I giudici dicono no al M5S. Nessun controllo su Urbi Smart

I Giudici di Palazzo Spada, sede del Consiglio di Stato, confermano la sentenza del Tar Molise e bloccano la richiesta di accesso agli atti dei pentastellati Molisani che avevano a chiare lettere, chiesto a Toma ed alla sua maggioranza, trasparenza sulle spese sostenute con i soldi dei contribuenti Molisani. Una sentenza che delinea indici non condivisibili in merito alla trasparenza degli e sugli atti amministrativi.

I Giudici in sintesi , nel dar ragione al resistente Toma, delineano una linea tutta improntata sulla privacy e sul teorizzato “ stalking “ da richieste. La V sezione del Consiglio di Stato, presieduta da G. Severini, dopo il Tar Molise, ha quindi respinto il ricorso presentato dai consiglieri  5 stelle : Greco, Di Chirico, Primiani e Fontana , nel ricorso manca la firma di Nola e della Manzo. La tenuta della documentazione è patrimonio della funzione esecutiva e non di quella legislativa , non equiparabili per evitare il confondersi delle rispettive funzioni. La sentenza fa richiamo alla Costituzione che non ha inteso intervenire sulla funzionalità delle regioni in termini di governo assembleare. Ogni uscita come ogni entrata , tra l’altro, è decifrabile nei meandri dei bilanci . Palazzo Spada non contesta la facoltà dei consiglieri ma pone l’accento sull’ingresso massivo senza forme e controlli in una strumentazione digitale ( la Urbi Smart ),  che continuativamente permette l’accesso a tutti gli atti dell’amministrazione. In definitiva, la Giustizia Amministrativa, acclara, senza mezzi termini , il potere di un uomo solo al comando e non ne limita le scelte ma limita il coinvolgimento di chi sostiene l’economia regionale, appunto nelle scelte e nelle spese. Chiaramente, il cappello finale è riferito ad ogni Presidente, di destra o sinistra che sia e questo, non depone decisamente bene, in termini di assoluta trasparenza.