Dopo i dati diffusi dalla SVIMEZ arriva l'allarme della Cgil Molise: "una Regione a rischio desertificazione"

«Nei giorni scorsi e all’interno di diverse iniziative la CGIL del Molise ha lanciato l’allarme analizzando i preoccupanti dati diffusi dalla SVIMEZ che parlano, senza mezzi termini, di una Regione a rischio desertificazione, con problemi gravissimi in termini occupazionali e con aumento della popolazione anziana al di sopra di ogni pur pessimistica aspettativa».

In una nota, a firma del Segretario Regionale CGIL Abruzzo Molise, Franco Spina e del segretario Generale CDLT Molise, Paolo De Socio, esprimono l'ennesimo timore: una regione sempre più precaria a rischio di spopolamento.

«Il quadro regionale risulta oltremodo compromesso qualora fossero circostanziate le indiscrezioni trapelate in materia sanitaria e di Piano Operativo proposto che parlano di ulteriori tagli e di smantellamento di interi reparti a fronte di  un ulteriore deficit da 60 milioni di euro alimentato dal triste teatrino di commissariamenti proposti più per beghe politiche di basso rango e per interessi privati in materia pubblica che per reali volontà di risanamento.     

Si deve evidenziare anche la particolarità  molisana nel proporre (in realtà nel non proporre..)  piani di stabilizzazione nel settore pubblico che siano funzionali a una idea di sviluppo territoriale che renda esigibile anche i contenuti della riforma Madia e che possa determinare una risposta a tanti precari – la maggior parte dei quali ormai ultraquarantenni -  per non disperdere anche competenze e professionalità acquisite sul campo durante tanti anni trascorsi con il patema del rinnovo. E’ paradossale l’esistenza da un lato di una necessità di definire riorganizzazioni funzionali sia della Regione che delle altre aziende e partecipate pubbliche, e dall’altro l’approccio scomposto e incomprensibile che si va affermando continuando a far finta dell’assenza del tema  precari, ma nel contempo continuando a produrre nuovi precari. E’ giunto il momento di definire azioni concrete e soluzioni giuste nel rispetto delle leggi e dei protocolli sottoscritti. Il Molise è tra le Regioni dove ad es. ancora oggi  non si parla di riorganizzazione delle comunità montane e non si trovano soluzioni per i lavoratori coinvolti, mantenendo solo gestioni commissariali che, evidentemente, servono ad altri scopi.

Anche sul fronte della riapertura dei cantieri  e per quelle che in Regione potrebbero definirsi “grandi opere” infrastrutturali non si avvertono segnali chiari di una programmazione a medio, breve e lungo termine che possa rilanciare il settore e dare un po’ di ossigeno ai livelli occupazionali interessati. Il Molise è fermo, se non ripartono gli investimenti pubblici in opere utili ed urgenti, non riparte un settore storicamente strategico per il Molise come quello dell’edilizia. Vorremmo capire che fine abbia fatto il patto per il Sud ad es., i previsti finanziamenti per il completamento di importanti arterie stradali o l’avvio del piano per la messa in sicurezza del territorio.     

Le agitazione e gli scioperi proposti dai lavoratori impegnati nel sistema del Trasporto Pubblico Locale, hanno evidenziato criticità da anni presenti e che nessuno ha voluto affrontare. Dalla difesa dei propri diritti alla sicurezza e funzionalità del servizio nell’interesse di cittadini, lavoratori, studenti e utenti in genere. Dalla necessità di rendere funzionale l’esistente, all’urgenza di definire un nuovo piano dei trasporti che abbia come fine la riorganizzazione funzionale delle reti di comunicazione e connessione dentro e fuori la Regione.    

