#Latte&Caffè. La situazione politica in Molise prima e dopo il caso Moro

16 marzo 1978: non c'è un italiano che non sappia cosa è accaduto in questa data. E' una data impressa nella mente e nel cuore di ciascun italiano, giovane o anziano che sia. E' la data in cui il Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, viene rapito, la data che dà inizio ai devastanti cinquantacinque giorni di prigionia dello statista e di agonia dell'Italia intera.
 
Una pagina di storia tra le più importanti, tra le più affascinanti ma soprattutto una pagina ricca, ancora oggi a distanza di quarantadue anni, di interrogativi e dubbi irrisolti.
In quella maledetta mattina, in via Fani, insieme all'on. Moro fu uccisa la sua scorta, di cui faceva parte anche un molisano: Giulio Rivera.
Rivera, quella mattina, guidava l'Alfetta che precedeva l'automobile di Moro: fu il primo ad imboccare via Fani. Nato a Guglionesi nel 1954, aveva soltanto ventiquattro anni. Una giovane vita spezzata da otto proiettili delle Brigate Rosse. Dunque, il Molise ed il caso Moro hanno un forte legame.
Come noto, durante i giorni del rapimento, all'interno della scena politica si delinearono due strade: quella della fermezza, intrapresa dai due grandi partiti di maggioranza nonché dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Comunista e quella della trattativa intrapresa dal Partito Socialista. I motivi dei primi sono legati al fatto di non voler cedere al ricatto dei brigatisti, quelli dei socialisti presumibilmente sono legati a fattori di tipo politico e non soltanto umanitario. L'ipotesi più probabile, è che il PSI guidato dal neo leader Bettino Craxi volesse prendere il posto, all'interno dell'arco parlamentare, del nemico storico nonché il PCI. Obiettivo che si concretizzò l'anno successivo, alle elezioni del 1979.
 
Qual era, dunque, la situazione partitica a livello nazionale e nella nostra regione nel periodo antecedente e successivo il caso Moro?
Occorre partire dal 1976, anno in cui l'Italia fu colpita da una grande crisi politica: l'on. Moro rese nota la sua apertura ad un governo con il PCI guidato da Berlinguer, motivo per il quale il PSI, sostenitore di Moro, decise di dimettersi poco dopo e dunque non dare sostegno al governo. Successivamente, la DC diede vita ad un nuovo governo con soltanto la presenza di ministri della stessa. Per la quinta volta Moro fu presidente del Consiglio. Nel frattempo il partito di centro, il presidente della Repubblica Giovanni Leone e l’ex presidente del Consiglio Mariano Rumor furono colpiti dallo scandalo Lockheed. Per tale motivo il governo Moro fu costretto a fare un passo indietro e vennero per la seconda volta, sciolte anticipatamente le Camere. L'ipotesi più temuta era quella che il PCI potesse "sorpassare" la DC, ottenendo più voti e dunque, il primato storico.
 
Fu così, o meglio, in parte. Il 20 giugno del 1976 il Partito comunista ottiene sì il primato storico nonché il 34,4%, ma non sorpassa la Democrazia Cristiana che ottiene il 38,7%. Il Partito Socialista si assesta al 9,6%, come nel 1972. Il Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale ottiene il 6,1%, il Partito Socialista Democratico Italiano il 3,4%, il Partito Repubblicano il 3,1% ed il Partito Liberale l'1,3%. Le novità in Parlamento sono la Democrazia Proletaria con l'1,5% e il Partito Radicale con l'1,1%.
 
A Campobasso la DC detiene il primato, sebbene in calo, con il 46,4%, il PCI ottiene il 23,9% aumentando i consensi. Il MSI - DN ottiene il 9,3%, il PSI il 6,7% ed il PSDI il 4,9%. Con risultati di gran lunga inferiori troviamo il PRI, il PLI, la DP ed i radicali con rispettivamente il 3,9%, l'1,99%, l'1,9% e lo 0,9%.
A livello regionale, in Molise, la DC ottiene un buon 50,7%, il PCI il 25,97%, il PSI ottiene il 6,7%, il MSI - DN il 5,98%, il PSDI il 3,6%, il PRI il 3%, il PLI l'1,9%, la DP l'1,6% ed i Radicali lo 0,5%.
 
Si assiste quindi ad una crescita del Partito Comunista, come previsto, e ad una paralisi del Partito Socialista e, il primo "pressa" i democristiani per entrare nel governo. Ciò prima dell'assassinio di Aldo Moro. Dopo il ritrovamento del corpo dello statista, il PCI si trova in forte difficoltà poiché, dati gli accadimenti, potrebbe perdere consensi. Prende la decisione di uscire dalla cosiddetta solidarietà nazionale.
 
E' il 1979, terze elezioni anticipate, accade ciò che il PCI temeva: ottiene il 30,4%, dunque una diminuzione, la DC perde lievemente e si assesta al 38,3%. il PSI ottiene il 9,8%, il MSI - DN ottiene il 5,3%, il PSDI aumenta leggermente al 3,8%, il PR aumenta arrivando al 3,5%, il PRI ottiene il 3% ed infine il PLI ottiene l'1,9%.
 
In Molise la DC aumenta i consensi passando al 54,7%, il PCI arresta al 21,5%, il PSI aumenta e va al 7,4%, il MSI - DN scende al 5,2%, il PSDI scende al 2,8%, il PLI al 2.2%, il PSI al 2,1% ed il PR al 1,9%.
A Campobasso, la DC ottiene la maggioranza assoluta pari al 52,5%, il PCI diminuisce e va al 18,7%, il MSI - DN ottiene il 7,3%, il PSI aumenta di poco ottenendo il 7,1%, i radicali aumentano ottenendo il 3,5%, a seguire il PRI con il 2,6% ed il PLI fermo al 2%.

Dunque, una situazione che ha risentito molto di quelli che sono stati gli avvenimenti italiani di quegli anni, dagli scandali, alle stragi, al terrorismo fino al Caso Moro. Una conferma al fatto che politica e società vanno di pari passo.
 
Alessandra Potena