La missione tra i più poveri: il racconto di don Antonio Mascia e Padre Antonio Germano

Nella sede della CGIL Molise a Campobasso nel pomeriggio di oggi 22 giugno un incontro, organizzato dal Circolo Auser Padre Giuseppe Tedeschi, ha visto protagonisti due missionari molisani che, attraverso le loro testimonianze, hanno raccontato un pezzo di mondo, quello più povero, quello più dimenticato e da dove vengono migliaia di profughi per sfuggirealla miseria e alla disperazione.
Don Antonio Mascia
Don Antonio Mascia, originario di Chiauci e missionario a Fontem in Camerun, ha raccontato la sua esperienza in una parte dell'Africa che da alcuni mesi è stata presa d'assedio dall'esercito costringendo la gente a fuggire e a rifugiarsi perfino nelle foreste. "Si sono chiusi negozi ed uffici del Governo, - ha spiegato - si è cominciato a sparare anche pesantemente intorno alle nostre abitazioni quasi ogni giorno,  tutte le possibili strade per entrare ed uscire da Fontem venivano bloccate". Una situazione difficile quella descritta dal missionario che da qualche mese è tornato in Italia,
Padre Antonio Germano
ma che per diversi anni è rimasto accanto  agli abitanti del Camerun e che con loro è riuscito a fondare una vera e propria comunità.
Padre Antonio Germano, originario di Duronia e missionario in Bangladesh da 41 anni tra i fuori casta ha raccontato le sue azioni nella zona più povera dell'Asia. Ha parlato dei progetti che è riuscito a portare avanti con e per la sua gente, e come con loro ci tiene ogni anno a celebrare il 10 dicembre la Giornata dei Diritti Umani e il 21 marzo la Giornata Contro le Discriminazioni Razziali, per ribadire che tutti gli uomini sono uguali. Padre Antonio, che è diventato parte integrante di quella comunità tanto da prendere come la sua gente l'appellativo Das che significa schiavo, si è detto dispiaciuto e a disagio nel vedere come vengono trattati i migranti qui in Italia. Citando il proverbio 'l'ospite è sacro' ha raccontato che questo detto vale qui da noi come in Bangladesh, dove quando un ospite va in una famiglia gli lavano i piedi in segno di rispetto e lo stesso atteggiamento, ha commentato il missionario, si dovrebbe riservare per i migranti che arrivano in Italia e diventano ospiti del nostro territorio.
Una sala gremita quella dove i due missionari hanno raccontato le loro storie e che ha racchiuso "migliaia di chilometri", infatti erano presenti persone di varie etnie, dai bengalesi ai camerunensi, dai curdi ai pachistani, fino ai venezuelani e che tutti insieme hanno condiviso un momento per riflettere sull'uguaglianza.
Una giornata contro il razzismo, dunque, che attraverso le storie dei due sacerdoti ha voluto far conoscere un mondo troppo spesso abbandonato e lasciato nella disperazione dove missionari come don Antonio e Padre Antonio sono una goccia nell'oceano, ma che come tanti altri missionari, attraverso le loro azioni cercano di ridare dignità a chi troppo spesso è dimenticato.
MI