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Quote rosa e solidarietà tra donne: affidato a Romagnuolo e Calenda l'assessorato alle Pari Opportunità di Ignorarsi

di Cristina Salvatore

I numeri delle donne in politica purtroppo raccontano, ancora oggi, una realtà che di rosa possiede appena qualche sfumatura. Ruoli di prestigio che, troppo spesso, quasi sempre, non contemplano figure femminili al comando e in Molise la presenza delle donne nei palazzi del potere è pari alla quantità di  tartufo sulla pizza al tartufo: insufficiente per fare la differenza.  E mentre si cerca di spingere la popolazione femminile a fare quel passo coraggioso in più per riuscire ad occupare poltrone abitualmente incollate a sederi maschili, mentre si prova a spingere perché dalle sfumature possa venire fuori un rosa vivido e brillante, arrivano loro: Romagnuolo e Calenda. Pare che l’ultima volta che si siano incrociate, sia venuto giù il tetto di un Capannone a Campobasso, immaginate cosa possa accadere quando le due siedono nella stessa stanza.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l’elezione della Calenda a nuova presidentessa della IV Commissione regionale al posto di Pallante, che aveva intanto acquisito nuove competenze. Dopo aver ringraziato tutti i presenti, saltando la Romagnuolo come se fosse l’ologramma di una parete, viene fuori che tra i voti favorevoli mancava proprio quello della Romagnuolo. Astenutasi. I colleghi più assennati, senza dare troppo nell’occhio, a quel punto hanno coperto gli spigoli dei banchi facendo finta di appoggiarci il palmo delle mani stanche, mentre tutti i giornalisti si premuravano di nascondere  microfoni e qualsiasi altro oggetto a forma di bastone in grado di provocare lesioni se lanciato con violenza. Ma la Calenda non ha ceduto alle provocazioni rispondendo con grandissima maturità e molta eleganza  al sabotaggio della collega leghista: “levati gli occhiali, ci vediamo fuori”. 

Il comportamento della Romagnuolo, secondo le parole della neo eletta in IV Commissione, pare inspiegabile, “non in linea con la compattezza e la coerenza richiesta da Salvini e da… Mazzuto”. A quel punto Mazzuto, appena sentito pronunciare il suo nome, immediatamente ha simulato la sistemazione dell’astuccio in cartella prolungando poi la posizione di sicurezza – chino con la testa sotto il banco -  facendo finta di allacciarsi i mocassini. Tirarsi fuori da una discussione in cui le parti in causa hanno tacchi, borsette pesanti e un cervello che ragiona anche sotto anestesia, rientra nelle prime tre regole del manuale “sopravvivi! Almeno quando la cazzata non l’hai fatta tu!”.

Insomma, la povera Calenda proprio non si aspettava l'astensione da parte della collega e ha cercato in tutti i modi di chiarire con lei la questione ricevendo in cambio il conosciutissimo e temibile ‘trattamento del silenzio’, quello che tutte le donne sanno usare con grandissima maestria quando vogliono assicurarsi che la tua giornata prosegua non male, ma sopra la soglia del dolore  umanamente accettabile. A dare la risposta tanto attesa, c’hanno pensato i profili social-media-manager della Romagnuolo, ancor prima che giungesse il comunicato stampa rilasciato dalla stessa e diramato nelle ultime ore. Infatti la consigliera è scortata perennemente dalle sue cinque o sei guardie del corpo/profilo Facebook, pronte a rispondere, a commentare, a spiegare e a parlare al suo posto in ogni circostanza social. Perché quando lo fa lei, accade che quel suo “non ho niente” alla domanda “Aida cosa hai?” , si trasformi in un discorso in cui  il complimento più carino è “sei di Isernia”.

“ Lotterò con tutte le mie forze per difendere la Lega da chi nel Molise ha deciso di distruggerla. Se la Calenda chiede spiegazioni, come ha fatto, gli rispondo immediatamente e pacatamente com’è mia consuetudine senza mai usare l’arma della minaccia, cosa che lei abitualmente usa fare anche in seno alle riunioni di maggioranza. […] Sono stata una delle prime ad entrare nella Lega, ho lavorato per la Lega, mi sono adoperata per la Lega, ho fatto crescere la Lega. Salvini resta il mio riferimento politico e certamente non sarà la Calenda a darmi lezioni di appartenenza alla Lega, considerato che fino a qualche mese fa lei militava in Forza Italia al Comune di Isernia dove tutt’ora è all’opposizione di una giunta di centrodestra. Preciso solo che, come presidente della IV Commissione, la Calenda non è stata eletta dalla maggioranza di centrodestra come vuole far credere, ma solo da tre componenti su cinque, che è tutt’altra cosa. Nel gioco della spartizione, il posto è andato a lei per ovvi motivi, perché sbraita e, perché è di Isernia, una provincia che su quattro presidenti di Commissioni permanenti ne ha presi tre a discapito di quella di Campobasso che ne conta solo uno con D’Egidio. La mia risposta alla Calenda è serena, rispetto a chi è invece va a caccia esclusivamente di poltrone […].

E alla luce di tutto questo, una riflessione è d’obbligo. Care donne, le quote rosa ci aspettano e ci spettano, cerchiamo di fare gruppo e di provare a collaborare per il bene del popolo. Non ci manca nulla per poter governare bene e, spesso, anche molto meglio dei signori uomini.  In fondo, abbiamo una dote che gioca assolutamente dalla nostra parte: la capacità di parlare per due ore di fila di cose sensate senza permettere interruzioni di qualsiasi natura.