GIUSEPPE LIBERTUCCI. LA MIA IDEA DI PARTITO DEMOCRATICO - Molise Web giornale online molisano
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lunedì, 22 ottobre 2018
Giuseppe Libertucci. La mia idea di Partito Democratico

Stiamo per avviare la fase congressuale del Partito Democratico che questa volta non è solo una fase della vita di un grande partito. E' quanto viene dichiarato dal consigliere regionale del PD, Giuseppe Libertucci: "E’ infatti il momento di fare il punto sul progetto che ne ha visto la sua nascita, di pensare a quale futuro deve avere questo partito e quali interessi collettivi rappresentare. Con quali uomini e con quali strategie ci si vuole ricandidare alla guida del paese e delle comunità locali. Come è stato più volte ricordato in questi ultimi mesi il PD nasce dall’unione del pensiero socio economico del cattolicesimo democratico e quello della sinistra italiana moderna e progressista. Nasce cioè per tutelare e difendere in primo luogo la democrazia come espressione delle libertà civili, sociali ed economiche. Ma nasce anche per difendere i diritti primari della istruzione, dell’assistenza sanitaria, della equità fiscale e della libera concorrenza. Nasce per porre freni e limiti al liberismo economico dell’era Berlusconiana e al diffondersi di una idea di società che non voglia più occuparsi dei bisogni primari dei più. Queste necessità non sono decadute anzi la società ne ravvisa ancor più il bisogno ma sta provando a trovare risposte nelle ali estreme del panorama politico rappresentato da Lega e 5S. Il “Renzismo” sfrenato fortemente caratterizzato dalla “ rottamazione”, che pur nella fase iniziale aveva acceso le speranze dei più, è decaduto sull’estremizzazione di una otta politica, spesso tutta interna, e dall’incapacità di cogliere gli ulteriori segnali di cambiamento che lo stesso “Renzismo” ha provato a rappresentare. Oggi i movimenti estremi che potrei facilmente definire estremisti provano a rottamare i rottamatori e, fin’ora, ci sono riusciti raccogliendo parte di quelle esigenze e rappresentando un cambiamento del panorama politico anche se purtroppo non appare, e di sicuro non è, un cambiamento migliore del precedente. In questo drammatico panorama un pezzo di società che non solo non si sente rappresentato, ma che pagherà il prezzo più alto delle politiche messe in atto dal governo tutte orientate alla propaganda e a successi di breve periodo per capitalizzarle alle prossime europee e elezioni amministrative, si trova ad avere un PD smarrito che cerca l’unità non cercandola nei cittadini. Un partito che fa delle primarie e della partecipazione spontanea alle scelte politiche del PD un suo strumento primario oggi ne ha quasi paura. Le pronuncia e non le organizza come sta succedendo nel Molise. Abbiamo deliberato la data delle primarie da fare il 16 dicembre e poi si cerca un candidato unitario per non farle. Qualcuno potrebbe pur considerarla una azione nobile se non fosse che dietro il tentativo di unità – rottamati e rottamatori – stanno provando a scambiare potere politico con potere amministrativo e cioè scambiare la guida del partito con candidature e ricandidature negli enti amministrativi. Io non mi sottrarrò al tentativo di fare unità, ma mi E’ infatti il momento di fare il punto sul progetto che ne ha visto la sua nascita, di pensare a quale futuro deve avere questo partito e quali interessi collettivi rappresentare. Con quali uomini e con quali strategie ci si vuole ricandidare alla guida del paese e delle comunità locali. Come è stato più volte ricordato in questi ultimi mesi il PD nasce dall’unione del pensiero socio economico del cattolicesimo democratico e quello della sinistra italiana moderna e progressista. Nasce cioè per tutelare e difendere in primo luogo la democrazia come espressione delle libertà civili, sociali ed economiche. Ma nasce anche per difendere i diritti primari della istruzione, dell’assistenza sanitaria, della equità fiscale e della libera concorrenza. Nasce per porre freni e limiti al liberismo economico dell’era Berlusconiana e al diffondersi di una idea di società che non voglia più occuparsi dei bisogni primari dei più. Queste necessità non sono decadute anzi la società ne ravvisa ancor più il bisogno ma sta provando a trovare risposte nelle ali estreme del panorama politico rappresentato da Lega e 5S. Il “Renzismo” sfrenato fortemente caratterizzato dalla “ rottamazione”, che pur nella fase iniziale aveva acceso le speranze dei più, è decaduto sull’estremizzazione di una otta politica, spesso tutta interna, e