In aggiunta, negli ultimi anni, il Molise ha vissuto una vera e propria emergenza occupazionale delle filiere storiche. Lo smantellamento degli impianti e dei macchinari dell’ormai ex Zuccherificio del Molise nonostante proposte ed impegni assunti a livello regionale e ministeriale, ha di fatto rappresentato la cancellazione di un intero comparto storico produttivo sia per il Molise che per tutto il mezzogiorno. Così come la timida ripresa del settore tessile nell’isernino, avviata grazie all’intraprendenza di un gruppo di soggetti, pur apprezzabile, al momento è ben lontana dalla capacità di assicurare un ritorno ai livelli occupazionali e produttivi di uno dei più grandi poli tessili del Paese che faceva capo all’ex ITTIERRE. Solo queste due realtà e i loro indotti, hanno inferto un colpo serio all’economia del territorio e lasciato migliaia di famiglie allo sbando. Eppure tanti sono stati gli impegni e le dichiarazioni in merito a politiche attive e di accompagnamento per le maestranze. Poco o nulla si è fatto e chi può emigra abbandonando e impoverendo ulteriormente il territorio.  

L’opera di demolizione sociale si è compiuta da ultimo con il declino del settore avicolo. Ad ogni finanziaria regionale assistiamo ad un continuo rilancio sulla necessità di salvare e rilanciare questo settore e attraverso esso, riattivare una area di crisi complessa che lentamente stà scomparendo dalle priorità nazionali e da quella regionale. Dopo la decisione assunta dell’unico soggetto che aveva dimostrato attenzione per rilevare e rilanciare l’ex azienda Gam (ovvero Agricola Vicentina) e dopo il disimpegno della stessa società rispetto a un Contratto di Sviluppo e a un accordo firmato nel 2017 con il Ministero dello Sviluppo Economico, con la Regione Molise e con i sindacati sotto la supervisione della “mitica” e onnipresente Invitalia,  il destino della filiera avicola e del territorio matesino, è ancora tutto da costruire. La storia della ex Gam può inserirsi in una sorta di mini ILVA locale dove il presunto investitore non è straniero ma è tutta roba Made in Italy e dove le procedure, e le operazioni industriali poste in essere hanno di fatto escluso un competitor come era Gam dal mercato e di conseguenza la perdita di clienti a tutto vantaggio di chi ancora oggi produce in questo settore. Il tutto senza badare troppo alle ripercussioni sociali ed economiche del territorio, il mercato non fa prigionieri.

Spesso non si parla delle tante piccole e medie imprese che costituiscono l’ossatura del tessuto produttivo regionale, le loro crisi, le tante chiusure, i tanti licenziamenti, non fanno notizia. Eppure bisognerebbe incentivarle, creare politiche mirate per la creazione e crescita di nuove imprese.

In un quadro del genere, bene farebbe chi ha responsabilità di Governo, a svegliarsi dal torpore che rischia di avvolgere ancora di più il nostro Molise.

Questa Regione stà lentamente ma inesorabilmente sprofondando, se le istituzioni non comprendono l’urgenza di concentrarsi su un piano unico regionale di sviluppo capace di mettere a frutto le risorse che esistono e pianificare uno sviluppo compatibile del territorio, il lento declino ci porterà alla chiusura del Molise stesso oltre che all’ulteriore demolizione di quei diritti di cittadinanza fortemente già messi a rischio.

Il Sindacato e la CGIL nello specifico, non si arrende a questa idea folle ma al momento realistica, per queste ragioni abbiamo promosso idee e stimolato discussioni, adesso riteniamo che sia giunto il momento di aprire una vera e propria “Vertenza Molise” sia sul fronte interno che nazionale.

Chi pensa di Affrontare questo momento storico difficile senza un reale confronto e una ampia condivisione, con un piglio meramente basato su calcoli politici e di circostanza, agevola il processo di implosione.

Noi riteniamo urgenti momenti di condivisione vera tra tutti i soggetti sociali e non di semplici convocazioni istituzionali che troppo spesso assumono il carattere di consultazioni flash o di spot. Servono Consigli Regionali tematici permanenti nei quali si potrebbe e si dovrebbe fare sintesi delle migliori proposte provenienti dalle diverse componenti “politiche” presenti in Regione; si dovrebbe fare gioco di squadra almeno sulle questioni emergenziali, nell’interesse dei molisani. Il tema è e resta il lavoro e il rilancio dei diritti di cittadinanza, e su questo tema la CGIL chiede ci siano risposte urgenti, in tal senso lavorerà con atti propositivi come sempre avvenuto ma anche con iniziative forti. Il tempo delle non decisioni deve terminare».