Mazzuto risponde all'accusa di aver giocato un ruolo determinante nella sconfitta elettorale del cdx: "Giuro che io non ho fatto proprio nulla". E convince tutti

di Cristina Salvatore
 
Non chiamatela sconfitta, per l'amor del  cielo!
Va bene "disavventura", "piccolo incidente di percorso", "giusto un pizzico di sfiga" ma la parola "sconfitta" non pronunciatela mai.
 Agli uomini politici non piace e ai reduci del ballottaggio 2019 ancora meno, come se dietro a ogni sua singola lettera si celasse un peccato capitale. Come se il suono di questa parola liberasse nell'aria piccole particelle di incapacità, o come se, invece, potesse divenire lettera scarlatta tatuata sulla fronte.
Ad esempio, quelli come il coordinatore regionale della Lega salviniana, Luigi Mazzuto, dinanzi alla sola idea di "sconfitta" si chiudono in loro stessi. Si proteggono dalla sofferenza rimuovendo immediatamente la fonte di dolore. Mazzuto, in una recente intervista rilasciata agli organi di stampa, ha dichiarato di essere molto soddisfatto del risultato ottenuto. Ora, se la teoria della rimozione del ricordo doloroso non fosse quantomeno verosimile, la domanda nasce spontanea: "a quali enormi sciagure è abituato il povero Mazzuto?".
"Noi abbiamo fatto un ottimo lavoro - le parole dell'assessore - e abbiamo scelto una candidata nuova, una brava persona, una persona perbene". E fin qui non ci piove: la D'Alessandro è realmente una donna perbene anche perché ancora non si ha notizia di una campagna elettorale che abbia avuto successo presentando i candidati come "appena rilasciati su cauzione".
Eppure alla D'Alessandro, a parte qualche scivolone sulle mattonelle della Via Matrix (cit.), non le si può rimproverare quasi nulla. Ha dovuto, all'improvviso, farsi carico della profonda disorganizzazione altrui potendo contare su centosessanta uomini che però hanno corso in solitaria.
 Durante la campagna elettorale, volevano attribuirsi la paternità di questa scelta anche le tracce di colesterolo presenti nel sangue di tutti i dirigenti del cdx e allo scadere della mezzanotte del 9 giugno 2019 è partita, invece, la corsa deprimente allo scaricabarile: la D'Alessandro è stata mollata all'improvviso come si fa quando si afferra la pinza del camino lasciata per ore a due centimetri dalla brace. 
E questo non è stato bello.
 Toma stesso, che aveva fatto di quella scelta un vanto, nel corso di un' intervista si è rivolto ai cittadini affinché lo aiutassero a cattutare il vero colpevole. Poi, non contento, al posto di adottare la tattica di fingersi morto davanti a un pericolo, ha accusato il PD della disfatta: come se ai Dem fosse andata meglio.
Il risultato è stato che davanti alla sede del Movimento pareva Corpus Domini ore 12 a Campobasso e davanti a quella della D'Alessandro pareva il 15 Agosto ore 12 a Campobasso.
Ma come ha reagito la candidata leghista una volta venuta a conoscenza della vittoria di Gravina?
All'inizio, appena raggiunta dai giornalisti, li ha guardati  come si fa coi ricci morti schiacciati: non li vorresti fissare ma non riesci a non farlo. E dopo aver ribadito di gradire la parola "sconfitta" come si può gradire schiacciare un caccotto con le infradito, ha preso respiro e ritrovato tutta la sua rinomata signorilità complimentandosi prima con Gravina e lasciando, poi, che Toma, Niro, Mazzuto e compagnia rientrassero a casa con tutti i denti in bocca.
In fondo l'avvocatessa - fino a qualche tempo fa sconosciuta ai più - ce l'ha messa davvero tutta per vincere e rinnegarne la candidatura, oggi, non fa onore a coloro che avrebbero dovuto - per esperienza politica da anni ben retribuita - saper intercettare un nome in grado di far breccia nel cuore e nella testa degli elettori, cosa che invece è riuscita molto bene al Movimento 5 Stelle puntando tutto sul giovane (e ben più noto) campobassano Roberto Gravina.
Ora non resta che aspettare i nuovi sviluppi: centro destra e centro sinistra riusciranno a rimettere insieme i cocci di una credibilità andata in frantumi avvalendosi di una sana e costruttiva autocritica, oppure sceglieranno di non assumere farmaci rinunciando, così, a guarire da questa violenta forma di "gattopardite" acuta?
Ai posteri l'ardua sentenza (cit.)