dall’incapacità di cogliere gli ulteriori segnali di cambiamento che lo stesso “Renzismo” ha provato a rappresentare. Oggi i movimenti estremi che potrei facilmente definire estremisti provano a rottamare i rottamatori e, fin’ora, ci sono riusciti raccogliendo parte di quelle esigenze e rappresentando un cambiamento del panorama politico anche se purtroppo non appare, e di sicuro non è, un cambiamento migliore del precedente. In questo drammatico panorama un pezzo di società che non solo non si sente rappresentato, ma che pagherà il prezzo più alto delle politiche messe in atto dal governo tutte orientate alla propaganda e a successi di breve periodo per capitalizzarle alle prossime europee e elezioni amministrative, si trova ad avere un PD smarrito che cerca l’unità non cercandola nei cittadini. Un partito che fa delle primarie e della partecipazione spontanea alle scelte politiche del PD un suo strumento primario oggi ne ha quasi paura. Le pronuncia e non le organizza come sta succedendo nel Molise. Abbiamo deliberato la data delle primarie da fare il 16 dicembre e poi si cerca un candidato unitario per non farle. Qualcuno potrebbe pur considerarla una azione nobile se non fosse che dietro il tentativo di unità – rottamati e rottamatori – stanno provando a scambiare potere politico con potere amministrativo e cioè scambiare la guida del partito con candidature e ricandidature negli enti amministrativi. Io non mi sottrarrò al tentativo di fare unità, ma mi sottrarrò come mi sono già sottratto a logiche di scambio e soprattutto non considero le primarie come una scelta rischiosa e solo secondaria. Pertini sosteneva che le battaglie val la pena di farle anche quando si sa che si possono perdere. La battaglia di avere un PD del Molise libero e non condizionato dai soliti noti è una battaglia che val la pena di fare. Val la pena di provare a costruire ed avere un PD nel Molise che sappia ridare speranza ai molisani di avere scuole sicure per i propri figli, una sanità che li possa curare, una mobilità efficiente e sostenibile, uno sviluppo delle proprie infrastrutture ad iniziare dalle reti a fibra ottica che consentano al Molise di far parte del Mondo, un sostegno allo sviluppo turistico e alla cultura come elemento di attrattiva e non ultimo il sostegno alla vocazione agricola ed enogastronomica. E allora il PD in cui credo è un PD che non abbia paura dei cittadini che sappia dare ai suoi iscritti un’occasione di scrivere e disegnare un progetto, che sappia rinunciare alla rendite delle posizioni politiche conquistate e che pensi al bene prima di tutto della comunità che si vuol rappresentare sapendo che in quella comunità ci sono anche i propri affetti e che la politica e i partiti nascono per comprendere, anticipare e saper soddisfare i bisogni pubblici. Vorrei un PD che non provochi ira ma che sappia farsi amare dai cittadini, un PD affidato a donne e uomini che siano leali e non fedeli di qualcuno, un PD che sappia essere davvero democratico sottrarrò come mi sono già sottratto a logiche di scambio e soprattutto non considero le primarie come una scelta rischiosa e solo secondaria. Pertini sosteneva che le battaglie val la pena di farle anche quando si sa che si possono perdere. La battaglia di avere un PD del Molise libero e non condizionato dai soliti noti è una battaglia che val la pena di fare. Val la pena di provare a costruire ed avere un PD nel Molise che sappia ridare speranza ai molisani di avere scuole sicure per i propri figli, una sanità che li possa curare, una mobilità efficiente e sostenibile, uno sviluppo delle proprie infrastrutture ad iniziare dalle reti a fibra ottica che consentano al Molise di far parte del Mondo, un sostegno allo sviluppo turistico e alla cultura come elemento di attrattiva e non ultimo il sostegno alla vocazione agricola ed enogastronomica. E allora il PD in cui credo è un PD che non abbia paura dei cittadini che sappia dare ai suoi iscritti un’occasione di scrivere e disegnare un progetto, che sappia rinunciare alla rendite delle posizioni politiche conquistate e che pensi al bene prima di tutto della comunità che si vuol rappresentare sapendo che in quella comunità ci sono anche i propri affetti e che la politica e i partiti nascono per comprendere, anticipare e saper soddisfare i bisogni pubblici. Vorrei un PD che non provochi ira ma che sappia farsi amare dai cittadini, un PD affidato a donne e uomini che siano leali e non fedeli di qualcuno, un PD che sappia essere davvero democratico".

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