Inchiesta Mafia Capitale: "L'affare di San Giuliano" finisce sulla stampa nazionale

«San Giuliano non c'è affitto, la proprietà è pubblica, le utenze e le manutenzioni stanno fuori dalla convenzione per cui vuol di che tu c'hai già un margine sicuro di 10 euro. Cioè non voglio fa il gargarozzone, gli chiedo due euro, comunque diventano 20mila euro al mese con cui ce mandiamo avanti qua»
 
Il secondo filone dell'inchiesta su Mafia Capitale tocca da vicino il Molise e il piccolo Comune di San Giuliano di Puglia, dove era stata prevista la contestata realizzazione di un centro di accoglienza Care per immigrati all'interno del villaggio provvisorio. Della vicenda si è occupato ieri Il Mattino di Napoli con una inchiesta della giornalista Sara Menafra. Nell'articolo si fa riferimento all'esistenza di presunti rapporti di corruttela tra "il facilitatore" Luca Odevaine e Patrizia Cologgi, 65 anni, fino al 2009 alla guida della protezione civile comunale di Roma. Il suo nome torna nell'inchiesta di Mafia Capitale. E' indagata, la sua casa è stata perquisita. Luca Odevaine (nella foto), secondo l'accusa, voleva inserirla nella commissione che doveva affidare i servizi del centro di accoglienza di San Giuliano di Puglia (Campobasso). Così avrebbe favorito la cooperativa La Cascina. «È come se ci fossi io, è un mio soldato», dice Odevaine in un'intercettazione.
 
Di seguito l'articolo di Sara Menafra pubblicato ieri su Il Mattino
Quando non può essere personalmente nella commissione di gara di un appalto, Luca Odevaine ci mette un amico. Anzi un ”soldato”. E' così che più o meno un anno fa, per la imminente apertura di un nuovo Cara a San Giuliano di Puglia - il bando è stato poi bloccato dalla valanga di arresti - sceglie di rivolgersi a Patrizia Cologgi, ex capo della protezione civile del Comune di Roma e attualmente dirigente presso la Presidenza del Consiglio come coordinatrice del Servizio adozioni internazionali che due giorni fa è stata perquisita dai carabinieri del Ros con l'accusa di corruzione propria e impropria. La Cologgi «è un soldato, è come se fossi io», dice Odevaine ai vertici della cooperativa La Cascina.
Il problema si pone quando Odevaine, che già è riuscito ad infilarsi nella commissione aggiudicatrice degli appalti per il Cara di Mineo, favorendo La Cascina, deve occuparsi anche di questa nuova commessa. «Anche lì avrei dovuto fare io il Presidente della Commissione di gara, perché anche lì st'operazione la stiamo facendo con loro... sto coinvolgendo una mia amica che è un dirigente della Presidenza del Consiglio», racconta Odevaine più o meno un anno fa.
 
LA PROTEZIONE CIVILE
Passano pochi giorni e la Cologgi accetta l'accordo, stretto prima ancora che fosse bandito l'avviso di gara, a precise condizioni. Non chiede soldi, hanno ricostruito il procuratore aggiunto Michele Prestipino e i pm Paolo Ielo, Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli ma manifesta «la propria disponibilità a essere inserita nella commissione di gara, a fronte della promessa di essere nominata Direttore Generale di Protezione Civile della regione Lazio e dell'assunzione di una persona da lei segnalata». A stretto giro, il 27 marzo 2014, viene organizzata una riunione operativa. Per evitare errori, nella sede della Fondazione Integra/azione che è poi il quartier generale dell'ex capo di gabinetto del comune di Roma Luca Odevaine, il vicepresidente e vero leader della Cascina Francesco Ferrara sa già cosa chiedere: «Nel corso della riunione alla quale partecipano Ferrara Odevaine e il funzionario Patrizia Cologgi, Odevaine consegnava al funzionario la pennetta contenente il progetto di bando per consentirle di studiarlo e individuare i così detti “punti forti” idonei a far vincere il Guppo La Cascina».
 
D'ACCORDO IL SINDACO
Spiegano i pm nel decreto di perquisizione alla Cologgi che da quell'incontro si comprende come la Cologgi sia un «soldato con la vocazione alla corruzione». A maggio, Odevaine rafforza il concetto con un collaboratore: «La gara non la faccio sto i in commissione a Mineo, non posso stare a San Giuliano. Ho convinto lei, l'ho detto a lei che è un soldato insomma, è come se fossi io, in più c'ha peraltro anche... abbiamo costruito un'operazione in cui il Sindaco lo chiede a me, io gli dico di no perché già sto nella commissione di Mineo e gli faccio tre nomi e lui sceglie lei... sostanzialmente, lei comunque è un dirigente della Presidenza del consiglio, è stato un vicecapo di gabinetto della Kyenge cioè».
 
