DisabilitĂ  e mancanza di buon senso, la storia di Gian Maria De Blasio

Gian Maria De Blasio è un cittadino di Campobasso che conosce il mondo della disabilità dal 1996, da quando, a sua moglie è stata diagnosticata la sclerosi multipla. Da allora Gian Maria e sua moglie si scontrano con quelle difficoltà che la disabilità può portare, ma che vengono accentuate da una serie di circostanze e, come dice lui, dalla mancanza di buon senso.

“Una serie di cose mi portano a dire che nella società in cui viviamo si è perso il buon senso. Dall’incivile che si mette sul posto disabile e alla fine devi fare la guerra per farlo spostare, dalla condizione degli ospedali, dalle lunghe pratiche burocratiche, dall’ispettore sanitario che per capire se tua moglie non è autosufficiente le chiede come si chiama il Presidente della Repubblica piuttosto di capire se riesce a mangiare da sola, fino al vigile che ti fa la multa perchè hai parcheggiato sul posto riservato ai disabili e non ha visto che in realtà hai il tagliando che ti consente di parcheggiare lì". In molti casi poi, come per la famiglia De Blasio, non si è aiutati neanche fiscalmente.

“Per quanto riguarda l’erogazione di contributi che mi spettavano per la ristrutturazione della casa, per l’abbattimento delle barriere architettoniche, così come prevede la legge 13/89, ho aspettato 11 anni. Questi fondi li stanziano quando vogliono loro, - ha commentato – sono stati stanziati lo scorso anno prima della campagna elettorale per le politiche, ma si tratta di una legge nazionale di cui si ha diritto se si fanno questi lavori di abbattimento di barriere architettoniche”.

De Blasio raccontando la sua storia ha spiegato che nel corso degli anni ha vissuto diversi episodi che sommati lo hanno portato a chiedersi: “ma in che mondo viviamo?”

Se da un lato ci sono le lungaggini burocratiche, file interminabili per sbrigare delle pratiche per ottenere ciò che spetta di diritto ad un disabile, dall’altro la difficile situazione viene amplificata da tutto ciò che c’è intorno e da tutti quelli con cui si ha a che fare. “Per capire se ci potesse essere una cura per la malattia di mia moglie, non essendoci un reparto di neurologia all’ospedale di Campobasso, ho girato tanto, sono stato a Milano, Verona, Pisa, Napoli, Roma, e ho incontrato anche medici che fanno di queste malattie un business, ti indicano dei medicinali, ti dicono che possono curare la malattia e tu ti appelli a qualsiasi speranza e poi alla fine si rivelano un nulla di fatto”.

Attraverso la sua storia Gian Maria De Blasio vuole evidenziare quella che è la situazione che vivono i disabili e le loro famiglie, lasciati da soli. “Chi ha un malato che non è autosufficiente vive in una situazione che gli altri troppo spesso non riescono a capire, non ci si immedesima”. Per De Blasio infatti sarebbe necessario che ci fossero delle politiche che si occupassero dei disabili e delle loro famiglie in tutto e per tutto, anche delle pratiche burocratiche, per esempio del rimborso spese per i viaggi per andare in altri ospedali specializzati fuori regione, “se mia moglie non avesse avuto me – ha detto - anche a livello burocratico e sanitario non avrebbe neanche potuto fare tante cose che abbiamo fatto, c’è poca comunicazione e informazione a riguardo”.

Un altro pensiero che gli ricorre spesso nella mente è “e se io non dovessi esserci più? Che succederebbeÈ una domanda che mi faccio spesso, - ha detto - non sai cosa la vita ti può riservare. A questo, è necessario, che chi di dovere ci pensi”.

Gian Marco De Blasio sostiene che per risolvere i problemi bisognerebbe viverli o immedesimarsi in chi li ha, “lo so, che non è facile, ma a partire dai politici si dovrebbe avere il buon senso di cercare di capire quelli che sono i problemi degli italiani”.

Un messaggio dunque anche ai candidati sindaco del Comune di Campobasso. Siamo in una comunità non troppo grande, ma queste situazioni ci sono, qualcuno riesce ad esprimersi, a battere i pugni, ad urlare che le cose non vanno, ma ci sono persone chiuse in loro stesse che a causa delle trafile burocratiche, a causa di sanità precaria e per mille altre vicissitudini e per la mancanza di buon senso, non riescono ad affrontare con dignità il problema e la loro situazione, un pensiero ed uno sguardo a loro. Una maggiore risposta al mondo della disabilità.

       MirIac