Assemblea del PD: contraddizioni e anomalie di un partito alla deriva

Il Tutto cambia perché nulla cambi di Tomasi di Lampedusa, autore della celebre opera il Gattopardo, si adatta benissimo alla realtà del Partito Democratico molisano. Basta leggere il resoconto ufficiale dell’ultima assemblea per averne conferma.

Micaela Fanelli, dopo aver annunciato le dimissioni da segretaria ormai due mesi fa, le ha formalizzate nel corso dell’assemblea tenuta al Dopolavoro Ferroviario, tra i pochi reduci rimasti per il momento all’interno del partito. A non convincere però è la decisione finale scaturita con una votazione che è finita sotto il mirino di alcuni esponenti della minoranza interna, tra i quali il consigliere comunale di Campobasso Pino Libertucci.

L’assemblea ha approvato, con una maggioranza di soli 9 componenti dei 14 totali che erano presenti al momento del voto, una discutibile deliberazione che prevede, così come recita la nota arrivata da via Ferrari, “che eserciterà il ruolo di reggenza del PD un coordinamento costituito in numero di membri effettivi non superiore a 9, su indicazione delle federazioni che eleggeranno ciascuna 3 componenti, sentiti gli eletti in consiglio regionale, cioè Vittorino Facciolla e la stessa Micaela Fanelli.

Il coordinamento resterà in carica fino alla indizione del nuovo congresso che dovrebbe tenersi tra autunno e la primavera del 2019 e nel frattempo svolgerà tutte le funzioni proprie del segretario, della segreteria e della direzione. Restano in carica il presidente e l’assemblea regionale.

Inoltre, e qui si arriva all’ennesima anomalia, del coordinamento faranno parte a titolo consultivo gli eletti in seno al consiglio regionale, ovvero Facciolla e Fanelli, oltre ai due presidenti delle province e ai sindaci di Campobasso e Termoli. E poi ancora è stabilito che nella materia delle decisioni riguardanti le elezioni comunali di Termoli, ogni decisione di merito avviene d’intesa con gli eletti in consiglio regionale, vale a dire Facciolla e Fanelli. In sostanza la segretaria dimissionaria è uscita dalla porta ma è destinata a rientrare dalla finestra in virtù dell’incarico ricoperto a Palazzo D’Aimmo.

Appare davvero difficile immaginare, dopo la lunga serie di batoste elettorali che hanno ridotto al minimo i consensi del PD in Molise, quello che è l’auspicio contenuto nella nota inviata alla stampa: “ritrovare – così è scritto – le ragioni di un più stretto rapporto con la nuova base per avviare la fase di rilancio del partito sul territorio”.

E’ proprio vero che al peggio non c’è mai fine.

Davide Vitiello