QUANDO IL MIGRANTE è OPPORTUNITà: L'ESPERIENZA DELL'ASSOCIAZIONE 'LIBERI DI ESSERE' - Molise Web giornale online molisano
venerdì, 03 novembre 2017
Quando il migrante è opportunità: l'esperienza dell'Associazione 'Liberi di Essere'

di Miriam Iacovantuono

L’esperienza di Concetta Fornaro, nel mondo dell’accoglienza parte quando la Prefettura le riconosce il ruolo di mediatrice culturale nel 2014, a lei che aveva già un’esperienza pregressa e strettamente legata all’Africa, allo Yemen e a questi Paesi da dove i giovani migranti, con i quali lei ha iniziato a instaurare i primi rapporti di interazione e integrazione, arrivano. Nella sua esperienza con queste persone è andata subito oltre i servizi ministeriali come l’insegnamento della lingua italiana o l’accompagnamento per le varie funzioni, “il mio lavoro di mediatrice culturale – ci racconta – era inteso in senso più ampio, perché io questi ragazzi li vedo come portatori di cultura, delle loro culture, con le quali mi ero approcciata come cooperazione italiana allo sviluppo dei Paesi terzi, e subito è venuta fuori la possibilità di avere uno scambio alla pari tra le nostre culture”.  Così Concetta vede il rapporto con questi migranti, uno scambio interculturale, un confronto reciproco tra noi e loro.

Da questo pensiero nasce, da parte dell’Associazione Liberi di Essere, di cui Concetta Fornaro ne è Vicepresidente nonché responsabile dell’Area Immigrazione di cui si occupa anche la psicologa Emanuela Galasso per quanto riguarda l’aspetto psicologico, l’idea di un progetto di acculturazione “alla cui base è fondamentale conoscere l’altro, conoscerne la cultura e poter loro trasferire alla pari la nostra. È importante riconoscere e valorizzare la loro identità e questo significa dare loro un momento di forza per affrontare le difficoltà”.

Il progetto

Il progetto nasce nell’aprile 2014 come progetto pilota quando Concetta decide, insieme ai responsabili del centro di accoglienza ‘Le Cupolette’ di Vinchiaturo, di presentare due proposte alla Prefettura, di cui una è stata portata avanti in collaborazione con il Comune di Oratino dove 16 ragazzi ospitati nel centro di accoglienza, aiutati da 7 ragazzi del luogo, si inserirono in una realtà diversa da quella del centro, entrando in una quotidianità che è quella dell’autogestione domestica e abitativa, dove per esempio alcuni di loro presero in custodia l’orto e gli animali di una coppia di anziani. Questo esperimento è terminato poi nel dicembre del 2014. “È stato però – ci racconta Concetta - uno scambio cordiale di vita quotidiana tra loro e la comunità di Oratino”.

Da questa sperimentazione parte il progetto ‘Nature Housing’ dell’Associazione ‘Liberi di Essere – area immigrazione’ che non voleva essere altro che un ritrovare una dimensione abitativa naturale e spontanea. Un progetto riconosciuto dalla Regione e dalla Prefettura.

Cosa prevede il progetto

Azione sui centri come valore immobiliare – il progetto avrebbe aiutato i comuni a recuperare degli immobili che molte amministrazioni si sono trovate a espropriare e mettere in sicurezza, ma che non possono restaurare perché non ce la fanno. Il progetto avrebbe messo a disposizione delle risorse, che erano questi

Concetta Fornaro

ragazzi migranti, comunque attenti ad un’architettura tradizionale, pronti ad imparare da maestranze locali che potevano essere titolari di imprese del luogo. “Quello sul patrimonio storico, architettonico e abitativo – ci spiega Concetta mentre ci racconta dell’idea della sua associazione – diventava un progetto che si sarebbe sviluppato su sé stesso, perché questi ragazzi avrebbero dovuto ristrutturare queste case dove sarebbero entrati e nel frattempo avrebbero acquisito delle conoscenze, si sarebbero occupati della manutenzione e avrebbero potuto attivarsi per un sistema di accoglienza e ricettività che andava oltre l’accoglienza migranti”. Inoltre il progetto prevedeva che ogni gruppo avrebbe potuto interagire anche nell’ambito del turismo in merito alle proprie competenze che per ognuno vengono fuori nel momento della profilazione.

