LA SANITà MOLISANA AL TEMPO DI FRATTURA E DEL PD: QUANDO CURARSI EQUIVALE A DOVER FUGGIRE - Molise Web giornale online molisano
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venerdì, 16 giugno 2017
La sanità molisana al tempo di Frattura e del PD: quando curarsi equivale a dover fuggire

Ieri il Governo ha incassato la fiducia alla cosiddetta “manovrina” e il Piano Sanitario della Regione Molise è diventato di fatto legge dello Stato. Una sconfitta storica per l’intera regione e per la sua classe politica, dimostratasi incapace di confrontarsi con i cittadini e di decidere con loro il futuro di un settore fondamentale che occupa da solo il 70% del bilancio regionale ma che riguarda la vita di tutti. Il dato peggiore è che ieri il Molise ha perso per sempre la sua autonomia decisionale e la sua identità di regione.

Proprio nel mentre apprendevamo con un misto di rabbia e sconforto la notizia dell’approvazione da parte del Senato dell’art. 34 bis all’interno del provvedimento di bilancio, è arrivata alla nostra redazione l’ennesima nota di protesta riguardante proprio il tema della sanità. Abbiamo deciso di pubblicarla perché l’autore è un giovane molisano e perché è un appello chiaro, semplice, diretto a lui stesso e tutti i molisani: a coloro che hanno scelto di restare indifferenti e a chi, nonostante tutto, lotta nel suo piccolo per restituire dignità al suo territorio. L’appello è preceduto da una breve cronistoria dell’iter che ha portato all’approvazione del Piano Operativo di riorganizzazione della sanità regionale.

 

Con l’avvento del Governo Monti e dei successivi governi di centrosinistra a guida PD, è iniziata una forte riorganizzazione della sanità nazionale, riorganizzazione che ha avuto una spinta decisiva con il “Decreto Balduzzi”, provvedimento che prende il nome dall’ex Ministro della Salute Renato Balduzzi.

Elementi cruciali su cui è stata impostata la discussa norma sono rispettivamente la riorganizzazione dei reparti ospedalieri e dei “posti letto” e la necessità di superare l’atavico problema della carenza di personale medico e paramedico negli ospedali.

A seguito della suddetta riorganizzazione, i nosocomi sono stati distinti in tre categorie:

nosocomi ospedalieri di base (bacino di utenza 80.000 – 150.000 abitanti), dotati di Pronto Soccorso e delle seguenti specialità: Medicina interna, Chirurgia generale, Ortopedia, Anestesia e servizi di supporto in rete di guardia attiva e/o in regime di pronta disponibilità sulle 24 ore di Radiologia, Laboratorio, Emoteca. Devono essere dotati, inoltre, di letti di “Osservazione Breve Intensiva”.

nosocomi ospedalieri di I livello (bacino di utenza 150.000 - 300.000 abitanti), dotati delle seguenti specialità oltre a quelle presenti nei presidi di base: Ostetricia e Ginecologia (se prevista per numero di parti/anno), Pediatria, Cardiologia con Unità di Terapia Intensiva Cardiologica, Neurologia, Psichiatria, Oncologia, Oculistica, Otorinolaringoiatria, Urologia.

 

nosocomi ospedalieri di II livello (bacino di utenza 600.000 - 1.200.000 abitanti), dotati di DEA di secondo livello e di strutture che attengono anche alle discipline più complesse.

 

In virtù del provvedimento adottato dal governo centrale, anche grazie alla tacita complicità manifestata dall’attuale governo regionale, in Molise c’è stato un progressivo ridimensionamento delle strutture ospedaliere, mentre al contrario i posti letto in favore della sanità privata hanno visto un incremento senza precedenti. Oggi il Molise è la regione in Italia che detiene la più alta percentuale di posti letto privati (accreditati con fondi della collettività) in rapporto a quelli pubblici ( il 38,62% dei posti letto è per i privati e il restante 62,38% alla parte pubblica).

 

All’ospedale Cardarelli di Campobasso sono stati soppressi i reparti di neurochirurgia, oncologia ed emodinamica; al San Timoteo di Termoli sono state chiuse le unità operative complesse di urologia, otorinolaringoiatria e soppresso il servizio di angioplastica. Gli ospedali di Venafro e Larino sono stati riconvertiti nelle cosiddette “Case della Salute”, un termine tecnico dietro cui si cela il nulla. Stesso crudele destino attende l’ospedale di Agnone. All’ospedale Veneziale di Isernia è a serio rischio il “punto nascite” se non si dovessero raggiungere i 500 parti entro la fine dell’anno.

 

Il diritto alla salute in Molise di fatto è venuto meno e le conseguenze nefaste dei tagli indiscriminati alla sanità pubblica iniziano a farsi sentire con frequenza e si traducono in decessi che fino a pochi anni fa potevano essere evitati.

In Molise la possibilità di ricorrere con facilità alle cure mediche è già oggi un privilegio di pochi, di coloro cioè che possono permettersi in tutta tranquillità di varcare le soglie di ingresso delle strutture private in Molise e fuori regione. Per tutti gli altri cittadini non esiste più la certezza di un diritto costituzionalmente garantito. Come è stato possibile che tutto ciò sia potuto accadere sotto i nostri occhi? perché abbiamo accettato passivamente il compimento di una simile barbarie sulla nostra pelle e sulla pelle dei nostri cari? Sono questi gli interrogativi che pongo prima di tutto a me stesso e a tutti i molisani che si ostinano a credere che restare qui abbia ancora un senso, nonostante tutto.

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