Accadde Oggi 8 luglio - #almanacco

Oggi 8 luglio la chiesa festeggia Sant’Alberto da Genova, monaco eremita

1497 – Vasco da Gama salpa da Lisbona, iniziando il suo viaggio verso l’India
1663 – Carlo II d’Inghilterra garantisce a John Clarke uno statuto reale per il Rhode Island
1672 – Guglielmo III d’Orange viene nominato Statolder d’Olanda
1758 – Le forze francesi tengono Fort Carillon contro i britannici a Ticonderoga (New York)
1760 – Battaglia della Ristigouche – i britannici sconfiggono i francesi nell’ultima battaglia navale in Nuova Francia
1776 – Viene mostrata per la prima volta al pubblico a Filadelfia la dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, firmata il 4 luglio
1797 – Viene emanata la Costituzione della Repubblica Cisalpina
1822 – I Chippewa cedono grandi estensioni di territorio in Ontario al Regno Unito
1859 – Re Carlo XV/Carlo IV accede al trono di Svezia-Norvegia
1889 – Durante l’ultimo incontro di campionato di pugilato a mani nude, John L. Sullivan batte Jake Kilrain dopo 75 round
Viene fondato ed esce il primo numero del Wall Street Journal
1904 – Italia: la legge Orlando estende l’obbligo scolastico da 9 a 12 anni, ma avrà scarso successo a causa delle poche scuole presenti nei comuni d’Italia
1907 – A Pisogne, la Società Nazionale Ferrovie e Tramvie fa entrare in esercizio la linea ferroviaria per Iseo, secondo tratto della Ferrovia Brescia Iseo Edolo
1919 – In Italia nasce l’Associazione Nazionale Alpini (ANA): un gruppo di reduci della Grande Guerra ne approva lo Statuto sociale decretandone ufficialmente la costituzione
1947 – Nasce il cosiddetto caso Roswell. Il quotidiano locale Roswell Daily Record riporta che a Roswell, nel Nuovo Messico, il 509º Gruppo Bombardieri avrebbe catturato un oggetto volante non identificato. Un UFO si sarebbe schiantato al suolo e le parti recuperate sarebbero state portate alla base aerea di Wright Petterson
1956 – Viene scalato per la prima volta il Gasherbrum II, la tredicesima montagna più alta della Terra
1972 – In un attentato a Beirut perde la vita lo scrittore Ghassan Kanafani, portavoce del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina
1978 – Sandro Pertini è eletto settimo Presidente della Repubblica Italiana al sedicesimo scrutinio con 832 voti su 995
1988 – Italia: si conclude la prima fase del processo per la strage di Stava del 19 luglio 1985, la seconda per numero di morti dopo il Vajont
1997 – I ricercatori della Mayo Clinic avvisano che il farmaco dietetico fen-phen può causare danni a cuore e polmoni
1997 – La NATO invita Repubblica Ceca, Ungheria, e Polonia ad entrare nell’alleanza nel 1999

Nati

Edgar Morin (1921)
Artemisia Gentileschi (1593)
Marty Feldman (1933)
Jean De La Fontaine (1621)
Ernst Bloch (1885)

Morti

Carlo Vanzina (2018)
Lelio Luttazzi (2010)
Tommaso Landolfi (1979)

Oggi ricordiamo nello speciale un grande Presidente della Repubblica, Sandro Pertini.

Pertini, Sandro (propr. Alessandro). - Uomo politico italiano (Stella, Savona, 1896 - Roma 1990). Iscritto al Partito socialista unitario dal 1924, venne incarcerato e confinato durante il fascismo. Partecipò alla Resistenza tra i massimi dirigenti del Comitato di liberazione nazionale Alta Italia (CLNAI). Promosse la ricostruzione del Partito socialista e, sostenitore dell'unità delle sinistre, fu direttore dell'Avanti! (1946-47, 1949-51). Deputato alla Costituente, senatore (1948-53), deputato dal 1953, fu presidente della Camera (1968-76) e dopo le dimissioni di G. Leone fu eletto presidente della Repubblica (1978-85). Diede del mandato presidenziale un'interpretazione attiva e dinamica nella soluzione di alcune crisi di governo, sviluppando talora un'efficace interlocuzione diretta con la nazione.

