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#ludostorie_"Io ho denunciato": Paolo De Chiara racconta del suo nuovo libro

(Fonte foto: Annalisa Nuvelli)
"Io ho denunciato-La drammatica vicenda di un testimone di giustizia italiano" è il titolo dell'ultima fatica letteraria di Paolo De Chiara, giornalista, autore e sceneggiatore molisano. Al centro del romanzo la storia di un imprenditore siciliano che diviene punto di partenza per fotografare le difficoltà vissute in Italia dai testimoni di giustizia nel post denuncia. Persone che entrano in un mondo totalmente sconosciuto, costrette a lasciare il proprio lavoro e ad allontanarsi dalle persone care. Cittadini che, pur sacrificando la propria vita in nome della giustizia, non sempre ricevono le dovute attenzioni dalle istituzioni.
Il libro
"L'Italia -spiega Paolo- è un paese impregnato dalle mafie ed i testimoni di giustizia sono solo 80. Questo perché vengono maltrattati. I testimoni, a causa di alcune falle del sistema burocratico, si trovano ad avere dei problemi che a livello istituzionale nessuno riesce a risolvere. Per esempio, non esistono dei tutor che seguono questi cittadini nelle varie tappe da affrontare. Ci sono delle leggi fatte bene che non vengono applicate. C'è disinteresse e, a livello istituzionale, si tratta di persone che non sono viste come delle risorse ma come dei pesi. Spero che, attraverso il mio libro, emergano le tematiche del dopo denuncia perché i testimoni sono un esempio di civiltà e sono persone oneste. I collaboratori, invece, sono ex mafiosi che si sono distaccati dal crimine organizzato per affidare tutto ciò che hanno fatto nelle mani dello stato e della giustizia. Delle volte, poi, i collaboratori sono dei personaggi costruiti a tavolino. Per capire, basti pensare al caso di Scarantino che ha offerto una versione errata su Via d'Amelio". 
Come hai conosciuto la storia raccontata nel libro? "Mi imbatto in questa vicenda perché in passato già mi ero occupato di testimoni di giustizia e, cercando, ho incontrato quella raccontata nel libro. Ogni storia è particolare, singolare, interessante da far conoscere ai cittadini. Il caso di cui parlo è unico nel suo genere perché si tratta di un imprenditore siciliano che ha avuto il coraggio di ribellarsi a due clan dell'ala stragista di Cosa nostra. Mi sono incuriosito e ho contatto l'avvocato del testimone. Si tratta di Enzo Guarnera del foro di Catania con il quale ho sviscerato la storia attraverso gli atti giudiziari, le sentenze, il vissuto dell'imprenditore". 
Temi ben chiari e familiari a Paolo che da anni è impegnato nella lotta alla criminalità.
Come mai hai deciso di concentrare la tua attività da giornalista su alcuni temi? "Da quando ho iniziato a fare il giornalista ho compreso, anche grazie ad alcuni personaggi, che è importante parlare senza sosta di queste tematiche. Paolo Borsellino diceva parlatene sempre, fatelo in televisione, in radio. Bisogna tenere sempre i riflettori accesi perché è un problema che non riguarda solo alcune regioni ma tutto il mondo. In Molise le organizzazioni criminali fanno i loro sporchi affari da trent'anni. L'informazione è il primo passo per cambiare, la conoscenza ci permette di decidere del nostro futuro. Si tratta di un impegno che dovrebbe riguardare tutti".
Da ventenne ti chiedo: non hai mai avuto paura? "Questa domanda me la fanno sempre i ragazzi quando ho il piacere e l'onore di incontrarli nelle scuole. Io voglio ribaltare il concetto di paura. Le persone per bene non devono avere paura. Chi fa il proprio dovere, di qualsiasi settore si occupi, non deve avere paura. In questo paese ad avere paura devono essere i delinquenti". 
Dunque: meno Corona, più De Chiara. Disponibile su tutti gli store online.