Patrimonio agricolo della conoscenza – per questa fase ci sarebbe stato da parte dei giovani migranti un aiuto nella gestione degli orti domestici, ma soprattutto si sarebbero recuperati terreni abbandonati e ci sarebbe stata la possibilità di interagire con un sistema idrogeologico che sta creando dei problemi all’intero territorio molisano. “In questo caso – continua la vicepresidente dell’associazione – non avremmo avuto problemi di risorse e di saperi, avremmo favorito la nascita di una specificità in agricoltura, per esempio nell’ambito delle spezie che per noi poteva essere un insegnamento riscoprendo delle cose che sono andate un po’ perdute”.

Arti e mestieri – questa è l’unica fase operativa del progetto, perché l’unica che poteva partire. Si è partiti presso i centri di accoglienza facendo dei laboratori con gli ospiti che però in quel luogo vedevano le attività sempre come delle lezioni ricevute perché dovute e così ci si è spostati in una sede operativa che è stata individuata presso Cantine Herero, di cui Concetta è socia e si occupa di amministrazione, dove esiste uno spazio laboratoriale, che è stato denominato Officina CreAttiva, che è stato messo a disposizione per le attività con i migranti. Attività basate su un’economia circolare con materiali di scarto aziendale. “Lo scorso anno, tra ottobre 2016 e febbraio 2017, abbiamo portato avanti attività con 11 ragazzi – continua Concetta nel suo racconto -. Si tratta di laboratori di sartoria artistica, di tessitura, di riciclo artistico che ci hanno permesso di riattivare personalità locali che non credevano nelle loro capacità artigianali, ma che sono diventati maestri per questi ragazzi”. Da questi laboratori sono venute fuori le capacità di questi giovani, le loro sensazioni e le loro espressioni. Un’integrazione che è continuata più di recente, ad agosto con l’iniziativa ‘Mettiamoci in gioco’, un campus con i bambini, dove le mamme hanno accompagnato i loro figli e hanno riscontrato la presenza dello straniero che insegnava la lingua ai loro bimbi, i quali hanno imparato tanto, dagli origami, alla tessitura, ai giochi.

E in futuro?

Quello che ora l’associazione pensa di fare è avviare i ragazzi a ‘Fare autoimprenditorialità’, quindi guidarli in attività imprenditoriali, intanto si pensa al altre fasi da inserire in questo progetto come per esempio le ‘Settimane educative’ presso delle aziende agricole. “Qualcuno si è messo in gioco con noi – ci racconta ancora Concetta – facendo fare queste giornate educative, anche con i loro bambini, diventando un’accoglienza alla pari, però tutto questo, per essere nella legittimità, dobbiamo ancora strutturarlo dal punto di vista giuridico”. In questo progetto, che Concetta ci ha raccontato anche con un po’ di orgoglio, c’è l’idea di un grande parco, una serie di seminari sulle religioni, analizzare i loro patrimoni, le loro sapienze e riportarli nella nostra storia. Inoltre c’è in cantiere anche un progetto FAMI, di cui l'associazione 'Liberi di Essere' insieme ad altre associazioni locali è partener di Unimol, che ha candidato un progetto che avrà come protagoniste le donne migranti e che prevede una nuova idea di accoglienza per le donne.

Un'idea di accoglienza dove il migrante non viene ‘parcheggiato’, ma inserito in una realtà dove la comunità può offrirgli qualcosa e dove lui stesso può ricambiare con la sua cultura, con il suo sapere e il suo saper fare.

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