TESTIMONIANZA di Matteo Volpi - #Poesia Senza Tempo Nel Nostro Tempo

Non vivere i momenti ma vivi i tormenti che ti assalgono e ti bruciano l’anima nel veder indifferenza e morte. Il disinteresse, la solitudine mai condivisa per debellarne l’inquietudine, il Mondo che gira al contrario e dichiara guerra ad equità, passione, condivisione, amicizia, aiuto ed amore.

L’incubo di una realtà che vede solo attraverso l’occhiello della porta ben serrata e che si apre solo se di gradimento al padrone. Si è sordi tra il silenzio del rumore assordante di un circuito senza freni , senza più il dogma della condivisione e dell’aiuto dei più bisognosi, più deboli.

Si corre, si corre e nel fermarsi si travolge ogni cosa; l’importante non sia la tua cosa. Morti a terra senza che nessuno ne abbia “ pietà “. Feriti nel corpo e nell’anima che rischiano il colpo finale senza sguardi attenti e di comprensione, d’aiuto. Si corre, si corre e, ci si ferma solo se c’è un interesse alla fermata. La lontananza dal mondo della vita comune, i telefonini che ci isolano e ci donano irrazionale mal dell’essere, anche se mascherato da ozio favorevole, il pianto scambiato per felicità; questa la vita odierna. Malessere nell’essere, benessere nel malessere. Il mondo non più per l’uomo ma per automi umani senza speranza e voglia di vivere da vivi. Una “TESTIMONIANZA” ,  quella di Matteo Volpi, che viene raffigurata da Antonietta Aida Caruso da una figura di uomo avvolta dal nulla da quel tempo che ormai perso, sarà per sempre : senza tempo ! Bellissimo anche il commento critico delle brave Carol Guarascio ed Elèna Varanese, in calce alla poesia.

TESTIMONIANZA di Matteo Volpi

Come si chiama

e dove si trova

e le inviamo una volante

e non importa quanto sia distante

di tutta questa gente

mi giunge la voce.

Pianti, grida, scherzi

e richieste d’aiuto

e chi è ferito, chi è morto

e chi è svenuto,

chi parla e chi è confuso.

Voci, sospiri, lamenti,

tremor di denti.

Richieste non pertinenti.

Ed è tutto un urlare e un farfugliare

un mormorare e un singhiozzare.

E tutto questo, nelle orecchie,

è troppo per un uomo.

Per queste anime, per loro,

adesso non mi commuovo.

Ognuno è solo, su questa terra,

un numero di telefono.

E non importa se piangono o ridono,

soffrono e godono.

Perché, io, non mi commuovo.

Tutto questo è troppo, per un uomo.

COMMENTO CRITICO 

Il poeta reporter, dalla trincea dell’esistenza, evoca, novello 

Quasimodo, il dramma dell’attuale situazione umana fra

identità vuote e sguardi impassibili.