“Amici amici... se voto chi mi dici!"

di Cristina Salvatore
Erano amici da trent'anni. Andavano insieme allo stadio, anche se tifavano per squadre diverse. Adoravano la musica Jazz e ogni mercoledì cenavano l'uno a casa dell'altro, o viceversa.
 Frequentavano lo stesso corso di "Salsa e Merengue", trascinati in pista dalle rispettive compagne, entrambe ballerine appassionate. Così si era consolidata la loro amicizia. 
Ma tutto ciò che il ballo aveva lentamente unito, il ballottaggio ha velocemente distrutto, diviso, allontanato.
 
Quante storie, come quella sopra, conoscete? In questo periodo se ne leggono tante, troppe.
Hanno distrutto più legami la D'Alessandro e Gravina da soli che piogge torrenziali e Gange insieme. 
Amici che prima si volevano un bene infinito e adesso hanno finito di volersi bene. Hanno smesso di seguirsi su Instagram con un click e hanno iniziato a inseguirsi fin sotto casa con un cric.
Grazie alla ferocia venuta a galla in queste ultime elezioni, in confronto il livello di pericolosità degli Ultrà della Lazio è sceso dal "daspo" a "un po' birichini se messi nella stessa stanza con quelli della Roma".
 
La cosa bella è che il clima da guerriglia armata ha coinvolto pure i noti discepoli di Gandhi, i fan sfegatati della democrazia e dell'articolo 21 in tutte le sue meravigliose sfumature interpretative. Questi misericordiosi sono passati, nel giro di una settimana, da "ok,  sentiamo come la pensi, parla!" a "ok, sentiamo come la pensi, pirla!".
 
Pure chi ha provato a tacere, a non esporsi per evitare conflitti, discussioni interminabili e sofferenze inutili, si è ritrovato taggato sulle immagini che sponsorizzano le coppette in silicone con il messaggio "è questo il problema più urgente che VOI vorreste risolvere, eh? Rispondi vigliacco!".
Insomma, nella rissa a catena o entri di tua spontanea volontà o ti ci tirano dentro afferrandoti per il cordino del tampax. 
 
Chi ha provato a mediare, chiedendo, magari, se fosse possibile un governo giallo-verde anche a Campobasso - per non scontentare nessuno - in questo momento è in un luogo segreto con l'ex scorta di Saviano.
 
Poi ci sono quelli affetti dal disturbo di sdoppiamento della personalità. Li riconosci perché sostengono Gravina o D'Alessandro in base all'aumento o alla diminuzione dell'umidità esterna effettivamente percepita. Saltano da una bacheca all'altra come i gatti sulle mensole.
Sono quelli che al comizio di Salvini in Piazza Pepe hanno commentato il post della D'Alessandro "evento riuscito alla grande! Folla oceanica! Forza Sindaca!" e sul wall di Gravina annunciavano "c'è più gente vicino al pakistano che vende le rose. Vai Robbè!".
 
E non è finita qui.
 
Altra categoria di tutto rispetto è quella degli "arieti".
Gli arieti sono coloro che danno il via al post nudo e crudo. Quelli che normalmente dimostrano coraggio o totale incoscienza, dipende dai punti di vista. Si chiamano arieti perché sono i primi a sfondare a testate il muro del silenzio, seguiti da un esercito di valorosi (il cui eroismo oscilla dal livello "Pulcino Pio" al livello "Mago Pancione" ) che si accodano con un like, con un commento ambiguo o una emoticon a forma di gattino tira-baci che c'entra con l'argomento come loro c'entrano con il coraggio: un cactus. 
Quelli che approfittano dell'impulsività altrui per attaccare trasversalmente chiunque. Tu scrivi lo status "Politici, vogliamo fatti, non parole!" ? E loro commentano con "quelli che fanno solo RUMORE sono i peggiori!",  cogliendo l'occasione al balzo per lanciare la frecciatina pure alla condomina del terzo piano che alle undici di sera corre per casa con gli zoccoletti olandesi. 
 
Poi c'è il despota, di solito è un lui, che al posto degli status scrive ultimatum: "se andate a votare, deficienti, e non vi astenete, deficienti, vi attendono numerosi anni di merda, idioti! Dovete astenervi!". E allora il pensiero va al figliolo piccino, quello vestito da soldato Ryan in braccio al despota nella foto profilo...
e non riesci a non pensare ai numerosi anni di merda che attendono 'sta creatura allo scoccare dell'adolescenza.
 
E, infine, impossibile non menzionare quelli che decidono di esternare con coraggio le proprie preferenze: li riconosci perché in un minuto hanno più commenti di un post qualsiasi di Mentana e dopo qualche secondo Facebook ti avvisa che si sono appena iscritti al gruppo aperto "Come riconoscere ed evitare il Narcisista Perverso Manipolatore".
 
In tutto questo marasma, una sola cosa appare fin troppo evidente: qualsiasi decisione tu prenda, chiunque tu scelga, ovunque tu vada, vale il detto "amici, amici... se voto chi mi dici!"
 
Occorrerà un anno di tempo e poi i ricordi sbiadiranno, i contorni saranno sempre meno nitidi e tutti insieme, uniti e compatti come prima, torneranno a criticare l'operato di chiunque, ovunque e sempre. Proprio come se fosse antani.