Decreto immigrazione: l'Anci non ci sta

di Miriam Iacovantuono
Decreto sicurezza e immigrazione sembra essere una conquista del governo leghista e la dimostrazione è la soddisfazione lanciata dallo stesso Salvini che attraverso post su twitter e facebook incamera i consensi dei populisti. Un decreto quello approvato all'unanimità dal governo Lega M5S che da come annunciato dal vicepremier ridimensiona il sistema Sprar e come dichiarato dallo stesso Salvini "continua a esistere solo per la protezione internazionale e per minori non accompagnati".
Tra le misure previste dal decreto su migranti e sicurezza, dunque, c'è quella che esclude i richiedenti asilo dall'accesso agli Sprar, gli spazi di accoglienza di piccole dimensioni diffusi sul territorio, considerati un modello da tutti gli addetti ai lavori. Questa norma, insieme a quella che restringe i criteri per accedere la protezione umanitaria, rischia di ingrossare le fila degli irregolari e alimentare il flusso di migranti ammassati nei grandi centri del circuito dell'emergenza.
 
Un provvedimento che ha anche suscitato forti reazioni negative, da parte dell’Anci e del mondo associativo.  In merito a questo, infatti, è intervenuto il presidente Anci Molise Pompilio Sciulli il quale sostiene che  la scelta del governo "avrà ricadute sui territori: una maggiore concentrazione della presenza degli stranieri con l’effetto inevitabile di una difficoltà maggiore nella gestione dell’integrazione, e il venir meno della clausola di salvaguardia, quel criterio, cioè, che parametrando il numero di ospiti al numero di abitanti salvaguardava la convivenza degli uni e degli altri, questione centrale per i sindaci che della vivibilità dei territori sono primi garanti”.
L'Anci dunque non comprende il senso della scelta fatta dal Consiglio dei Ministri e sottolinea che in passato sono state attivate tante e importanti collaborazioni virtuose tra Sindaci e Prefetti, collaborazioni che sono state l'ossatura di una gestione coordinata del problema. 
"Anche la revisione del sistema dei permessi umanitari, secondo noi, - scrive ancora Sciulli - si sarebbe potuta effettuare ma tutelando i nuclei familiari, le categorie vulnerabili e infine condizionando la concessione a una reale volontà di integrazione. Perché davanti a un sistema di accoglienza diffusa che funziona ed evita conflitti sociali sui territori si cambia completamente rotta? “Il Governo ha deciso di andare avanti da solo. Di non parlare con i Comuni, che ad Anci hanno espresso in maniera inequivocabile tutta la loro preoccupazione, anche di tenuta dell'ordine pubblico, di insicurezza, di lacerazione della coesione sociale”. Sciulli conclude con un appello. “Chiederò al Presidente De Caro di convocare sedute straordinarie della Commissione Immigrazione, poiché è necessario vigilare sugli effetti che il provvedimento può avere sui territori. Invio i Parlamentari Molisani a venire, ad ascoltare quello che hanno da dire i Sindaci. Siamo certi che ne potrà derivare un confronto costruttivo, che permetterà al Parlamento, in sede di conversione, di correggere scelte che metterebbero in grande difficoltà tutte le comunità locali”.
Dunque il decreto Salvini  in materia di immigrazione vede la cancellazione della protezione umanitaria, stretta sugli SPRAR che sono così aperti solo a coloro che hanno già ottenuto lo status di rifugiati, l'aumento dei giorni di “detenzione amministrativa” presso i Centri di Rimpatrio, da 90 a 180 giorni, il trattenimento dei richiedenti asilo e degli irregolari presso gli hotspot ai valichi di frontiera, l'esclusione dai registri anagrafici dei richiedenti asilo, che quindi saranno di fatto privi di residenza, nessun cambiamento al sistema dei CAS né al decreto flussi migratori.
Un decreto che mette un punto all'integrazione, che fa tirare un sospiro di sollievo a coloro che vedono l'immigrazione come un danno e che agevolerà soltanto privati e grandi infrastrutture che continueranno a fare business sull'immigrazione.
Non si tiene conto dunque di quanti Sprar gestiti da enti pubblici hanno contribuito all'integrazione dei migranti con la popolazione locale, di quanti bambini sono diventati parte integrante del territorio in cui si sono trovati a vivere e di quanto queste persone sono state considerate una risorsa per un determinato territorio.
Ma uno spiraglio ancora potrebbe esserci è una proposta che 'smonta' il decreto Salvini c'è ed è quella lanciata durante l'incontro per il Bilancio Europeo dal parlamentare europeo del Partito Democratico, Davide Viotto, secondo la quale i comuni che accolgono potranno accedere ai fondi europei direttamente, senza passare dagli apparati ministeriali. Un emendamento quello proposto dall'europarlamentare democratico che  è stato votato a larghissima maggioranza e rientrerà nel Bilancio Europeo a partire dal 2019.