IL COMANDANTE ALFA, OSPITE DELL’UNIVERSITà DEL MOLISE, CAMBIA LA STORIA DEL G8 DI GENOVA - Molise Web giornale online molisano
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giovedì, 24 maggio 2018
Il comandante Alfa, ospite dell’Università del Molise, cambia la storia del G8 di Genova

Mercoledì 23 maggio presso l’Università degli Studi del Molise, si è tenuta una conferenza alla presenza del Comandante Alfa, co-fondatore del GIS (Gruppo Intervento Speciale) dei Carabinieri e appartenente al battaglione Tuscania.

Il comandante durante il suo intervento è tornato a parlare dei fatti accaduti durante il vertice del G8 nel luglio 2001 a Genova con delle precise dichiarazioni relative all’utilizzo della violenza nelle manifestazioni, sostenendo che davanti ai violenti non si può che rispondere con la violenza e stravolgendo completamente la verità storica dei fatti di Genova 2001.

Dopo aver offeso Carlo Giuliani e la sua famiglia, riferendosi a lui e ai suoi cari con un tono spregiativo e denigratorio (“È morto perché è andato a Genova per usare violenza, se stava a casa o protestava democraticamente nessuno gli avrebbe fatto del male”), è passato a difendere l’indifendibile: le responsabilità dei poliziotti nell’assalto alla scuola Diaz (“Io alla Diaz non c’ero quindi non posso dire se la Polizia abbia ecceduto o meno”) e nelle torture svolte nella caserma di Bolzaneto.

A questo punto un giornalista di una televisione locale si è permesso di far notare che “in quei giorni si parlò di macelleria messicana” (la definizione è del vicequestore Michelangelo Fournier, uno dei 28 poliziotti imputati per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz).

Stia zitto, non sa cosa dice, hanno distrutto una città – ha risposto il comandante dal “cuore di rondine”, mettendo in campo la pacatezza e l’equilibrio di cui è capace –. Non ho aggettivi – ha continuato –  per definirla. Si vergogni, siamo stati assaltati e malmenati, non per causa nostra ma per causa loro, hanno distrutto una città. Non state a sentire quello che ha detto quel signore perché non è vero, ve lo posso assicurare perché ero presente.

Purtroppo per lui erano presenti giornalisti e osservatori da tutto il mondo.

In quei giorni del luglio 2001 milioni di cittadini si mobilitavano: contestavano le oligarchie politiche e finanziarie che governano il Pianeta; chiedevano per le persone la stessa libertà di movimento prevista per capitali e imprese; volevano la cancellazione del debito dei Paesi più poveri. In breve: il movimento che si batteva per una “globalizzazione dei diritti” era al centro della scena e la città di Genova, fra il 19 e 22 luglio, sarebbe stato il suo palcoscenico internazionale.

La mobilitazione fu enorme e piena di entusiasmo ma la contestazione ai cosiddetti “otto grandi” sarà ricordata ancora a lungo per la definizione che ne diede all’epoca Amnesty International, come “la più vasta e cruenta repressione di massa della storia europea recente”.

Un ragazzo genovese, Carlo Giuliani, fu ucciso da un carabiniere in piazza Alimonda, vicino alla stazione Brignole; migliaia di persone furono attaccate per strada dalle forze di polizia a colpi di manganello e con abnormi lanci di lacrimogeni; gli arresti ingiustificati non si contarono; infine decine e decine di persone subirono violenze e maltrattamenti gravissimi nella scuola Diaz, e in una caserma di polizia adibita a carcere nella frazione periferica di Bolzaneto. Molti di quelli che all’epoca erano solo dei ragazzi, portano ancora il segno fisico e psicologico di quelle violenze.

Fu un tracollo dello stato di diritto; si vissero giornate e nottate all’insegna del sistematico abuso di potere.

Sono passati diciassette anni e molto sappiamo di quel che avvenne in quelle drammatiche giornate e perché. Conosciamo anche nomi e cognomi dei responsabili, grazie ai processi che la magistratura genovese è riuscita a portare a termine nonostante gli ostacoli frapposti dai vertici istituzionali e di polizia. Sappiamo -è scritto nero su bianco nelle sentenze[1]– che alla Diaz e a Bolzaneto fu praticata la tortura su decine di cittadini inermi da parte di molti agenti e funzionari delle forze di polizia, nell’indifferenza complice di colleghi e superiori.

Sono passati diciassette anni e c’è una domanda obbligata in attesa di risposta: che cosa si è fatto per punire i responsabili e prevenire ulteriori abusi? Come ha reagito lo Stato a quella spaventosa eclisse della democrazia? Che lezione ne ha tratto il Paese?

L’Italia non ha fatto i conti con i fatti di quelle tragiche giornate. Continua a prevalere l’enorme desiderio di rimozione che ha impedito agli apparati dello Stato di agire come si dovrebbe fare in un Paese democratico e maturo. L’ultimo episodio della serie ha tratti grotteschi quanto inquietanti.

Quello che è successo all’Università di Campobasso, con l’intervento del Comandante Alfa ne è una testimonianza.  Si vuole ribaltare la verità storica e far passare gli aggrediti per aggressori e eleggere a eroi coloro che hanno compiuto violenze, soprusi e torture durante il vertice.

Siamo allarmati e indignati per le dichiarazioni rese dal Comandante Alfa ,  il quale se avesse voluto comportarsi da vero “uomo dello Stato” ieri alla presenza di tanti giovani avrebbe dovuto  chiedere scusa per la disastrosa gestione del G8: i fatti sono incontrovertibili e gli abusi, i falsi, le violenze avvenuti ad opera di uomini in divisa nelle strade di Genova, alla Diaz, a Bolzaneto sono ormai eventi acclarati.

Facciamo appello al rettore dell’Università del Molise, all’ordine dei giornalisti affinché i fatti di Genova siano raccontati e studiati senza omettere gli abusi operati dalle forze dell’ordine nei confronti dei manifestanti.

Non si può tacere. Abbiamo il dovere di continuare a raccontare che cosa è successo realmente. Ogni cedimento sul piano dei diritti civili è la premessa per nuove restrizioni delle libertà e delle garanzie: ce lo insegna la storia.

 

Primi Firmatari:

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