TUTTO QUELLO CHE NESSUNO DIRà IN CAMPAGNA ELETTORALE - Molise Web giornale online molisano
ELENCO :: POLITICA
domenica, 07 gennaio 2018
Tutto quello che nessuno dirà in campagna elettorale
Si è ufficialmente entrati nel mercato delle promesse e tutti, nessuno escluso, fa le proprie per acquisire elettorato. In campagna elettorale pare sia lecito parlare di tutto, giocare al ribasso nel tentativo di arrivare al maggior numero di persone. Che sia giusto o meno, è la dura legge della sopravvivenza della poltrona. E le coincidenze in questo 2018 pongono le politiche e le regionali sulla medesima stregua, tanto che i viaggi di andata e ritorno da Roma sono sempre più frequenti.
Mentre i giochi sono in corso è interessante analizzare l'articolo di Francesco Cancellato, pubblicato sul sito Linkiesta lo scorso 6 gennaio, che propone un viaggio in ciò che nessuno dirà mai. Sette tappe tra rapporti di ricerca e nelle statistiche nazionali e continentali, che abitualmente - come è noto - non vengono riportate in prima pagina e che di solito non suscitano l'interesse collettivo. 
La prima tappa è sull'annosa questione della disoccupazione giovanile che ha raggiunto il suo massimo pari al 40%. Interessante però sapere che è un numero che non dipende dal ciclo economico ed è la società McKinsey ad aver stilato il rapporto. Cosa vuol dire? La disoccupazione giovanile in Italia ha natura strutturale e affonda le sue radici nello scarso dialogo tra sistema educativo e sistema economico. La soluzione proposta dalla Società di consulenza è "intraprendere un piano d’azione sia a livello nazionale sia mirato su territori, distretti o filiere specifiche, che intervenga su più ambiti: offerta formativa adeguata alla domanda, informazione diffusa e trasparente, rivalutazione delle scuole tecniche e professionali, stretta collaborazione tra scuola e lavoro (con giovani e insegnanti in azienda e datori di lavoro nelle scuole), servizi di orientamento per gli studenti, efficacia dei canali di collocamento dei giovani sul mercato. Si tratta di un programma ampio e strutturato, di durata pluriennale, organizzato in sei aree di intervento e composto da sedici iniziative specifiche". 
Seconda tappa: università. Sono 65mila le immatricolazioni universitarie in meno tra il 2000 e il 2015. Un trend che non trova corrispondenza in altri contesti, dove invece il sapere è la chiave di tutto. E la soluzione sarebbe solo l'abolizione delle tasse universitarie come proposto da Liberi e Uguali proprio ieri, 7 gennaio, da Pietro Grasso? 
La terza tappa è per i lavoratori impiegato in un settore non correlato ai propri studi. La percentuale è del 35 ed è una cifra altissima se si considera, invece, che buona parte di chi attualmente ricopre determinate posizioni non ha le qualifiche per farlo. Basti vedere, sia a livello nazionale e regionali, i tanti politici, dirigenti e via dicendo che di formazione adeguata non ne posseggono. Un esempio su tutti: il Ministro dell'Istruzione.
Quarta tappa. Il mondo della sottoutilizzazione del capitale umano femminile. L’ha calcolato Eurofound in un suo recente rapporto ed è pari a 88 miliardi di euro l’anno. Ed è il più alto in Europa, perché noi in Italia siamo quelli che il capitale umano femminile lo usiamo peggio di tutti. Perché lo consideriamo una riserva indiana, una quota da salvare, nel migliore dei casi, e non siamo ancora stati capaci di valorizzarlo al meglio nel nostro tessuto produttivo. Nè a livello di mansioni, né in relazione allo stipendio.
E si prosegue con la quinta tappa che analizza gli investimenti diretti esteri realizzati in Italia nel 2016. Sono 89 contro i 1063 della Germania, nel medesimo anno. E forse è proprio quello che ci manca, in Italia, per trattenere i nostri cervelli in fuga e per mettere a valore il meglio del capitale umano che abbiamo formato: un bell’afflusso di imprese estere che portino tecnologia, innovazione, domanda di saperi qualificati. Domanda: qualcuno ha qualche idea su come fare? Pare che un fisco migliore, una giustizia più veloce, una ricerca universitaria di base molto ben finanziata aiutino, e una burocrazia snella ed efficiente aiutino, in questo senso.
Non poteva mancare la tappa nella pubblica amministrazione, dove l'età media è di 48,1. Blocco del turnover che, magicamente, si sbloccano pochi mesi prima la campagna elettorale dove metterci gli amici degli amici, senza cambiare il modello organizzativo, o decidiamo di mettere nella pancia del burosauro un po’ di giovani e brillanti esperti delle tecnologie digitali?
E infine si giunge alla retribuzione. Siamo passati dal famoso libro di Alessandro Rimassa "Generazione 1000 euro" a "Generazione 1300 euro". Ebbene, è questo il reddito minimo garantito in Italia. Peccato che il medesimo importo è dato a un lavoratore che ha perso la propria occupazione in Francia, Germania, Belgio, Austria, Regno Unito, Irlanda, assieme alle politiche attive e di formazione per aiutarlo a trovarne uno nuovo. Sono tutti Paesi che hanno un welfare meno costoso del nostro e un debito pubblico più basso del nostro. Sono tutti Paesi in cui non ci sono lavoratori ipergarantiti e lavoratori senza alcuna tutela, senza buchi nello Stato sociale, in cui ciascuno è tutelato. Sono tutti Paesi che hanno rispettato la direttiva europea del 1992 che imponeva una misura universale di sostegno al reddito agli Stati membri. Gli unici assenti: Italia e Grecia.
Non sarebbe il caso di parlare di questo e proporre soluzioni reali e non illusorie da campagna elettorale? Non sarebbe il caso di costruire nel lungo periodo e non di cinque anni in cinque anni? Grande responsabilità grava su tutti noi italiani, molisani alle prossime elezioni. Pretenderemo realmente il cambiamento?
-lc-
 
 
 
 

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