli sarò sempre grato) lo ritrovò rattrappito dal freddo nel tepore del vano motore del suo pick-up". Agostino, in realtà, è un gatto, e oggi ha diciassette anni. Se ne va in giro con "le orecchie maciullate dagli scontri di quartiere, il miagolio rauco di un fumatore incallito e ogni sera al tramonto lo trovo sul cornicione del terrazzo. Sta lì per me, ne sono certo. Aspetta che io beva la mia birra, che il sole sparisca, poi se ne va per conto suo". Agostino, fedele amico, parla poco "come i molisani e quando morirà io piangerò di nostalgia".

di Mariagrazia Staffieri