Dottore in legge (Modena) e scienze sociali (Firenze), partecipò giovanissimo alla prima guerra mondiale come tenente dei mitraglieri. Iscritto al Partito socialista unitario dal 1924, svolse un'intensa attività organizzativa e nel dopoguerra fu tra gli animatori dell'antifascismo ligure. All'esigenza di avversare l'egemonia del fascismo con la testimonianza di una presenza democratica e libertaria, il giovane socialista, al pari di altri giovani della sua generazione come i Rosselli, P. Gobetti e A. Gramsci, uniformò la sua attività negli anni del carcere, del confino e della Resistenza. L'intransigenza antifascista maturò come conseguenza al fallimento della politica dell'Aventino: il carcere costituiva l'unica forma di opposizione allora realizzabile. Fu condannato una prima volta nel 1925 per aver redatto e diffuso un opuscolo antifascista e, nel 1927, subì un'ulteriore condanna per aver favorito l'espatrio di F. Turati in Francia (dic. 1926), dove lo stesso P. si trasferì. Successivamente la necessità di mantenere il contatto diretto con l'opinione italiana e il frutto di trent'anni d'attività socialista tra le masse giovanili e operaie, determinò in P. la decisione di rientrare in Italia. Munito di passaporto falso, riconosciuto e arrestato nell'aprile 1929, fu condannato nel novembre successivo dal Tribunale speciale a 11 anni di reclusione; ne scontò 7 in carcere e fu poi confinato a Ponza e Ventotene. Liberato nell'agosto 1943, con P. Nenni e G. Saragat ricostituì il partito socialista e combatté nella difesa di Roma a Porta S. Paolo. Nell'ottobre 1943 fu arrestato dalle SS e condannato a morte; nel gennaio 1944 evase dal carcere romano di Regina Coeli e si trasferì a Milano dove fu tra i massimi dirigenti del Comitato di liberazione nazionale dell'Alta Italia, tra gli organizzatori dell'insurrezione dell'aprile 1945. Segretario del PSI fino al dicembre 1945, direttore dell'Avanti! (1946-47, 1949-51), fu deputato alla Costituente, senatore (1948-53), deputato dal 1953. Sul terreno politico fu sostenitore dell'unità delle sinistre e dell'autonomia del PSI e avversario del centrosinistra. Presidente della Camera dei deputati (1968-76), fu eletto, dopo le dimissioni di G. Leone, presidente della Repubblica (1978-85), sostenuto da un largo schieramento che escludeva l'estrema destra. A differenza dei predecessori, P. improntò la sua azione a un notevole dinamismo, dando un'interpretazione più attiva della carica e delle funzioni di presidente della Repubblica. Dotato di grande comunicativa e di un linguaggio semplice ed efficace, riscosse in anni difficili e in circostanze spesso drammatiche il larghissimo consenso di chi vedeva in lui il rappresentante di un'Italia diversa, non toccata dagli scandali. I suoi interventi politici furono condotti in uno stile schietto e talvolta duro, come avvenne nel novembre 1980, dopo il terremoto in Irpinia, quando in un messaggio alla nazione si scagliò contro i pubblici poteri per la lentezza dei soccorsi e la grave inefficienza dimostrata dallo stato. Nella crisi di governo iniziata nel gennaio 1979 affidò per la prima volta l'incarico governativo a un laico, il repubblicano U. La Malfa, che non riuscì nel suo intento per i veti incrociati della DC e del PCI. Fu ancora P. ad affidare l'incarico a un altro repubblicano, G. Spadolini, nel giugno 1981, e al socialista B. Craxi nell'agosto 1983. In campo internazionale perseguì sempre un coerente pacifismo, esprimendosi a favore di un disarmo «totale e controllato» (aprile 1983), oppure dichiarando che il contingente italiano inviato in Libano avrebbe dovuto essere immediatamente ritirato in caso di guerra (dicembre 1983). Terminato il mandato presidenziale (giugno 1985), divenne, di diritto, senatore a vita della Repubblica. Tra i suoi scritti il memoriale Sei condannedue evasioni (1970); nel 2012 un'ampia selezione di testi e discorsi dell'uomo politico è stata pubblicata a cura di P. Pierri sotto il titolo Gli uomini per essere liberi.

Di grande spirito e simpatia rimane impressa la sua presenza ed esultanza per la vittoria del Campionato del Mondo di Calcio di un’Italia fortissima. Era l’estate dell’anno 1982 e, ricordiamo quella straordinaria impresa con il relativo filmato.