L'illusione: reddito di cittadinanza utile per ridurre i suicidi

Accadeva ieri. "Non ho un lavoro: basta, voglio farla finita". La disperazione di un lavoro che non c'è. Il mondo che crolla addosso fino a decidere una scelta estrema: morire. Un lungo e paziente lavoro di persuasione facendo leva sull'affetto della famiglia. Un dramma scongiurato. Un 40enne salvo, ma per quanto? 
In un articolo Simona Rossitto definisce la fascia dei 30-40enni sotto scatto. Emerge come "una generazione terra di mezzo investita dalla tempesta della crisi economica, sia ancora alla ricerca di un reddito sicuro e, dunque, costretta a procrastinare scelte fondamentali di vita". Ad aumentare il senso di frustrazione è l'attuale scelta politica: il reddito di cittadinanza.
Del resto, c’è una differenza “drammatica tra reddito di cittadinanza e lavoro: quest’ultimo riduce la possibile percezione di inutilità, mentre il reddito di cittadinanza può paradossalmente rischiare di aumentarla, perché risana in qualche misura i buchi di disoccupazione, ma non è escluso che possa rendere meno convinta la ricerca attiva di un lavoro. È evidente che siamo di fronte ad una scelta politica legittima ma, in questo Paese e in tempi di risorse scarse, rischia di essere probabilmente elemento di allungamento dei tempi di attesa del lavoro”. E “per i 30-40enni allungare l’attesa costituirebbe ovviamente un danno psicologico e identitario ben più grave”.
Ed è su questo dato che bisogna soffermarsi. Allontanarsi da una prospettiva di lavoro reale e stabile è deleterio. L'attesa è alta e il prossimo 6 marzo i Centri per l'Impiego saranno affollati di persone con un elemento in comune: la speranza. Quella sapientemente creata a suon di slogan su tutti i canali comunicativi, ma che non consegnerà felicità. L'annuncio di una misura voluta da una nuova élite politica è quanto di più falso sia stato creato negli ultimi anni. Perché noi siamo in un tempo presente e per dirla alla Frantz Fanon "non saranno mai i bianchi che faranno le leggi che servono per i neri". Eccola qui: un'ideologia bugiarda quella che ci viene raccontata e la passività che caratterizza la generazione dei 30-40enni non serve che a schierarsi dal lato degli oppressori. È così: siamo semplicemente fottuti. 
Lucrezia Cicchese