Stop al bando per le periferie: la protesta insorge anche in Molise

Era il marzo 2017 quando a Palazzo Chigi l'allora premier, Paolo Gentiloni, e i sindaci di 24 città capoluogo firmavano dei protocolli di intesa per i piani di rilancio delle periferie. Qualche mese dopo la stessa sorte sarebbe toccata ad altri 96 Comuni come Campobasso ed Isernia. Ieri, però, il Governo ha firmato un provvedimento che frena i finanziamenti destinati a questo secondo gruppo. Si tratta, in totale, di 1.571 milioni di finanziamenti statali e 1.144 milioni di co-finanziamenti locali e privati.  Uno stop di due anni che sta suscitando grandi polemiche e che vede diversi pareri in campo. 
Un commento del M5S regionale giunge attraverso una nota stampa dopo la discussione della questione in Consiglio regionale. "I Comuni beneficiari dei fondi del Bando per le periferie non perdono i soldi. I primi 24 progetti in graduatoria, che avevano firmato la convenzione col Governo nel marzo 2017, sono stati già fatti salvi, garantendo immediata finanziabilità. I restanti 96 progetti, le cui convenzioni erano state sottoscritte nel mese di dicembre 2017, dovranno essere valutati attentamente per capire se e in che modo rispondano davvero alla funzione di rilancio delle periferie prevista dal bando. Una scelta, quella di effettuare una ricognizione sui 96 progetti rimanenti, che deriva anche dal rispetto della sentenza n. 74/2018 della Corte costituzionale". Un punto, quest'ultimo, che è stato fortemente evidenziato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Laura Castelli.  "Vista la necessità di rispettare la sentenza della Consulta, è stato necessario intervenire per analizzare i restanti progetti e valutare quali abbiano davvero una funzione di rilancio per le periferie".
Tuttavia bisogna sottolineare che la sentenza non si riferisce a casi come i bandi delle periferie dove la competenza è regionale ma, riprendendo le parole del deputato dem Roberto Morrasut, "al ruolo delle regioni in relazione ad un ricorso del Veneto e alle parti che toccano le competenze regionali". Dunque in sostanza l'unica cosa certa è che, così come ha sottolineato Micaela Fanelli, "attualmente il vero nemico dei nostri giorni è quello delle disuguaglianze non solo economiche e sociali ma anche territoriali". Bisogna, quindi, "difendere le periferie perché significa ridurre le disuguaglianze territoriali. Una cosa che -ha aggiunto l'esponente del PD- aveva capito bene il Governo Renzi-Gentiloni e che non può essere messa a rischio da un emendamento".
Forse è vero che oltre al bando periferie ci vuole tanto altro per crescere. Però resta che se questi sono i cambiamenti che i pentastellati e i leghisti intendevano per l'Italia c'è da non stare tranquilli. E a pagarne le spese, ancora una volta, sarà il Sud. Quel Sud che Di Maio conosce bene, ma che non rientra nelle priorità di Governo. Intanto i Sindaci stanno tentando un'interlocuzione con il Governo per richiamare a quel patto di reciproca collaborazione che dovrebbe sempre guidare le istituzioni, con l'obiettivo di tutelare gli interessi dei cittadini.