Verso il futuro della formazione. All'istituto Pertini Montini Cuoco al via il corso di Challenge Based Learning

80 docenti delle scuole secondarie di primo e di secondo livello si “mettono in gioco”  seguendo il percorso di formazione CBL Training Camp, nel contesto della didattica a distanza, gestito dall’Istituto Pertini-Montini-Cuoco.  Al via oggi dunque l’esperienza formativa per conoscere e mettere in pratica il Challenge Based Learning  (CBL) ovvero l’approccio didattico innovativo, flessibile, coinvolgente e collaborativo basato su sfide “reali”, che mette gli studenti al centro, che stimola l’apprendimento attivo nei futuri cittadini. “L’attività formativa proposta è molto valida e qualificante – afferma il dirigente scolastico dell’istituto, il professore Umberto Di Lallo – vista anche la situazione attuale che ha rivoluzionato il modo di fare didattica. Da diversi anni pratichiamo il metodo CBL a scuola con grande successo e quella proposta è una grande opportunità formativa per tutti i docenti iscritti”. Spiega Andrea Geremicca, Direttore dello European Institute for Innovation and Sustainability (EIIS) di Roma, docente presso la LUISS e la LUMSA e Direttore del Master in Innovazione e Imprenditorialità della Rome Business School  nonché uno dei docenti del corso: “Il CBL è uno strumento didattico che si pone un obiettivo ambizioso: coinvolgere studenti ed insegnanti in una sfida reale e produrre, grazie ad un approccio pratico e al lavoro di squadra, un apprendimento divertente, rapido e multidisciplinare. Dati empirici mostrano che l’efficacia di tale strumento è evidente e il gradimento da parte degli studenti e dei docenti è altissimo. Gli insegnanti – continua Geremicca – si liberano dal peso di dover assicurare che tutti gli studenti arrivino nello stesso momento e con lo stesso percorso di apprendimento. Nel CBL infatti l’insegnante prepara il contesto e con abilità fa in modo che sia la sfida a coinvolgere e trascinare gli studenti nel viaggio verso la conoscenza”.  Non c’è apprendimento significativo senza coinvolgimento cognitivo ed emotivo dei ragazzi. La motivazione negli studenti cresce se chiamati a risolvere problemi, a sviluppare intuizione e a usare creatività e riflessione. Bisogna quindi attivare la motivazione attraverso il piacere ad apprendere e la gratificazione che si prova quando si riesce a rispondere positivamente a una sfida con le proprie forze. “L’insegnamento odierno – commenta il professore – è largamente influenzato da un modello didattico ritenuto ottimale un po’ di tempo fa. In tutti questi anni tale modello è rimasto, sostanzialmente, invariato. Le lezioni sono di tipo frontale e sono cioè costruite rispettando puntualmente i ruoli di insegnante e studente, dove i primi sono chiamati al difficile compito di scegliere cosa studiare e come farlo e i secondi sono, loro malgrado, attori non protagonisti nel processo di apprendimento, il quale viene deciso in maniera standardizzata e non tiene conto delle diverse personalità di ognuno e dei suoi punti di forza o debolezza. Imparare però – chiarisce – è un processo personale e per ottenere il massimo rendimento si dovrebbe cercare di stimolare ognuno in maniera differente, guidandolo certamente, ma consentendogli al tempo stesso una certa libertà di azione. Bisognerebbe fornire allo studente gli strumenti necessari per intraprendere il viaggio verso la conoscenza e lasciarlo poi libero di percorrere la strada che ritiene più opportuna, limitandosi al ruolo di guida presente ma discreta, affidabile ma permissiva. Generalmente si acquisisce conoscenza per poi essere in grado, una volta entrati nel mondo del lavoro, di risolvere i problemi che si presentano. Quanto sarebbe più pratico e divertente invece imparare mentre si risolvono gli stessi tipi di problemi che ci troveremo ad affrontare? Quanto sarebbe più efficace un sistema che non rimandi al futuro la prova della nostra conoscenza nel risolvere i problemi ma che sfrutti invece il problema stesso come strumento di apprendimento?” Con il CBL quindi non si opera come nella didattica tradizionale dando risposte a domande (d'altra parte spesso non manifestate) degli alunni, ma si fa leva sulla spinta motivazionale del gioco presentando l’attività didattica in termini di sfida. Si sfidano cioè gli studenti e le studentesse ad affrontare e quindi risolvere “problemi” reali, cercando loro stessi le risposte per preparali alle sfide che affronteranno nella professione e nel domani. Diversi gli strumenti digitali che utilizzerà il team di esperti e che spiegherà ai docenti iscritti al fine di “accorciare le distanze tra insegnante e studente puntando sul digitale come percorso parallelo e non come ripiego” conclude Andrea Geremicca.  I moduli sono organizzati in modo da offrire ai destinatari del percorso conoscenze della storia, dell’approccio e delle principali logiche di funzionamento e di applicazione, ma soprattutto quindi un metodo di lavoro riutilizzabile da parte dei docenti interessati.