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martedì, 26 dicembre 2017
Torella del Sannio, la minoranza si scaglia contro la quota fissa della mensa

Sparisce il criterio del reddito ISEE nella definizione della retta scolastica della scuola dell’infanzia di Torella del Sannio. Con la delibera n.81, del 13 dicembre scorso, la giunta comunale, presente al completo, ha cancellato le quattro fasce di reddito, che permettevano un pagamento rapportato alle proprie capacità economiche, ed ha approvato il costo fisso del pranzo che è stato individuato in 3,50 € per pasto. 

Un provvedimento che non va giù al gruppo “Torella nel Cuore” e a molti cittadini. Il Comune non può comportarsi come un’azienda privata, che stabilisce liberamente il prezzo del proprio servizio in esenzione dai principi di solidarietà e tutela che devono caratterizzare l’ente pubblico, ma deve tener conto della funzione sociale che ricopre, garantendo un servizio uguale per tutti i cittadini a dei costi rapportati alle possibilità di ognuno. Questo il duro giudizio dei consiglieri di minoranza, Enrico e Mauro Di Placido e Gianni Meffe, che restano perplessi anche sul contenuto dell’avviso inviato dal Sindaco, Antonio Lombardi, ai genitori degli alunni per informarli del cambiamento che avverrà dal 1 gennaio 2018 e che obbliga gli stessi, tra l’altro, ad acquistare una quantità minima di 20 buoni rimborsando anche 1 € per i costi di stampa. Leggere che “ogni mattina il buono-pasto dovrà essere staccato e consegnato, entro le ore 8:45, alle maestre, ai collaboratori scolastici o alle cuoche” ci fa venire in mente scene davvero poco piacevoli e mostrano una totale assenza di sensibilità da parte dell’amministrazione comunale. Il bambino la cui famiglia non potrà acquistare i buoni, o potrà farlo in ritardo, avrà uno spazio diverso nel quale sostare? Dove resteranno mentre i compagni usufruiscono del pranzo? Ma soprattutto perché continuare a gravare senza criteri logici e proporzionali sulle famiglie?. Perché – continuano i consiglieri di minoranza - chi prima pagava una retta mensile di 40€, con un costo pasto di due euro (ipotizzando 20 pasti mensili), adesso deve pagare una cifra quasi raddoppiata? Perché escludere il criterio dell’ISEE dalla definizione del pagamento? Non crediamo che a qualcuno sia gradito non presentare l’ISEE, poi se ci sbagliamo auspichiamo di ricevere notizie in tal senso. Quel che è certo è che delle 4 fasce di reddito individuate precedentemente e con la media di 20 pasti mensili solo la fascia di reddito più alta, con un ISEE da 11.500,01 €, è in linea con il costo attuale che dovranno sostenere tutti i genitori degli alunni.

Per questo motivo - affermano i componenti di torella nel Cuore- chiediamo di annullare la delibera di giunta e di deliberare, in una nuova, l’introduzione dei buoni pasto, che permette di pagare solo il servizio di cui si usufruisce, ma con un costo del buono rapportato alla fascia di reddito di appartenenza e con un’esenzione per le famiglie con maggiori difficoltà.  

Riteniamo che sia questo il comportamento logico per un ente che vuole davvero essere vicino ai cittadini e al territorio ma forse nel momento di approvazione della delibera n.81 è accaduto qualcosa, infatti la delibera – concludono i componenti del gruppo – contiene un altro aspetto controverso, che riguarda il costo del servizio scuolabus che a nostro avviso penalizza i cittadini di Torella in primis, ma non solo loro, e che approfondiremo nei prossimi giorni.

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