IL GARGAROZZONE
L'affare di San Giuliano è molto interessante: «San Giuliano non c'è affitto, la proprietà è pubblica, le utenze e le manutenzioni stanno fuori dalla convenzione per cui vuol di che tu c'hai già un margine sicuro di 10 euro. Cioè non voglio fa il gargarozzone, gli chiedo due euro, comunque diventano 20mila euro al mese con cui ce mandiamo avanti qua»
 
LA REPLICA DI PATRIZIA COLOGGI
«Surreale? Questa storia è molto più che surreale. Mi ritrovo tirata in ballo per una gara che non è stata mai fatta, per una commissione aggiudicatrice che non è mai stata insediata, per un posto alla protezione civile regionale a cui non ho mai aspirato. Non so se riuscirò a sopportare ciò che mi sta succedendo, è tutto molto ingiusto».
Patrizia Cologgi, 65 anni, fino al 2009 alla guida della protezione civile comunale di Roma, è molto provata. Il suo nome torna nell'inchiesta di Mafia Capitale. E' indagata, la sua casa è stata perquisita. Odevaine, secondo l'accusa, voleva inserirla nella commissione che doveva affidare i servizi del centro di accoglienza di San Giuliano di Puglia (Campobasso). Così avrebbe favorito la cooperativa La Cascina. «È come se ci fossi io, è un mio soldato», dice Odevaine in un'intercettazione.
Non le pare una cosa molto grave?
«Ma quale soldato? Io quel personaggio, Odevaine, l'ho incontrato una volta sola, dopo che lui, nel 2008, lasciò il Comune di Roma. Ma soprattutto: c'è un solo atto in cui risulta che io volevo partecipare a quella commissione? Perché danno credito a ciò che dice quel personaggio, senza alcun riscontro? Sono in pensione, ero dirigente della presidenza del Consiglio, per tre anni mi sono occupata di adozioni internazionali. Non ho mai lavorato nel settore degli immigrati. Se davvero avessi voluto partecipare a quella commissione, avrei dovuto chiedere l'autorizzazione. Mai chiesta, mai».
Lei era vice capo di gabinetto dell'ex ministro Kyenge?
«Ma non è vero, assurdo che si dica. Io la Kyenge non l'ho mai conosciuta, mi occupavo di tutt'altro».
Odevaine dice chiaramente che lei aspirava alla direzione della protezione civile regionale. E che per questo era disponibile ad accettare il ruolo nella commissione.
«Ma quando mai? Le pare che da dirigente della presidenza del consiglio pensassi di andare alla protezione civile regionale? E' una cosa a cui non ho mai aspirato e l'anno scorso avevo già presentato la richiesta di pensionamento».
Perché incontrò Odevaine che le parlò della gara finita all'attenzione dei giudici?
«Quando dico che è tutta una storia surreale... allora, io fino al 2008 ho rapporti di lavoro con Odevaine perché lui era capo di gabinetto di Veltroni e io guido la protezione civile. Lui se ne va, io resto fino al 2009, poi torno alla presidenza del consiglio. Lo rivedo due o tre volte in qualche riunione del comitato per l'ordine e la sicurezza, perché lui va a guidare la polizia provinciale. Bene, nel 2014 mi invita alla sua fondazione, io per cortesia accetto, vedo che c'è anche questo Ferrara (cooperativa La Cascina ndr.), ma non so a che titolo. Odevaine mi chiede se mi interessa entrare in una commissione aggiudicatrice, io per cortesia dico “vediamo”, non altro».
Il giudice sostiene che avete concordato i «punti forti» del bando.
«Ma no, io ho semplicemente detto che in una gara poi si valutano i ”punti forti”, una frase di circostanza. Da allora non ho più visto nessuno, non ho chiesto un posto di lavoro per nessuno come invece si legge sui giornali. Ripeto: ditemi se c'è stato un solo atto irregolare, uno solo. Io ho dato tutto per questo lavoro, rispettando sempre la legge, non chiedendo mai un euro e ci mancherebbe altro. In Campidoglio durante le emergenze andavo a casa solo per fare la doccia, per i funerali di papa Giovanni Paolo II, lavorammo come matti e tutti concordano che fu un grande successo organizzativo. Ma oggi vengo ricordata per il fango di questo personaggio. Sono molto demoralizzata, non è facile».