A 26 ANNI DALLE STRAGI DI CAPACI E VIA D'AMELIO LA LEGALITà DEVE DIVENTARE UNA FORMA MENTIS - Molise Web giornale online molisano
mercoledì, 18 luglio 2018
A 26 anni dalle stragi di Capaci e via D'Amelio la legalità deve diventare una forma mentis

Il 19 luglio 1992 il giudice Paolo Borsellino, a 56 giorni di distanza dalla morte del giudice Giovanni Falcone venne ucciso dalla mafia a via D'Amelio a Palermo. Ogni anno la scuola, la società civile e ogni singolo cittadino ricordano l'esempio di questo uomo che insieme a Falcone lavorava per sconfiggere la mafia e insieme a loro vengono ricordati gli uomini della scorta che hanno perso la vita con loro, ma anche tutte le vittime di mafia. 

Il Coordinamento Nazionale Docenti della Disciplina dei Diritti Umani vuole ricordare la strage di Via D’Amelio, 19 luglio 1992, promuovendo piccole azioni di legalità in tutto il territorio nazionale; in particolare, chiedono a tutti gli utenti dei social network di postare nella data della ricorrenza una celebre frase di Paolo Borsellino, espressione autentica della tempra morale e della rettitudine di un uomo che ha vissuto la legalità come il principio ispiratore del proprio operato e non solo come l’esecuzione di un mero 'dovere' da parte del cittadino nei confronti dello Stato.

"È necessario - scrive in una nota il Presidente del Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani,  Romano Pesavento - continuare a promuovere in modo capillare, pervasivo e strutturato l’idea che appartenere ad una comunità, una scuola, una famiglia, un paese, non ci esime, anzi dovrebbe essere tutto il contrario, dal sentirci inseriti in una realtà più ampia che è quella dello Stato". Secondo il Coordinamento Nazionale Docenti, infatti è necessario educare, comunicare e trasmettere valori come quello di lavorare onestamente evitando facilitazioni e compromessi. "La legalità - scrive ancora - non deve essere una semplice parola da ripetere nelle occasioni pubbliche, ma costituire una forma mentis, un automatismo 'consapevole'. La scuola diventa il banco di prova della società che decidiamo di scegliere per noi e per le generazioni che verranno".   

Il sindaco di Campobasso, Antonio Battista, ricorda le stragi di Capaci e di via D'Amelio come “due stragi che lacerarono profondamente il nostro Paese lasciandoci senza due punti di riferimento, senza due pilastri dell’antimafia che tanto avevano fatto e che tantissimo avrebbero potuto ancora fare per sconfiggere un cancro sempre pronto a mettere in ginocchio l’Italia. Mi chiedevo spesso - continua il primo cittadino -  come sarebbe stato il ‘dopo’, come si sviluppassero le indagini, come si sarebbe evoluto il lavoro dei due magistrati, come le loro inchieste avrebbero continuato a minare il terreno del malaffare, in che modo l’attacco frontale ai boss avrebbe avuto ricadute sui loro sporchi affari. Tante domande, tante incognite ma anche tanta speranza. In questi 26 anni l’Italia - afferma convinto Battista - è cambiata. Due figure di così alto spessore hanno aiutato a modificare il nostro Paese, ad avvicinarci in modo più diretto alla legalità. Una legalità che è diventata più consapevole e diffusa, soprattutto grazie alla nascita di tante associazioni che operano senza sosta affinché gli insegnamenti lasciati da Falcone e Borsellino rimangano impressi nella nostra mente e ci guidino nel nostro agire. Le loro indagini hanno permesso di avviare processi e di spalancare le porte del carcere a tanti boss, ma credo che l’eredità più preziosa che i due magistrati ci abbiano lasciato riguarda l’approccio consapevole nei confronti della legge e quella richiesta di giustizia che nessuno potrà sottrarci. Da loro  - sostiene ancora Battista - abbiamo imparato a denunciare, a demolire i muri di silenzio, a ragionare di legalità, a pensare che la mafia esiste ma che ognuno di noi può combatterla quotidianamente agendo con trasparenza e responsabilità e inculcando nei giovanissimi quel senso di Stato, quell’educazione all’umanità e alla civiltà che ci aiuteranno a costruire una comunità capace di guardare con fiducia al nostro futuro”.  

La città di Campobasso ha deciso di rendere permanente il ricordo di Falcone e Borsellino intitolando loro una piazza che sarà inaugurata proprio domani 19 luglio, il giorno in cui il giudice Borsellino venne ucciso dalla mafia insieme a cinque agenti della scorta, Emanuela Loi, Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina.

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