SPECIALE #LUDOSTORIE_LA CITTà INVISIBILE: LE PERSONE NON SONO 'DEGRADO' E 'SQUALLORE' - Molise Web giornale online molisano
venerdì, 22 giugno 2018
Speciale #ludostorie_La città invisibile: le persone non sono 'degrado' e 'squallore'

Tra giorni di dubbi e incertezze, di ricerca personale e riflessione arriva una e-mail che ti ricorda quanto la penna sia importante ma soprattutto quanto necessiti di riflessione. A scrivere è La città invisibile: un gruppo di associazioni, operatori e volontari che si occupano di problemi sociali e marginalità. In dei casi presenti sulla stampa regionale per le attività svolte al fianco dei migranti, di chi non ha un tetto sulle spalle e tanto altro. Insomma persone che vivono tra la gente e toccano con mano diverse realtà. Persone che, in virtù del proprio operato, trascorrono giornate intere tra "coloro che vengono definiti tossici, barboni, prostitute, migranti". Tra chi spesso viene giudicato senza freni, collocato nel libro nero a priori "oltre a tanta solidarietà, spesso notiamo anche molti sguardi cattivi di termolesi che non ci vedono di buon occhio. Passare un'ora o due in stazione con gli emarginati diventa un problema per alcuni perché crea aggregazione e socialità dove si vorrebbe che ognuno restasse il più possibile ai margini, invisibile e in silenzio. E invece noi chiacchieriamo, mangiamo e ridiamo insieme, stringiamo amicizie. Persino qualche bambino a volte viene con noi. Alcuni di loro hanno precedenti penali alle spalle. E che dovremmo fare? Qualcuno vorrebbe semplicemente che sparissero o che restassero il più possibile invisibili. Per noi restano persone e meritano rispetto e dignità".

Parole in grado di penetrare nello stomaco, pensieri che fotografano la superficialità di cui è capace il genere umano. "Il vero squallore è che ci sono persone in situazioni di povertà estrema. Il vero squallore è che in una città, piena di edifici e case vuote sia pubblici che privati, non c'è una soluzione di lungo periodo per chi vive per strada o ha perso la casa. Il vero squallore da denunciare è che le mafie fanno profitti sui giovani più fragili ma si preferisce parlar male di chi si droga invece che dei traffici e di chi li amministra. Forse perché quei soldi girano in città e spesso alimentano anche l'economia 'legale' del territorio. Il degrado è vedere donne che si prostituiscono per strada o è il mercato del sesso che schiavizza le migranti per una clientela di uomini quasi sempre italianissimi? È scandaloso il 'pazzo' che vaga da solo per strada o il fatto che in una cittadina di migliaia di persone quasi nessuno si è sforzato di parlare con lui e dare un supporto alla sua famiglia? È la persona che chiede l'elemosina o lo sfruttamento che spesso c'è dietro?".

E poi ci siamo noi, anzi io no. I giornalisti sono altri. In ogni caso c'è l'esercito di coloro che sfornano articoli. "La stampa può giocare un ruolo importante nel ribaltare gli stereotipi. Ma può anche essere un veicolo potente per rafforzare le discriminazioni e la marginalizzazione dei soggetti più deboli. Insieme alla tendenza a punire i poveri, invece di lottare contro la povertà, notiamo sempre più spesso – anche nel nostro Molise – una tendenza a dipingere gli emarginati come come la causa dei nostri problemi. Un consiglio sincero: la prossima volta che vedete degrado provate a fermarvi un attimo e parlare con quelle persone. Magari anche spegnendo le telecamere. Non sempre il migliore servizio che si possa fare ai poveri è quello di sbatterli in prima pagina, anche se l'intenzione è quella buona. La denuncia del degrado, anche quando non è contro i poveri, spesso si ritorce contro di loro. Come è successo in alcuni casi in cui la pubblicazione di un video ha provocato l'arrivo dei vigili che hanno sgomberato il giaciglio di un senzatetto. Risultato? La persona è stata costretta a spostarsi in un luogo ancora più degradato, marginale e pericoloso. Provate a raccontare le vite di queste persone, le storie di chi vive ai margini della nostra società magari per un'ingiustizia subita o per errori fatti in passato. Raccontate gli sforzi di chi cerca di liberarsi da una condizione di emarginazione ma spesso non ci riesce perché la società ti mette addosso etichette pesanti di cui è difficile liberarsi. Raccontate il lavoro di chi spesso in silenzio si mette al fianco di queste persone e cerca di costruire rapporti umani  sulla base dei quali creare strumenti per essere più liberi e felici. Sappiamo che alcuni bravi giornalisti già lo fanno e che altri, forse inconsapevolmente, a volte sono caduti in questa trappola. C'è da fare un ulteriore sforzo, altrimenti si mettono solo le basi per una guerra ai poveri e tra poveri. Le persone non sono 'degrado' e 'squallore'. Mai". Dove siamo finiti? 

 

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